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Inchiesta Gori, consulenze nel mirino

04 Giugno 2016 Author :  

C’è anche l’elenco delle consulenze di Gori nel mirino della Guardia di finanza. - come riporta il quotidiano La Repubblica - L’inchiesta sull’acqua campana del sostituto procuratore della Corte dei conti Ferruccio Capalbo fa le pulci alle spese di funzionamento della società idrica che gestisce il servizio in 76 Comuni sarnesi-vesuviani. Spese per trasferte, telefoni e soprattutto incarichi affidati a personale esterno. Ai raggi X le varie voci di bilancio nel corso degli ultimi anni. È tutto contenuto nell’informativa del Nucleo di polizia tributaria. Il nodo delle assunzioni è sempre stato al centro delle polemiche.

Troppi dipendenti in Gori, spesso segnalati come “parenti” di amministratori dei Comuni soci dell’acquedotto. E troppi lavoratori sugli impianti idrici che sono ancora a carico del bilancio della Regione Campania e che invece dovevano essere trasferiti al gestore Gori. È il nodo centrale dell’inchiesta contabile che ipotizza un danno di 500 milioni di euro per le manutenzioni. Ma proprio per gli esuberi di 600-700 unità di personale sugli impianti regionali, Gori non ha mai voluto prendere in carico quelle pompe di sollevamento e quei sistemi di adduzione dell’acqua.

Perché l’azienda di Ercolano aveva già il peso del suo personale da sostenere.

Come riporta il quotidiano La Repubblica - Per questo i finanzieri stanno cercando di capire se era necessario affidare consulenze all’esterno. Pensare che per 5 anni Gori ha pagato un incarico di circa 60 mila euro annui al suo ex direttore del personale: manager romano di Acea, l’azienda del Comune di Roma partecipata di un noto imprenditore, che è socia di Gori, è andato in pensione nel 2009 ma ha continuato a lavorare per Gori come consulente esterno fino agli inizi del 2015. Dallo screening dei finanzieri emerge un altro dato che rafforza l’impianto accusatorio: l’effetto prodotto sugli utenti dai rincari delle tariffe legati alle manutenzioni degli impianti.

Quasi raddoppiate le morosità: dal 25 al 45 per cento. E il periodo in cui sono in corso gli accertamenti è quello tra il 2005 e il 2013. Perché esattamente a metà di questi 8 anni, nel 2009, sono stati autorizzati i primi incrementi tariffari, quelli che servivano a migliorare la rete idrica. Il risultato, come viene fuori dall’inchiesta, è che gli investimenti sono rimasti sulla carta. Tant’è che le perdite idriche sono addirittura aumentate, dal 52 al 58 per cento; mentre le tariffe sono schizzate al 49 per cento di aumento del 2011-2015. E con le bollette sono appunto lievitati i morosi. 

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