Un traffico di farmaci antitumorali rubati in Italia e reimmessi sul mercato estero è stato disarticolato: 18 le misure cautelari emesse dal Gip di Bologna, di cui 16 in carcere (14 eseguite, ma due persone restano latitanti), una ai domiciliari e un obbligo di firma. Sono state poi effettuate otto perquisizioni in sette farmacie e un magazzino adibito a deposito dei farmaci rubati, tutte nel Nord Italia. E' questo dunque il bilancio di un’operazione condotta dai carabinieri di Ferrara in Campania, Piemonte, Lombardia e Liguria. L’operazione conclude un’indagine avviata nel 2014 che ha permesso di documentare l’esistenza di una associazione a delinquere specializzata nel furto di medicinali (in gran parte selezionati tra quelli a costo elevato e destinati al trattamento di patologie oncologiche e croniche) presso diverse farmacie ospedaliere di nosocomi del centro e nord Italia. Nel solo 2014 erano stati 13 i furti con scasso in farmacie ospedaliere, ogni volta con bottini da decine, quando non addirittura centinaia di migliaia di euro (il record il 9 febbraio, quando in due colpi nel Padovano riuscirono a rubare circa 410mila euro di farmaci). Nel complesso, la refurtiva accumulata dalla "banda" raggiunge il valore di 2 milioni e 700mila euro. Misure speciali sono state prese dopo i colpi di due anni fa per aumentare la sicurezza delle farmacie ospedaliere, avviate anche e soprattutto per garantire la sicurezza dei pazienti, che potrebbero correre rischi non indifferenti in caso di assunzone dei farmaci rubati. Questi infatti non possono più assicurare le condizioni di conservazione, i monitoraggi e le accortezze con cui vengono mantenuti in ospedale, diventando inefficaci nel migliore dei casi, nocivi nel peggiore, come avverte la Società italiana di farmacia ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle Aziende sanitarie.
COINVOLTI DUE SCAFATESI E UN CAVESE - Coinvolti il cavese Eduardo Lambiase, considerato il “manager” della struttura, trait d’union tra ladri specializzati e professionisti del settore farmaceutico, e gli scafatesi Settimio e Antonio Caprini, padre e figlio, titolari di licenza di esportazione. Il valore commerciale dei farmaci e dei beni recuperati è prossimo, per difetto, ai 2,7 milioni. È contestato anche il commercio di medicinali guasti, perché ad esempio gli antitumorali necessitavano di particolare attenzioni nella conservazione. L’indagine dei militari, coordinata dal pm Enrico Cieri, è partita da due colpi denunciati a marzo 2014 nella farmacia ospedaliera di Cento e a Lagosanto, nel Ferrarese, e ha permesso prima di identificarne gli autori e poi di scoprire un’organizzazione strutturata e ramificata, con un vertice in Campania. C’era una “batteria” che si occupava dei furti dei farmaci, guidata Vincenzo ePasquale Alfano, e composta da Ciro Chiavarone, Mario Omaggio, Franco Naddeo, Marco Reina, Salvatore Prospero oltre che da altri indagati, non colpiti dall’ordinanza, che partecipavano saltuariamente alle azioni. Il supporto logistico al gruppo nel nord Italia arrivava da Giacomo La Vela, che trovava e sceglieva gli obiettivi con sopralluoghi e ricognizioni funzionali. Salvatore De Simone, invece, sarebbe stato il corriere dei medicinali sull’asse Napoli-Genova, oltre che il fornitore delle strutture per lo stoccaggio. Il cavese Lambiase, dopo aver scelto la tipologia di farmaci da rubare e dopo aver creato società all’estero, curava i rapporti con i Caprini, che sulla carta acquistavano dalle società di Lambiase, in particolare dell’Europa dell’est, i medicinali, per poi materialmente inviarli ancora all’estero, in particolare nell’Europa del nord. I farmaci rubati in Italia erano così “ripuliti” e avevano una nuova legittimazione per essere messi sul mercato. Questa tecnica era messa in atto per i medicinali di tipo H, come gli antitumorali, dispensabili in Italia solo negli ospedali. C’era poi un versante del gruppo che gestiva le medicine di categoria A (farmaci essenziali e per le malattie croniche il cui costo è a carico dello Stato) e C (a totale carico del cittadino): secondo l’accusa se ne occupavaErnesto Pensilino, una sorta di “broker”, a sua volta in contatto con i ladri e con un informatore farmaceutico in pensione di Genova, Lucio Giorgio Grasselli.
IL PRECEDENTE - Nel primo semestre del 2014 in Italia si è registrato un incremento significativo dei furti di medicinali nelle farmacie degli ospedali, i motivi sono molteplici (i farmaci sono beni primari; la loro domanda è in continuo aumento il loro valore commerciale è generalmente alto; non tutti i farmaci sono accessibili gratuitamente; il volume ridotto e il peso leggero li rendono facilmente occultabili e trasportabili). La situazione risulta riepilogata in maniera essenziale in alcuni stralci dell’articolo pubblicato il 21/01/2015 da Transcrime1, e ribattuto dalla stampa internazionale, dal titolo “Furti farmaci in ospedale: 90 reati in 17 mesi, 'affare' da 22 milioni di euro in 2 anni”.
SISTEMA DEI FARMACI IN ITALIA - La presente indagine ha permesso di delineare la struttura di una associazione per delinquere finalizzata al furto ed alla ricettazione di farmaci asportati dalle farmacie ospedaliere. Gran parte dei farmaci sono di categoria H (che comprende i farmaci che, per caratteristiche farmacologiche, per modalità di somministrazione, per innovatività o per altri motivi di salute pubblica sono dispensabili negli ospedali) e in minima parte di categoria A (farmaci essenziali e per le malattie croniche il cui costo è a carico dello Stato) e C (la spesa per tali farmaci è a totale carico del cittadino). In merito alla catena di distruzione dei farmaci nel nostro Paese, due sono i principali attori: i depositari ed i grossisti. Questi soggetti devono essere autorizzati ai sensi del D.lgs 219/2006 (artt. 99 - 112) e successive modificazioni. Nessuno degli indagati risulta titolare delle autorizzazioni citate.
ORIGINE DELL’INDAGINE - Nel mese di marzo del 2014 presso due nosocomi della provincia di Ferrara sono stati perpetrati furti all’interno delle rispettive farmacie ospedaliere. Le indagini dei Carabinieri di Ferrara hanno permesso di identificare i primi tre autori. Proseguendo negli accertamenti, è risultato chiaro e inequivocabile che i tre altro non erano che un piccolo gruppo di criminali specializzati in furti ed inseriti all’interno di una batteria più numerosa, facente a sua volta parte di una vera e propria organizzazione a delinquere (caratterizzata da una struttura verticistica) con figure e compiti ben delineati, dotata di ampia disponibilità di mezzi per gli spostamenti e di immobili per lo stoccaggio dei medicinali rubati.
FUNZIONAMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE CRIMINALE - L’attività criminosa dell’organizzazione non si limitava al furto ed allo stoccaggio dei farmaci, essa era nata con il preciso compito di gestire anche la reimmissione dei farmaci rubati, tendenzialmente di fascia H, sul mercato europeo. Giova sottolineare che l’Italia è presa particolarmente di mira sotto il profilo dei reati predatori in questo campo perché vige una politica del farmaco di tipo sociale\assistenziale che non trova riscontro in altri Paesi dell’UE. I farmaci di categoria H sono praticamente totalmente a carico del Sistema Sanitario Nazionale, quindi utilizzabili solo dagli ospedali, che li somministrano gratuitamente ai malati di patologie tumorali (ad esempio) laddove, negli altri Paesi europei, tali farmaci possono essere venduti anche dalle farmacie vigendo un regime di libero commercio. Non esistendo quindi mercato in Italia, il gruppo criminale si era rivolto al mercato europeo. Per fare ciò era stata costituita una articolata organizzazione di aziende in Europa dell’Est. Tali società triangolavano i farmaci ed i relativi pagamenti con l’Italia ed i Paese terzi allo scopo di consentire agli esportatori italiani di giustificare il legittimo possesso dei prodotti, in realtà provento dei vari furti.
STRUTTURA DELL’URGANIZAZIONE - Dai primi tre soggetti individuati (Alfano Pasquale, Chiavarone Ciro ed una terza persona al momento solo indagata e non colpita da ordinanza), le attività investigative hanno portato alla individuazione dell’intera batteria (composta da Omaggio Mario, Naddeo Franco, Reina Marco, Prospero salvatore, Alfano Vincenzo). Saltuariamente, a questa batteria partecipavano anche terze persone fidate. La Vela Giacomo forniva supporto logistico agli Alfano per tutte le attività illecite nel nord Italia, individuava e selezionava gli obiettivi effettuando, laddove necessario, i sopralluoghi e le ricognizioni funzionali alla organizzazione dei furti. De Simone Salvatore, uomo degli Alfano, era il corriere dei medicinali sull’asse Napoli\Genova, nonché fornitore delle strutture per lo stoccaggio dei medicinali. Centro motore, manager e promotore dell’associazione intera è risultato essere invece Lambiase Eduardo, pregiudicato di Cava de’ Tirreni (SA). Entra nell’indagine quasi da subito e si rivela nell’immediatezza quale artefice dell’intera struttura associativa facendo da trait d’union tra figure delinquenziali e professionisti del settore farmaceutico. Sostanzialmente dopo aver individuato quale tipologia di farmaci sia più redditizia, e dopo aver creato le società all’estero sopra richiamate, si associava da un lato con la batteria di ladri capeggiata dagli Alfano (padre e figlio) e, dall’altro, con Caprini Settimio e Caprini Antonio (padre e figlio anche in questo caso) che sono risultati essere titolari di licenza di esportazione e che, in tale ottica, acquistavano “sulla carta” dalle società estere (Est Europa) di Lambiase i medicinali per poi “materialmente” inviare all’estero (Nord Europa) i farmaci “rubati nelle farmacie ospedaliere italiane, ma che avevano quindi ora una nuova legittimazione”. All’associazione ha partecipato anche Pensilino Ernesto, che si occupava della ricettazione e della reimmissione sul mercato dei farmaci, sempre rubati dagli Alfano, ma non di quelli di categoria H bensì di quelli di categoria A e C, cioè vendibili in farmacia. Pensilino, che ha gestito il business quale un broker, a sua volta ha messo in contatto la batteria di ladri con un informatore farmaceutico in pensione di Genova (Grasselli Lucio Giorgio), che acquistava dagli Alfano i medicinali per poi a sua volta ricettarli ad altra persona nn oggetto di OCCC (anch’egli ex informatore farmaceutico, destinatario di misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria di Brescia) ed a Tubito Emanuele (anch’egli ex informatore farmaceutico, destinatario di misura degli arresti domiciliari in Torino). Grasselli, Franceschetti e Tubito rifornivano farmacie compiacenti nelle province di Genova, Torino, Cuneo e Brescia. In tale ottica, sette farmacie ed un garage in quelle province sono attualmente oggetto di perquisizione. Un uomo, ancora ricercato infine, pluripregiudicato, entra a pieno titolo nell’indagine e di conseguenza nell’associazione perché ha fatto da tramite fra il gruppo degli Alfano ed il clan “Licciardi” di Secondigliano di Napoli.
DATI
Al momento sono stati scoperti e contestati 13 furti in farmacie ospedaliere, 7 furti di natura diversa (per esempio di medicinali per animali ovvero di una cassaforte all’interno della ASL di Bologna, via Toscana). Sono stati eseguite in atto 14 OCCC, 1 ordinanza di sottoposizione agli arresti domiciliari, 1 ordinanza di sottoposizione all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, 8 perquisizioni.

