Nocera Inferiore. Paralizzato in casa a Monte Vescovado, la denuncia: “Ho chiesto un diritto e non un aiuto”
Non si arrende la sig.ra Tina Mancuso, sorella di Gaetano, 56enne di Nocera Inferiore vittima quest’ultimo di una situazione davvero particolare e grave a cui quotidianamente deve far fronte, dopo essere stato colpito da un ictus ischemico che gli ha provocato seri problemi di emiplegia al lato sinistro. Un soggetto, quindi, rimasto disabile che ha difficoltà a muoversi anche con la sedia a rotelle date le condizioni precarie in cui si trova a vivere, proprio lì, in quei tanto discussi prefabbricati pesanti di Monte Vescovado, perennemente al centro delle cronache giornaliere della città capofila dell’agro, per le situazioni di difficoltà in cui si trovano diverse persone. Gaetano vive in una delle palazzine di Via S.Prisco, in condizioni davvero disagiate. “Mio fratello ha metà corpo paralizzato. Ha difficoltà a muoversi. E’ costretto a stare in cucina, anche per rispondere ai propri bisogni fisiologici”, queste le parole della signora Mancuso, riferendosi alle condizioni critiche del fratello che ha difficoltà a spostarsi in casa, compresa la possibilità di andare in bagno. Nonostante i vari reclami e richieste rivolte ai servizi sociali comunali nei mesi scorsi, la signora afferma di non avere avuto risposte seppur, da un articolo giornalistico apparso questa mattina su una testata e appreso dalla stessa Mancuso, si evince la decisione da parte dell’Ente di aver preso provvedimenti per il fratello. Un riscontro non pervenuto alla signora tanto da spingerla a redigere una nuova sollecitazione scritta, pronta per essere protocollata, in cui viene nuovamente richiesto l’intervento di emergenza socio sanitario con l’immediato trasferimento di Gaetano presso una struttura residenziale adeguata all’assistenza h24 per il 56enne. “Ho chiesto un diritto e non un aiuto. Bisogna scindere le due cose. Ora stanno passando per coloro che aiutano le persone. Stanno dando un diritto ad un malato che gli è stata tolta la dignità. C’è differenza. Mio fratello è un malato che non può entrare in bagno o non si può lavare, ma è costretto a restare in cucina, violando anche la sua privacy. I meriti non se li devono prendere dicendo “abbiamo dato l’aiuto a suo fratello”. Questo è un diritto di ogni cittadino. L’Asl mi ha detto che è un problema sociale, pertanto è il comune a dover prendere provvedimenti. Il giornale riporta questa mattina che “presto sarà mandato in una struttura a Siano”, ma presto quando? Io non ho avuto nessuna comunicazione, avrei dovuto ricevere una telefonata, nessuno dei servizi sociali ha bussato alla porta di casa mia, nessuno!” queste le parole di indignazione della signora Mancuso che polemizza sull’atteggiamento dell’Assessorato, a suo dire, votato maggiormente ad un’appropriazione di meriti che di emergenza, per un diritto dovuto nel rispetto della dignità di un cittadino.


