Lo scenario delle opere incompiute in Campania e' vasto, un elenco lungo in cui molte delle voci vantano 'anzianita'' decennali. E di sicuro il centro storico di Napoli occupa un posto di rilievo in quella classifica. no scrigno di 17 chilometri quadrati, che tra vicoli, piazze, palazzi, chiese e monumenti racchiude in se' tre millenni di storia. Nel 1995 l'Unesco lo ha inserito nella World heritage list, considerandolo bene protetto e patrimonio dell'umanita'. Occorre pero' distinguere la zona interessata dal Grande progetto, finanziato dall'Ue con circa 100 milioni di fondi Por-Fesr Campania 2007-2013 (poi riprogrammati per il periodo 2014-2021), da tutto cio' che e' rimasto fuori e che ricade comunque nell'area. Il Grande progetto ha come obiettivo la tutela, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, con un'attenzione particolare al capitale sociale, ovvero i residenti e le attivita' che ne sono parte integrante. Le informazioni fornite dal Comune dicono che, dei 27 interventi previsti, 7 sono conclusi: l'Insula del Duomo, il complesso di S. Maria della Colonna, il complesso di S. Maria Maggiore con l'annessa cappella del Pontano, la cappella Pignatelli, la chiesa del Monte dei poveri e il complesso di San Pietro Martire. Altri 10 cantieri sono stati avviati, ovvero il complesso dei Girolamini, quello di San Paolo Maggiore, Castel capuano, la chiesa dei Santi Cosma e Damiano (qui i lavori sono terminati, si sta procedendo alle convenzioni per la gestione del bene), la chiesa di San Pietro a Maiella, il complesso dei Santi Severino e Sossio, quello dell'Annunziata-Ascalesi e gli spazi urbani dei lotti 1,2 e 3 (tre distinti interventi sulla 'maglia cardodecumanica', con opere di restauro e rigenerazione anche delle pavimentazioni, dei sottoservizi, dell'illuminazione e dell'arredo urbano).
Tra i cantieri di prossima apertura ci sono il recupero della Murazione aragonese (che include anche la passeggiata), l'area archeologica dell'Insula del Duomo, il Tempio della Scorziata, il Teatro antico di Neapolis, il complesso di San Gregorio Armeno con l'ex asilo Filangieri e una serie di chiese raggruppate in unico lotto. Sul complesso dell'Ospedale degli Incurabili, dopo il crollo avvenuto a marzo del 2019 che interesso' la chiesa di Santa Maria del Popolo degli Incurabili e parte della storica Farmacia, e' stato presentato un progetto finanziato con 100 milioni dalla Regione, che dovrebbe concludersi entro il 2023. A fronte dei lavori gia' ultimati o in corso, pero', finora e' stato rendicontato solo il 15% delle risorse previste dal Grande progetto. Un dato che il vicesindaco e assessore all'Urbanistica del Comune, Carmine Piscopo, spiega cosi' all'AGI: "la rendicontazione dei fondi impiegati avviene dopo il collaudo e i controlli. Ci sono opere di fatto concluse, a cui mancano solo questi passaggi, quindi la percentuale e' destinata a crescere". Occorrera' comunque una corsa contro il tempo per evitare che, con la nuova programmazione alle porte, si possa perdere una parte di fondi. "Abbiamo tempo fino al 2023 per rendicontare - sottolinea Piscopo - sono ottimista nella misura in cui la Commissione europea segue con costanza e grande interesse il progetto ed e' consapevole della complessita' delle opere. Non stiamo intervenendo su edifici di cemento, ma su pezzi di storia che spesso nascondono dei tesori da gestire con cura. Va precisato che questa amministrazione ha cominciato a occuparsi del Grande progetto nel 2013 e da allora e' stato compiuto un lavoro importante, tenendo conto anche dei tempi delle grandi opere in Italia e di quelli dettati dalle norme e dai controlli, che sono necessari quando si tratta di fondi pubblici".
Allargando l'orizzonte a tutto cio' che e' fuori dal Grande progetto, il quadro e' meno incoraggiante. Dopo 26 anni dal riconoscimento dell'Unesco resta ancora molto da fare sul fronte della manutenzione, del restauro e della valorizzazione di tanti edifici che raccontano la storia e la cultura di Napoli. Un esempio su tutti e' il Real albergo dei poveri, o Palazzo Fuga, che ha registrato diversi crolli nel corso del secolo scorso, tra cui quello legato al terremoto del 1980. Il lavoro di restauro e' cominciato nel 1999, ma non e' stato ancora concluso. Dal 1995 a oggi, il dossier centro storico e' stato sul tavolo di diverse amministrazioni. "In questo periodo - fa notare all'AGI Antonio Pariante, presidente del comitato di Santa Maria di Portosalvo, impegnato da tempo sulla tutela del patrimonio culturale di Napoli e in particolare sul centro storico - ci sono stati tre sindaci, Bassolino, Iervolino e de Magistris, che hanno avuto tutti a disposizione due mandati per adempiere alle sollecitazioni giunte dall'Unesco. Sommando tutte le risorse stanziate in questi anni, si superano i 500 milioni, ma lo stato di abbandono del centro storico e' sotto gli occhi di tutti. Ad Avellino, l'esempio scelto dall'AGI non racconta una storia migliore. Non sono bastati infatti 14 anni per completare i lavori e 20 milioni di fondi europei, approssimativa stima, per il tunnel concepito nel 2004 che avrebbe dovuto collegare due zone opposte della citta', consentendo di alleggerire il traffico del centro. Due anni dopo, il tracciato viene ridotto, dimezzato, e parte il cantiere, che dal 2006 a oggi non e' mai stato chiuso. Numeri enormi contro la dimensione del tunnel che attraversa la piazza principale, piazza della Liberta' e collega via Luigi Amabile a via San Lorenzo, con 490 metri di lunghezza e poco piu' di 11 di larghezza.
Una storia infinita, per la quale il tribunale di Avellino, con una sentenza di alcuni mesi fa, ha disposto il risarcimento dei danni subiti dai commercianti che avevano un'attivita' in via Due Principati, piazza Liberta' e piazza Garibaldi, e furono costretti a chiudere gli esercizi, con la promessa di rialzare le saracinesche dopo 9 mesi, al massimo un anno. Un parto complicato invece, con decine e decine di varianti, che ne hanno modificato il progetto iniziale. Negli anni e' infatti venuto a mancare anche il collegamento con un parcheggio interrato, proprio sotto piazza della Liberta', cui il sottopasso avrebbe fatto da rampa di ingresso. Project Financing approvato, gara d'appalto aggiudicata, ma il cambio di amministrazione comunale nel 2015 porta l'annullamento del progetto, con il pagamento da parte del Comune di Avellino di una penale di 500mila euro all'impresa, la Napoletana Parcheggi, che si era aggiudicata i lavori di realizzazione e la successiva gestione del parcheggio. I problemi gia' trovati a inizio cantiere, accompagnano tutta la storia del sottopasso. Ci sarebbero falle progettuali che ne avrebbero determinato i continui intoppi e anche una carenza negli studi iniziali. Non c'era infatti una mappa dei sottoservizi e gli scavi furono avviati senza conoscere esattamente cosa si sarebbe trovato nel sottosuolo, al punto che nell'incrocio tra piazza della Liberta' e via Due Principati si e' trovata una strettoia insormontabile che ha determinato la scomparsa del marciapiede interno e addirittura la possibilita' che il tunnel, una volta aperto al traffico, dovra' essere a senso unico, addirittura con il limite di 40 chilometri orari di percorrenza. Di sicuro sara' interdetto ai mezzi di una certa stazza. L'ultimo cartello affisso all'ingresso del cantiere indica la fine dei lavori per il 22 febbraio scorso. Ma i lavori sono ancora di la' dal concludersi, al punto che il 16 febbraio scorso l'amministrazione comunale ha nominato un nuovo responsabile unico del procedimento. L'ultimo intoppo riguarda una scala di sicurezza, la cui copertura non viene autorizzata. Ci sono anche prescrizioni di sicurezza dettate dai vigili del fuoco che non sono state ancora completate. Eppure la galleria di fatto e' completa, con il manto di asfalto, la segnaletica e l'impianto di illuminazione. Per 490 metri, manca ancora l'ultimo miglio di burocrazia.
A Salerno, infine, uno scheletro in cemento e' quel che si vede oggi la' dove era stata avviata la costruzione, mai completata, del palazzetto dello sport di Salerno, una storia lunga sedici anni. E' il 2005 quando viene affidato l'appalto dell'opera da parte del Comune. Quattro anni dopo, c'e' la revoca. Nel 2016, viene presentato un progetto della Cittadella dello Sport che prevede la realizzazione di una struttura su tre piani, con un palazzetto in grado di ospitare 4mila posti. Si arriva, cosi', al settembre dello scorso anno. Il 'governatore' della Campania, Vincenzo De Luca, illustra alla stampa quello che sara' il nuovo palasport della citta' e, soprattutto, la fonte dei finanziamenti, otto milioni e mezzo di euro provenienti dalla "rimodulazione delle economie rinvenienti dal Programma 'Summer Universiade Napoli 2019'", come si legge in una delibera di Giunta comunale di Salerno del 9 settembre dello scorso anno. Due giorni prima, De Luca spiego' che il palazzetto dello sport di Salerno "era l'unica delle grandi opere che non e' stata completata per il fallimento dell'impresa che aveva vinto la gara". Si arriva, quindi, al 29 ottobre. Il Comune di Salerno pubblica il bando per la progettazione e l'esecuzione dell'opera. Il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, in un post social di pochi giorni fa, comunica che "e' stata aggiudicata provvisoriamente alla ditta Rtp Gau, che ha progettato tra gli altri l'Allianz Stadium di Torino, la progettazione del nuovo palazzetto dello sport di Salerno".

