Poggiomarino. Scambio elettorale politico-mafioso, arrestate 3 persone

21 Ottobre 2024 Author :  

Poggiomarino: scambio elettorale politico-mafioso, Carabinieri arrestano 3 persone
Per delega del Procuratore Distrettuale di Napoli, si comunica che i militari del Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata hanno eseguito una ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di tre persone gravemente indiziate del reato di scambio elettorale politico-mafioso, con l’aggravante dell’avvenuta elezione di due dei partecipi.

In particolare:

- gli indagati -in concorso tra loro- avrebbero partecipato ad uno scambio elettorale politico-mafioso in occasione delle consultazioni elettorali per le elezioni degli organi di governo cittadino indette nel comune di Poggiomarino il 20 e il 21 settembre 2020;

- il clan Giugliano, attivo sul territorio comunale, tramite un proprio esponente apicale, previo accordo con gli altri indagati, avrebbe esercitato la propria forza di intimidazione ed influenza criminale al fine di condizionare le preferenze di voto, dietro promessa, ad elezioni concluse, di ottenere l’erogazione di denaro proveniente dall’affidamento di appalti pubblici o altre utilità.

Il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

Arrestato sindaco e vice di Poggiomarino 

Voti in cambio di appalti, per la metanizzazione e per la ristrutturazione e gestione dei servizi al cimitero: erano questi i termini dell'accordo stipulato nel 2020 da una parte della politica di Poggiomarino, in provincia di Napoli, e la camorra locale, guidata dal boss Rosario Giugliano.

Uno scambio elettorale politico-mafioso finito al centro di un'inchiesta dei carabinieri di Torre Annunziata e della Procura antimafia del procuratore Nicola Gratteri che ha portato all'arresto del sindaco Maurizio Falanga, del suo vice, Luigi Belcuore, e dell'imprenditore-faccendiere Franco Carillo, punto di contatto tra la politica e il boss.


A spiegare le trame di questa intesa è anche lo stesso Giugliano che nel giugno del 2023 è diventato collaboratore di giustizia. Interrogato il 4 ottobre 2023 si spinge ad affermare che aveva sotto controllo la coalizione di centro destra: "Una volta individuato il candidato sindaco della coalizione, nella figura di Maurizio Falanga - disse Giugliano - ed essendomi garantito l'appoggio di Carillo quale rappresentante dei moderati e di Luigi Belcuore quale esponente di Fratelli d'Italia, di fatto avevo il controllo della coalizione di centro destra e quindi della possibile amministrazione comunale".

Il sindaco Falanga, alla guida appunto di una coalizione di centrodestra, vinse le elezioni del 20 e 21 settembre 2020 al primo turno con il 57,93% dei voti contro il 42,07 del candidato di centrosinistra, il dem Giuseppe Annunziata.

Anche Belcuore, secondo i carabinieri e la Dda, venne eletto in quella tornata elettorale grazie al clan: ottenne la carica di vice sindaco con delega ai lavori pubblici e al cimitero, facendo anche confluire alcuni appalti alla ditta di famiglia.

Il boss Rosario Giugliano (qui solo indagato) avrebbe esercitato la sua influenza criminale per orientare le elezioni alla coalizione creata da Carillo, mettendo fuori gioco i candidati che potevano disperdere voti o compromettere il risultato concordato. "In campagna elettorale - racconta ancora il boss - mi sono speso in prima persona con imprenditori, cittadini e parenti per imporre il voto a favore di Maurizio Falanga... ci tengo a precisare che quando io mi muovevo a Poggiomarino, a sostegno di un certo candidato, era palese che quella persona era in mia rappresentanza e quindi non avevo bisogno di fare uso di minacce per ottenere il voto". "Di fronte alla ritrosia di altri candidati a fare un passo indietro - afferma ancora Giugliano - e di convergere su Maurizio Falanga, che io avevo individuato come candidato migliore, intervenni in prima persona...".

Agli atti dell'indagine figura pure una videotelefonata tra il sindaco e il boss che all'epoca era in carcere: a raccontare la vicenda è un altro collaboratore di giustizia, luogotenente del boss Rosario Giugliano.

È proprio lui a mettere in contatto il sindaco con il boss detenuto affinché quest'ultimo gli manifestasse le sue lamentele "in ordine al mancato mantenimento degli accordi pre-elettorali"

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