A quasi due anni dalla sentenza di primo grado, il caso Ifil torna a scuotere tribunale e politica a Salerno. Ieri, durante la requisitoria del processo d’appello, la Procura Generale ha ribadito le accuse contro gli imputati in precedenza assolti, chiedendo condanne che riportano sotto i riflettori nomi già al centro della cronaca giudiziaria regionale.
Al centro della vicenda c’è Piero De Luca, deputato e segretario regionale del Partito Democratico, figlio dell'ex governatore Vincenzo De Luca. Per lui l’accusa chiede due anni di carcere, sostenendo che l’assoluzione ottenuta nel 2024 – “perché il fatto non costituisce reato” – debba essere ribaltata.
Il caso ruota attorno alla gestione della società immobiliare Ifil, protagonista della trasformazione dell’ex Pastificio Amato di Mariconda in un complesso residenziale. Secondo l’accusa, De Luca sarebbe stato socio occulto della società guidata da Mario Del Mese, già patteggiatore, insieme a Vincenzo Lamberti. Al centro delle contestazioni ci sarebbero benefit ricevuti dal deputato, tra cui biglietti aerei per il Lussemburgo – dove De Luca lavorava come avvocato – per oltre 14mila euro tra il 2009 e il 2011. La difesa aveva dimostrato che quei viaggi erano stati rimborsati e che il parlamentare non era coinvolto nella gestione della società, ma la Procura li considera ancora una distrazione di fondi.
Non è solo il deputato a essere coinvolto. L’appello riguarda anche gli ex amministratori di Ifil: Luigi Avino ed Emilio Ferraro rischiano due anni e sei mesi, Valentina Lamberti un anno e quattro mesi, mentre Giuseppe Amato junior resta con la condanna a due mesi confermata. L’unica posizione al momento esclusa dall’appello è quella di Marianna Gatto.
Con questa nuova fase processuale, la vicenda Ifil torna a scuotere la scena giudiziaria e politica di Salerno, in attesa di una sentenza che potrebbe ridefinire i confini della responsabilità penale per i protagonisti della storia.


