Maxi sequestro ad Angri, nel mirino un gruppo dei servizi ambientali: debiti fiscali milionari e rischio di dissesto

24 Settembre 2026 Author :  

Un’esposizione debitoria milionaria nei confronti dell’Erario e il concreto rischio di un dissesto finanziario. Sarebbe questo lo scenario ricostruito dagli investigatori alla base del maxi sequestro preventivo eseguito nei confronti di un gruppo imprenditoriale attivo nel settore dei servizi ambientali ad Angri.

Il provvedimento, disposto dal giudice per le indagini preliminari, è arrivato al termine di una articolata attività investigativa condotta dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Salerno, coordinati dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, guidata dal procuratore capo Luigi Cannavale.

Sono quattro, complessivamente, le persone sottoposte a indagine. Le ipotesi di reato al vaglio degli inquirenti comprendono la bancarotta fraudolenta, la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, il trasferimento fraudolento di valori e una serie di illeciti amministrativi.

Sotto sequestro il ramo dei servizi ambientali

Al centro dell’operazione è finito, in particolare, il ramo d’azienda denominato “servizi ambientali”. Si tratta di un complesso di attività che faceva capo a una società e che, secondo quanto ricostruito nell’indagine, era stato successivamente concesso in affitto a un’altra impresa attraverso un contratto sottoscritto alla fine del 2025.

Proprio questo passaggio societario avrebbe attirato l’attenzione degli investigatori, impegnati a ricostruire i rapporti economici e patrimoniali tra le società coinvolte e le modalità con cui sarebbero state gestite le esposizioni debitorie.

La misura cautelare, però, non si è limitata al ramo d’azienda. I sigilli giudiziari hanno interessato anche l’intero capitale sociale della società affittuaria.

Blindato l’intero capitale della società

Nel dettaglio, il provvedimento ha riguardato il 90% delle quote societarie intestate a una società fiduciaria e il restante 10% riconducibile a una persona fisica.

Un intervento che, secondo la prospettiva investigativa, punta a impedire eventuali operazioni di disposizione del patrimonio societario nelle more degli accertamenti e del procedimento giudiziario.

Il sequestro preventivo assume dunque una duplice funzione: evitare che la libera disponibilità dei beni possa determinare ulteriori conseguenze rispetto alle condotte contestate e, allo stesso tempo, preservare il patrimonio in vista di un’eventuale confisca definitiva, qualora le responsabilità ipotizzate dovessero essere accertate in sede giudiziaria.

La gestione passa a un amministratore giudiziario

Con l’esecuzione della misura cambia anche la gestione delle attività interessate dal provvedimento. La conduzione dei beni e delle quote sottoposti a sequestro è stata affidata a un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale.

Sarà ora la gestione giudiziaria a garantire la continuità delle attività interessate dal provvedimento e, parallelamente, a preservarne il valore economico durante lo sviluppo dell’inchiesta.

L’indagine dovrà quindi chiarire definitivamente la natura e la consistenza delle operazioni societarie e finanziarie finite sotto la lente della Procura. Le contestazioni, al momento, restano ipotesi investigative e dovranno trovare eventuale conferma nel corso del procedimento e nei successivi gradi di giudizio.

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