Dopo lo stop imposto dal Comune al recupero di pane e frutta non consumati, arriva la dura presa di posizione delle commissioni mensa dei tre istituti comprensivi cittadini. Presentata una formale impugnativa alla Commissione straordinaria: contestata anche l'interpretazione del capitolato d'appalto.
Non si placa la polemica a Sarno sul divieto imposto agli alunni di portare a casa il pane e la frutta non consumati durante il servizio di refezione scolastica. Anzi, la vicenda assume adesso i contorni di una vera e propria contestazione formale, con i rappresentanti dei genitori dei tre istituti comprensivi cittadini che chiedono al Comune di ritirare il provvedimento.
Dopo la comunicazione del 13 ottobre scorso, con la quale l'Amministrazione comunale aveva ribadito il divieto di asportare qualsiasi alimento dalla mensa, anche se integro e non deperibile, arriva una nota datata 18 ottobre, indirizzata direttamente alla Commissione straordinaria, agli uffici comunali competenti e, per conoscenza, alla società GLM Ristorazione e ai dirigenti scolastici.
A sottoscriverla sono Cristina Formisano, per l'Istituto comprensivo De Amicis-Baccelli, Anna De Filippo, per l'Amendola, e Sara Antonella Vitolo, per l'Antonio Esposito.
Al centro della contestazione c'è proprio il fondamento del divieto. Secondo le rappresentanti dei genitori, infatti, il Comune avrebbe interpretato in maniera eccessivamente estensiva l'articolo 40 del capitolato speciale d'appalto, confondendo il recupero delle eccedenze alimentari con il consumo differito di prodotti già distribuiti agli alunni.
Una distinzione tutt'altro che marginale.
Nella nota viene evidenziato come il capitolato disciplini il recupero dei prodotti non somministrati e non ancora manipolati, da destinare eventualmente alle organizzazioni benefiche. Diverso sarebbe, invece, il caso del panino o del frutto già consegnato al bambino, che quest'ultimo decide semplicemente di conservare per consumarlo successivamente.
Le rappresentanti richiamano anche la legge 166 del 2016, la cosiddetta legge Gadda, sostenendo che la disciplina delle donazioni alimentari non possa essere utilizzata per giustificare un divieto indiscriminato.
Ma c'è di più. Nella contestazione viene sollevato anche un problema di natura igienico-sanitaria: pane e frutta già distribuiti e rimasti sui banchi degli alunni, secondo le firmatarie, non presenterebbero necessariamente le medesime condizioni dei prodotti integri ancora conservati presso la cucina dell'impresa appaltatrice.
Da qui l'interrogativo: è davvero corretto destinare alla redistribuzione alimentare prodotti già consegnati ai bambini, anziché consentire loro di consumarli durante il pomeriggio?
La questione assume anche una rilevanza educativa e organizzativa.
Molti alunni, infatti, terminano le lezioni dopo le 16, soprattutto nei percorsi a tempo prolungato, e sono abituati a conservare il pane o la frutta del pranzo per la merenda pomeridiana.
Impedire questa consuetudine, sottolineano le rappresentanti, significherebbe privare i bambini di un alimento già compreso nel menu giornaliero e regolarmente pagato dalle famiglie attraverso la quota mensa.
Un altro elemento contestato riguarda il sistema delle prenotazioni digitali: il numero dei pasti preparati dovrebbe corrispondere alle presenze effettivamente registrate, circostanza che, secondo le firmatarie, rende necessario distinguere le eccedenze di produzione dagli alimenti già assegnati ai singoli alunni.
La richiesta avanzata al Comune è esplicita: revocare la disposizione del 13 ottobre e consentire nuovamente ai bambini di consumare in classe o portare con sé il pane integro e la frutta intatta.
Qualora non si raggiungesse una soluzione condivisa, le rappresentanti chiedono l'attivazione urgente di una consulta tra Comune, dirigenti scolastici, società appaltatrice e rappresentanti dei genitori.
La vicenda, dunque, è tutt'altro che chiusa.


