Nessun comune picentino sembra disponibile ad accettare le Fonderie Pisano, nonostante promettano nuovi posti di lavoro in periodo di profonda crisi. La delocalizzazione sembra una soluzione inevitabile, sebbene siamo ancora lontani dal conoscerne tempi e modalità, e gli occhi sono puntati su Sardone, dove sindaci dei paesi limitrofi e popolazione sono già sul piede di guerra. Ma si tratta di ipotesi ancora campate in aria perché al momento la fabbrica siderurgica prosegue l’attività in località Fratte, dove da oltre un mese un presidio di cittadini si alterna giorno e notte senza sosta, per denunciare, fotografe e non far distogliere l’attenzione da un problema che coinvolge tutta Salerno. Nel corso degli anni decine di persone che abitavano in zona hanno perso la vita a causa di malattie neoplastiche, l’aria è irrespirabile e si lavora ai limiti della legalità. Eppur nonostante sia periodo di elezioni politiche ancora nessun candidato ha speso una parola a sostegno degli abitanti della zona.
Nei prossimi giorni potrebbero arrivare importanti novità dalla Procura di Salerno o dai nuovi risultati effettuati martedì 12 aprile dall’Arpac Campania che ha compiuto rilevamenti dell’acqua, del suolo e dell’aria. Intanto proseguono i sopralluoghi dei vigili del fuoco in quanto le Fonderie Pisano non avrebbero il certificato di prevenzione sugli incendi, ultimo tassello di uno scandalo ambientale che si perpetua grazie a presunte complicità politiche e intrecci economici.


