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Namastè. Violenza e branco: "È tempo di emozioni"

05 Aprile 2017 Author :  

Namasté amici lettori…
Nell’ultima settimana pensando un po’ alla rubrica mi chiedevo, di cosa scrivere. Guardo i telegiornali, leggo qualche articolo on-line e penso a quanto la società si sti degradando. Vedete l’ultimissimo fatto di cronaca di quel giovane ragazzo pestato a morte dal branco. Certo non sono qui a fare l’analisi della situazione. Potrei fare una valutazione generale, e dare un parere professionale sulle dinamiche del branco, sugli effetti delle droghe e dell’alcool sull’organismo e sulla capacità di scegliere tra bene e male. Tuttavia non è quello che farò, vi racconterò di un percorso che sto portando avanti in ambito lavorativo.
Perché?
Perché ho capito delle cose e vorrei mostrarle anche a voi!
Mi trovo a lavorare con un bel gruppo di giovani di età compresa tra i 15 e i 20 anni. Nella strutturazione del percorso, che durerà qualche mese, io e le colleghe con cui collaboro abbiamo pensato di sviluppare un canovaccio di riferimento, ma che sia libero e diretto da ciò che queste giovani menti vogliono, ciò di cui i loro animo ha bisogno. Quindi, da un primo incontro conoscitivo abbiamo capito che questi giovani avevano bisogno di “conoscersi” di incontrare se stessi!
I ragazzi si trovano catapultati in una società che corre, e certo loro sono veloci, tanto che fin da piccoli hanno reazioni molto attive e adattive ai contesti in cui si trovano, ma tutta questa velocità, inevitabilmente, non gli permette di fermarsi su se stessi e di conseguenza sull’altro! Con i ragazzi abbiamo deciso di affrontare una tematica molto semplice, ma nel contempo articolata e profonda: le Emozioni! Ebbene si le Emozioni!
Come dicono gli studiosi di emozioni e mimica del volto Ekman e Friesen: “Capire l’esperienza emotiva vale non solo per i rapporti con gli altri, ma anche per il rapporto con noi stessi. Può aiutarci a capire la nostra parte più privata, unica e personale. È una parte che ha conseguenze importanti sulla nostra vita….. eppure dei nostri sentimenti sappiamo meno che dello stato dei nostri denti, del funzionamento della nostra automobile o delle scappatelle del vicino”. Ed è proprio così! Vi ho accennato ai ragazzi con cui sto lavorando per potervi portare esempi pratici, ma bisogna tener presente che questa non consapevolezza non è purtroppo solo dei giovani. Quante volte ci capita di stare fisicamente male, diciamo: soffro di colon irritabile, piuttosto che di cefalea nervosa, ecco questi sono tutti mali detti psicosomatici, cioè problemi fisici reali che però hanno un origine psicologica. Possono essere dovuti a situazioni stressanti che non riusciamo a gestire, o che addirittura non riconosciamo!
Le emozioni di base sono 6: Sorpresa, paura, disgusto, rabbia, felicità, tristezza. E certo tutti sappiamo a colpo d’occhio cos’è la paura, piuttosto che la felicità. Sappiamo dire che la percepiamo o addirittura colleghiamo a ognuna di queste emozioni un evento. Tuttavia se ci fermiamo e cerchiamo di valutarle più a fondo andiamo in crisi. Come è successo ai ragazzi, ma come succede ogni volta che mi trovo ad analizzarle in dettaglio con qualunque persona, di qualsiasi età, certo sociale o genere! Siamo così veloci nella nostra quotidianità che non permettiamo a noi stessi di fare una riflessione su quanto succede alla nostra vita. Nell’era in cui le mozioni sono delegate alle faccine che raccontano di noi siamo bloccati a ciò che la faccina esprime, non considerando cosa c’è sotto!
Si cosa c’è sotto letteralmente. Sotto la tristezza si può celare la rabbia, così come sotto il disgusto, il disprezzo per qualcuno, può celarsi, da parte nostra, un senso di superiorità, di onnipotenza. Capire ciò che ci accade sul piano emotivo potrebbe aiutarci a connetterci meglio con noi stessi, ma anche con l’altro, potrebbe evitarci di avere mal di stomaco o mal di testa! I ragazzi molto spesso alla domanda: “come affronti un momento doloroso?” rispondono con l’indifferenza, piuttosto che non ci penso. Ecco queste sono le cosiddette strategie di difesa, in cui per adattarsi alla società al contesto, per non essere esclusi, attivano questa modalità, che non è solo dei giovani. La società ci impone dei comportamenti che variano in base al genere, il maschio può reagire alla rabbia urlando e rompendo cose, ma non piangendo, di contro la donna può piangere, ma non avere reazioni tanto forti. Non è così amici miei, le emozioni sono universali e generano in noi le stesse reazioni fisiologiche, sia che siamo noi uomini, donne, eschimesi o sudafricani, ciò che cambia è la cultura di riferimento che impone delle regole, socialmente accettate e tacitamente rispettate. Questo non ci permette di capire cosa proviamo realmente e di esprimere il nostro sentimento in modo palese, a seconda del nostro essere, lo facciamo attivando reazioni socialmente accettabili e quindi cerchiamo di essere, come dobbiamo essere.
Per stare bene non abbiamo alternativa, dobbiamo imparare a conoscerci, a riconoscerci, negare un emozione o metterla da parte cercando di non percepirla di non sentirla di non pensarci non è salutare. Voglio farvi un esempio citando una metafora di una cara amica e collega: “Quando proviamo un’emozione forte è come se ci trovassimo in mezzo al mare in burrasca, da soli e senza salvagente, abbiamo due alternative o nuotiamo come pazzi cercando di raggiungere la riva, ma in questo caso cosa accade al nostro corpo? Ci stanchiamo presto, prediamo le forze e molto probabilmente andremo giù! Qual è l’altra alternativa? Fermarsi, farsi cullare dalle onde, cercare di affrontare quanto ci è successo nel modo migliore, guardandolo in faccia e prendendolo per ciò che è. Così avremo maggiori possibilità di sopravvivere, e di avvicinarci alla riva!”
Non dobbiamo avere timore di ciò che proviamo, né di mostrare ciò che siamo, se noi adulti palesiamo i sentimenti potremmo affrontarli e gestirli, potremo permettere ai piccoli, giovani, ai ragazzi che ci osservano di capire che non c’è nulla di male nell’essere umani! Siamo fatti di tessuti e ossa, ma anche e forse soprattutto di emozioni. Forse riconoscendo le emozioni in noi stessi, potremo guardarle e riconoscerle nell’altro. Magari fenomeni come il bullismo, la violenza sugli altri in generale si ridurrà, perché sapremo riconoscere nell’altro ciò che la nostra parola o il nostro gesto ha prodotto!

Namastè a tutti voi!
Dott.ssa Maria Rita Ciancia
Psicologa Clinica e di Comunità

Curatrice della rubrica Namastè la dottoressa Raffaella Marciano

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