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Namastè. Immigrazione: un viaggio dai mille colori

29 Novembre 2017 Author :  

Siamo tutti figli della Terra, a prescindere dal colore della pelle, della religione, delle passioni e delle difficoltà. Ogni essere umano percorre un viaggio meraviglioso che parte da lontano e che può essere costellato da felicità, gioia, tristezza, orrore: la vita!

Parlare d’immigrazione non è semplice, è un argomento vastissimo e delicatissimo che un solo articolo non basterebbe. Scegliere poi su quale aspetto soffermarsi lo è ancor di più. Quando parliamo di immigrazione subito pensiamo a quel fenomeno oggi molto diffuso, a quei barconi pieni di persone che approdano alle nostre coste alla ricerca di una vita migliore. Raro è vedere l’immigrazione come quel fenomeno che appartiene anche a noi, alle nostre storie, alle nostre famiglie. Ma cos’è l’immigrazione e chi è davvero l’immigrato?
L’immigrazione è quel trasferimento permanente o temporaneo di singoli individui o di gruppi di persone in un paese diverso da quello di origine. L’immigrato prima di essere tale è un emigrato cioè una persona che viveva in un altro paese, con una sua storia familiare, affettiva, sociale e culturale e che ad un certo punto decide di andarsene. Non esiste una storia di migrazione eguale all’altra; ogni storia è una storia a sé, ma esistono aspetti comuni a tutte le storie di migrazione. In tutte troviamo la scelta della separazione rispetto al contesto familiare, affettivo, sociale e culturale, che provoca una rottura dell’equilibrio presente nella vita della persona che decide di emigrare. Ciò costituisce un momento contraddittorio di sofferenza e di aspettative. L’emigrante è di fronte alla sfida di dover ridefinire il proprio progetto di vita: deve elaborare il lutto della separazione dal gruppo originario, dai legami costruiti durante l’infanzia e interiorizzati nella sua costruzione psico-affettiva. La partenza, le condizioni nelle quali avviene la stessa. I motivi della scelta dell’emigrare sono importanti perché condizionano tutta il percorso del migrante. Percorso che non è solo spaziale e geografico ma anche mentale ed emotivo. Le aspettative e le condizioni dell’arrivo sono altrettanto importanti: il primo impatto può condizionare tutto il percorso futuro dell’emigrato diventato immigrato nel momento in cui si trova nel paese di destinazione. Ma cosa succede nel momento del suo arrivo? Chi incontra ed in quali condizioni sociali si trova? L’immigrato elabora il lutto della separazione e si trova nello stesso tempo a dovere rinegoziare il senso della sua esistenza. Si trova anche in un sistema di relazioni che non riesce ad interpretare e che lo vive come corpo estraneo. L’immigrato vive la solitudine, l’indifferenza, il sospetto o, peggio, il disprezzo e l’odio. La sua condizione d’inferiorità sociale e di minoranza culturale lo mette all’angolo; si sente osservato, giudicato, spesso di troppo. Porta con sé ferite spesso invisibili fatte di traumi, violenze, paura, abbandono, dolore. Lasciare qualcosa è doloroso. Partire è lasciare. Ma lo è anche accogliere. Chi accoglie, lascia i propri schemi, le proprie certezze, il proprio essere. Accoglie qualcosa di nuovo, lasciando andare il vecchio. Accogliamo un figlio, un fidanzato, un nuovo amico o collega di lavoro, tutti i giorni. Tutti i giorni ad ogni nuovo incontro lasciamo andare parti di noi e ne scopriamo di nuove. Ma lasciare andare spaventa, fa paura. E questo forse, è uno dei più grandi problemi per l’essere umano. La paura di perdere quelle poche certezze a cui ci aggrappiamo per vivere, o meglio sopravvivere. Certezze che ci dicono cosa e come farlo. Questo ancoraggio rende difficile l’accettazione del nuovo, dell’altro diverso da noi, vissuto invece come minaccia piuttosto che come risorsa, arricchimento, novità. Abbiamo paura di rinnegare quello che siamo, quello che ci hanno detto di essere. Ma chi siamo davvero noi? Siamo sicuri di saperlo? Siamo poi così diversi da loro? Il ragazzo che incontrate al semaforo, quanto diverso è dall’amico/cugino/nipote/figlio, partito per un altro paese? In ogni sbarco rivedo storie che ci appartengono. In ognuno di loro vedo la stessa sofferenza, la stessa paura ed angoscia. Decidere un giorno di lasciare tutto e andare, prendere un aereo, una nave, o nel peggiore dei casi una barca. Partire, senza nulla, o forse sì, con il coraggio e la speranza. Arrivare. Arrivare in un luogo che a volte non si sceglie, non poter comunicare, non conoscere nulla. Rinegoziare la propria esistenza. Chi sono? Mi vedete? Ci vedete? Provate a fermarvi e a guardare queste persone per quello che sono realmente, senza il velo dei vostri pregiudizi e le vostre paure. Incontrare i nuovi arrivati, ci aiuterebbe a comprenderli meglio, e comprendere meglio soprattutto noi stessi.
A tal proposito vorrei segnalarvi il progetto We are Humans che intende porre l'attenzione sul problema dei migranti ospiti spesso "non graditi" delle nostre città. Gli ideatori del progetto intendono scuotere le coscienze degli spettatori, cancellando le differenze tra noi e loro e mostrando ciò che ci unisce. Lo scopo è quello di fondere e confondere i percorsi dei protagonisti facendo capire che la storia dell'umanità è la stessa per tutti: siamo tutti viaggiatori, siamo tutti felici, siamo tutti vittime di molestie, povertà, gioia. Un racconto attraverso una mostra fotografica, un libro, un film documentario dedicato alla vita e ai suoi mille colori. Realizzare un servizio fotografico in cui fondere i volti: un volto di un migrante verrà unito al volto di un'italiano, la cui storia ricorderà in qualche modo il percorso del migrante. Durante la mostra fotografica solo una storia verrà abbinata allo scatto fotografico; lo scopo è quello di far sì che lo spettatore si interroghi e cerchi di capire chi possa essere il protagonista di quella determinata storia. E sappiamo già da ora che non sarà facile indovinare il soggetto. Nel libro abbinato alla mostra saranno presentate entrambe le storie e quindi si capirà chi sono i reali soggetti dei nostri racconti. Un film-documentario completerà il progetto We are Humans. Seguite su facebook la pagina del progetto per saperne di più.

 

Dott.ssa Dominique D’Ambrosi
Psicologa clinica e psicoterapeuta sistemico relazionale.
Esperta in psicodiagnostica e valutazione psicologica in ambito clinico e peritale
Riceve su appuntamento a Cava de’ Tirreni ed Eboli
www.dominiquedambrosi.it – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Rubrica Namasté - curatrice Dott.ssa Marciano

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