“A dottò, quello deve magnà!”, l'aneddoto sul pitone nel film di Nuti

17 Dicembre 2019 Author :  

Nel 1989 il bravissimo Francesco Nuti girò “Willy Signori e vengo da lontano”, un film divertente e originale che, oltre ad un’ottima critica, ottenne anche un grandissimo successo di pubblico, al botteghino. Sul set Francesco aveva voluto, in una scena, un pitone che stesse a letto con lui. L’animale non doveva fare niente di particolare, doveva stare lì nel letto, immobile e, poi, quando Francesco si accorgeva di lui, trasalendo, sgusciare via e allontanarsi. Sembrava facile ma non lo era!Bisognava trovare il pitone giusto, addestrato, capace di fare quanto gli si chiedeva, senza sbagliare e senza dare problemi. Giovanni Veronesi, regista e sceneggiatore di successo, che aveva collaborato al soggetto e alla sceneggiatura del film, fu incaricato dalla produzione di reperire il suddetto pitone. Quelli che portano gli animali sul set di un film vengono chiamati, in gergo cinematografico, “animalari”.”Mi mandarono a prendere il pitone sull’Aurelia, da un certo Carotenuto, lo stesso cognome di Mario e Memmo, i due famosi attori” ha raccontato Veronesi nel corso di una delle puntate di “Maledetti amici miei”,il programma televisivo comico-satirico, di grande successo, di RAI 2 “L’animalaro era un uomo grande e grosso, petto vistosamente peloso e una voce bassa e roca”. “A dottò” mi fece “Che je serve?” “Mi servirebbe un grosso pitone….” “Ce l’ho! Ma che deve fa?” “Deve stare in un letto, fermo, accanto al protagonista e, poi, al momento opportuno, deve allontanarsi” “Ce l’ho! Ho un pitone di 4 metri e quanto pagate?” “Non saprei, per questo deve parlare con quelli della produzione, deve mettersi d’accordo con loro”. “No, perchè un pitone come er mio nun ce l’ha nisciuno, ce l’ho solo io!” “Ma è un pitone addestrato per bene, fa tutto quello che lei gli dice?” “A dottò nun se preoccupi, famo a capirse, ognuno fa il suo mestiere, lei faccia er suo che io faccio er mio, l’ animali mia so tutti addestrati alla perfezione”. “Vabbè, allora il tale giorno, alla tale ora, venga sul set e porti il pitone”. Nella data convenuta con la produzione l’animalaro e alcuni suoi aiutanti, portarono il pitone e lo misero in una stanza. All’inizio, quando compare un animale sul set, tutti i presenti restano sorpresi, se si tratta di un cane lo accarezzano,se si tratta di un leone o di una tigre si spaventano e si tengono lontani ma, dopo qualche ora, non ci fanno più caso e l’animale è come se fosse uno della troupe. Così avvenne pure per il pitone, dopo qualche ora i macchinisti e gli elettricisti lo scansavano coi piedi e gli dicevano”A pitò e levate un po’ de torno, ce fai cascà, cominci a rompere li cojoni!” “A un certo punto” continua Veronesi “viene da me l’animalaro e mi fa:”A dottò, quando deve lavorà l’animale?” Guardi, non lo so di preciso ma penso che debba entrare in scena fra una mezz’ora” “Ahia!” “Che c’è?”, gli chiedo allarmato “Deve magnà!” “Come deve magnà? E deve magnà proprio adesso?” “Deve magnà adesso perché senno me s’innervosisce… er problema nun è che deve magnà…io gli do da mangiare ‘na quaglia e, se magna ora, la quaglia glie rimane ner gozzo e si vede che c’ha la quaglia ner gozzo”. “Ma allora non gliela dia la quaglia!” “Io, intanto la vado a piglià, con voi nun se sa mai,voi del cinema ritardate sempre e questo deve magnà…sennò me diventa nervoso”. Così, si allontana e va a pigliare la quaglia, lasciando il pitone incustodito. Però, c’aveva ragione perché, effettivamente, poco dopo il pitone incomincia a innervosirsi per davvero e comincia a dare frustate con la coda, a destra e a manca. La prima frustata colpisce la segretaria di dizione, facendole volare nell’aria tutta la massa di fogli che aveva in mano, la seconda frustata prende alla sprovvista un macchinista che lascia andare il carrello e questo precipita contro una costosissima teca, rompendola. Poi compare sulla scena Marta, la sarta, 140 chili di donna, con le mani piene di abiti appesi alle grucce…. lei guarda il pitone e si arresta, parte la prima codata e lei la salta, parte la seconda codata e lei, ancora una volta, la salta, parte la terza codata e, questa volta, la prende in pieno nei polpacci…Marta casca a terra rumorosamente, il pitone fa un giro su stesso, più incazzato che mai, la punta e lei grida:”Oddio, m’ha scambiato p’a quaglia!”. Ringrazio il bravissimo Giovanni Veronesi per le emozioni gioiose che, sempre, ci dà coi suoi film e per questo gustosissimo aneddoto che mi ha divertito tanto e che ho voluto condividere, con piacere, con i lettori della mia rubrica.

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