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“Ah….ma ce devi annà proprio adesso?”, l'aneddoto su Verdone e Sordi

01 Luglio 2021 Author :  

di Francesco Apicella

“Dopo l’uscita del film “Borotalco”, nel 1982, e il suo grande successo di critica e di pubblico” racconta Carlo Verdone “ una sera mi chiama Sergio Leone e mi fa:” A Cà, nun prende impegni pe’ domani sera. Stamo a cena co’ Sordi” . La cena si svolse nella grande villa di Sergio Leone e fu un’abbuffata senza precedenti, a base di fettuccine al ragù e cotolette alla milanese. Fu una serata piacevolissima e, mentre eravamo a tavola, ridendo e scherzando, nacque il progetto di fare un film insieme, basato su un rapporto tra padre e figlio: Alberto il padre, naturalmente, e io il figlio. Sordi, istintivamente, trovò subito il titolo: “In viaggio con papà” Non mi sembrava vero, non solo avrei realizzato il mio sogno di fare un film con Alberto ma, sicuramente, avrei anche avuto modo di vedere la sua casa, la bellissima villa che aveva comprato nel 1958, soffiandola per un pelo a Vittorio De Sica, che ci era rimasto molto male. Una leggenda diceva che quella casa non l’aveva mai vista nessuno. Dal 1972 , anno della morte della sorella Savina, considerata un po’ come la mamma di Alberto e Aurelia per la sua personalità forte e protettiva, nessuno aveva più frequentato quella casa. Fino a quell’anno c’era stata qualche festa, al massimo 18/20 persone, non di più ma poi, da allora, era diventata la casa del rigore, della disciplina e dell’oscurità, sempre con le serrande abbassate e con poca luce. Una casa senz’altro molto bella ma fredda perché poco vissuta. Dava l’impressione che quello che l’abitava era una persona molto diversa dall’attore che appariva sullo schermo e di fronte al pubblico. Di fronte al pubblico Sordi riusciva a fare delle cose incredibili, era gioioso, allegro,divertente, estemporaneo, vitale poi, una volta dentro casa, come il grande Totò, era tutta un’altra persona. Finalmente, una sera, mi si presentò l’occasione di andare a casa sua.”Passami a prendere stasera alle 7.30, andiamo a Marino, a cena da Sylva Koscina.…” mi disse al telefono “Vabbè, ti aspetto fuori…” gli risposi “No sona, sona, entri, prendi una cosa da bere, io mi cambio in fretta e scendo subito”. Per non sfigurare fui puntuale come un orologio svizzero e alle 7.30, in punto, suonai il citofono di casa Sordi. Mi rispose la sorella Aurelia “Alberto non è ancora pronto, mi ha detto di farti salire”. Ancora non ci credevo, stavo per entrare nella casa di Alberto Sordi! Entrai in casa e mentre mi guardavo intorno Sordi si affacciò dal piano superiore e mi disse:” Carlè, scusami, ho fatto un po’ tardi. Accomodati pure, mi faccio il nodo alla cravatta e scendo subito”. All’interno la casa sembrava un monastero, era tutto perfettamente in ordine, in maniera austera e asettica. Mentre l’aspettavo, cominciai a gironzolare, mi era venuto lo stimolo di far pipì e cercavo un bagno. All’improvviso la voce di Alberto mi fece trasalire:”Carlo, che cosa cerchi?”Forse pensava che stessi curiosando. “Cerco il bagno, devo far pipì”, risposi con una punta di imbarazzo. “Ah…ma ce devi annà proprio adesso?” mi chiese con uno sguardo spaurito. Sì, ci devo andare adesso,dobbiamo arrivare a Marino e non so se ce la faccio a trattenerla per tutto il viaggio. “Aspetta!” mi fece. Prese l’interfono e chiamò Aurelia “Puoi venire un attimo sopra, per favore? C’è Carlo che deve andare al bagno” Alberto” gli dissi “ma il bagno sta lì, di fronte, dai, devo solo far pipì, faccio in un attimo” “No,no, quel bagno no! rispose categorico…Quello è il bagno mio!” Posò il telefono e mi disse:” Aspetta che vai al bagno degli ospiti!” Capii che era fortemente geloso dei suoi spazi. Arrivò Aurelia con un mazzo di chiavi enorme. Sembrava una castellana! “Seguimi, Carlo…”Cominciammo ad attraversare quella casa immensa, percorremmo lunghi e bui corridoi, passando per salotti con poltrone, divani e quadri coperti dal cellophane. “Ma non vive nessuno dentro questa casa” pensai tra me “sembra un museo interdetto al pubblico” Finalmente, dopo un centinaio di metri di cammino, arrivammo a una porticina. Era quello il bagno! Aurelia incominciò a provare le chiavi ma nessuna andava bene. Finalmente, al sesto tentativo, trovò la chiave giusta, aprì e mi disse:”Prego, Carlo, accomodati! Io t’aspetto qui!” E si mise di fronte alla porta ad aspettarmi, come un gendarme. Pensando che c’era lei, là fuori, che mi aspettava, la pipì non mi veniva. “Mò apro il rubinetto del lavandino così, col rumore dell’acqua che scorre, mi viene lo stimolo a farla” pensai. Aprii il rubinetto e venne fuori un’acqua ossidata, color ruggine. Chissà da quanti anni quel bagno non era stato più usato, sul lavandino c’era una saponetta crepata che sembrava essere uscita dagli scavi di Pompei o di Ercolano . Alla fine, concentrandomi, riuscii a farla e tirai lo sciacquone. Venne giù un’acqua ossidata, scura, che sporcò tutto il water. Finalmente uscii, Aurelia era lì, ferma, a un metro dalla porta, immobile come una guardia svizzera, ripose la chiave, chiuse e mi riportò da Alberto, che mi aspettava già pronto per uscire. Da quella visita capii che l’immagine privata di Alberto Sordi era completamente diversa da quella pubblica. Guardando l’arredamento scuro,antico e severo della villa che, per lui, era come un”museo di ricordi”, percepivo un’anima schiva, riservata, ombrosa, legata al passato e ai ricordi, a disagio col presente e completamente a proprio agio in una dimensione rigorosa e disciplinata, in cui lui trovava tranquillità e serenità. Grande Alberto, grande Carlo, grazie per questo bell’aneddoto che ho regalato ai lettori della mia rubrica.

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