di Francesco Apicella
“Ce steve ‘na vota…(C’era una volta)” cominciavano tutti così i racconti incantati di nonna Filomena, intrisi di fascino e di mistero, nelle sere d’inverno, intorno al focolare o davanti al braciere (‘a vrasera’)… e una di quelle sere, di tanti anni fa, la nonna mi raccontò la storia della bella ‘briana che, nel suo ristretto vocabolario dialettale, diventava la bella ‘mbriaca (ubriaca), “Nonna” le domandavo stupito “ma la bella principessa beveva il vino?” “No, ma che dici? Quale vino?” “E, allora, perché era ‘mbriaca?” E la nonna, smarrita, non sapendomi dare una spiegazione, mi diceva:“Mah! Nun se sape, ‘o cunto nun ‘o dice…(non si sa, il racconto non lo dice). “C’era una volta una principessa ‘ bella assaie’, suo padre, il re, aveva solo lei come figlia e le voleva un bene immenso, avrebbe fatto di tutto per renderla felice e ogni suo desiderio per lui era un ordine. Un giorno la principessa incontrò a un ballo di corte di un altro reame un giovane principe indiano, pure lui ‘bello assaje’. Fra i due giovani nacque subito una forte attrazione e, inevitabilmente, si innamorarono; lui dovette ritornare in India, per motivi familiari, ma le promise che, tra breve, sarebbe tornato da lei e si sarebbero sposati. Nel giorno del matrimonio il re, per condividere la sua felicità con tutti i suoi sudditi, aveva fatto allestire in ogni angolo del regno tavole imbandite di ogni tipo di leccornia e vino a volontà per tutti. La principessa, in abito nuziale, era più bella che mai e la Chiesa, per la cerimonia, era gremita di invitati e di fiori. La principessa era già sull’altare e mancava solo il principe che, stranamente, era in ritardo. Passarono le ore, in trepida attesa ma, aspetta, aspetta, il principe non si presentò alle nozze. La principessa era disperata, cosa mai poteva essergli successo, l’ipotesi che lui, all’ultimo momento, avesse cambiato idea e non volesse più sposarla, per un attimo le aveva anche sfiorato la mente. Ma no, non era possibile, lui l’amava con tutto il cuore,intensamente, così come lei amava lui. Le ore di quella giornata non passavano mai e, solo verso sera, giunse la terribile notizia: il mercantile su cui si era imbarcato il principe, era stata attaccato dai pirati, che avevano derubato e ucciso, barbaramente, tutti i passeggeri. A questa notizia la giovane principessa perse la ragione e, impazzita dal dolore per la perdita dell’amato, con addosso il suo abito da sposa, cominciò a vagare senza meta, come un’ombra, smarrita e disperata, per i vicoli della città. Gli abitanti di Napoli, impietositi dalla sua immensa infelicità, la accoglievano nelle loro case e le davano conforto, nutrimento e ospitalità. Così, in loro compagnia, lei poteva, finalmente, respirare il calore e la tenerezza di quella vita familiare che un destino avverso le aveva negato. Il re, suo padre, preoccupato per quello che le poteva accadere lontano da casa, la faceva seguire di nascosto e, per ringraziare tutti coloro che l’avevano accolta e ospitata, faceva recapitare loro, in forma anonima, dei doni. Quando il popolo napoletano si accorse che i doni misteriosi che riceveva erano legati alla presenza della fanciulla nelle case di coloro che l’avevano accolta, nacque la leggenda della bella ‘mbriana e si diffuse presto, a macchia d’olio, in tutto il regno di Napoli”. Secondo la tradizione popolare partenopea la bella ‘mbriana ha continuato a cercare la pace e la serenità, fermandosi con piacere nelle case delle persone buone, unite dall’amore e dal calore domestico ed è considerata uno spirito benefico, che protegge gli abitanti della casa che la ospitano; e lei, in cambio dell’ospitalità ricevuta, se viene trattata con garbo e gentilezza, porta loro buona salute, fortuna e benessere e viene invocata dai componenti della famiglia, come nume tutelare della casa, in tutte le situazioni difficili che compromettono la compagine e la serenità familiare. In ambito letterario viene citata nelle opere di numerosi scrittori partenopei e non, fra cui ricordiamo Giambattista Basile e Matilde Serao. Nella sua collana di libri, intitolata “Curiosità popolari tradizionali” del 1890, lo scrittore palermitano Giuseppe Pitrè, parlando delle figure fantastiche dell’immaginario popolare, scrive:”“«Fanno diventar bello un brutto, arricchire un povero, ringiovanire un vecchio. Nel bel numero è la Bella 'Mbriana, un vero augurio della casa. Qualche popolana, ritirandosi, la saluta: «Bona sera, bella 'Mbriana!». E, così, se la propizia.» Se potessi vorrei dire alla nonna che, ormai, da tantissimi anni non c’è più, che il fantasma di quella donna infelice, che lei chiamava teneramente la bella ‘mbriaca, è invece la bella ‘mbriana; conosciuta anche come Meriana o ‘Mmeriana e deriva il suo nome dal latino ‘ Meridiana’, l’antico strumento per misurare il tempo, basato sull’osservazione della posizione del sole per cui,a differenza del munaciello, che appare solo di notte, lei è uno spirito diurno, che si manifesta nella controra, ossia nel primo pomeriggio ed è associata alla luce e al calore del sole .Deve essere sempre rispettata e ben accolta. Mentre il munaciello, con cui convive nell’immaginario popolare della tradizione napoletana, è uno spirito bizzarro, a volte buono e altre volte dispettoso, la bella ‘mbriana è quasi sempre uno spirito positivo che porta bene ai suoi ospiti ma bisogna rispettarla sempre e stare attenti a non offenderla mai. E’ questo un imperativo categorico! Alla bella 'mbriana piace l'ordine e la pulizia e per questo una casa trascurata la offende e la rende irascibile. Guai a parlare male della casa che la ospita, lamentandosi che è buia, piccola e umida e, soprattutto, non ama i cambiamenti in casa, se si ristruttura la casa che la ospita, potrebbe offendersi e potrebbe provocare, per ripicca, addirittura la morte di uno degli abitanti della casa, assecondando così il vecchio adagio che recita:”Casa accunciata, morte apparicchiata.”[5]
Se si decide di cambiare abitazione e di fare un trasloco, bisogna parlarne sottovoce e, soprattutto, fuori casa, per tenerla all’oscuro dell’evento e non attirarsi le sue ire. E’ piena di cazzimma, è permalosa, tiene sempre le orecchie ‘appizzate’ (tese) e se solo sente la frase “Vulesse cagnà casa, chesta nun me piace”, si incazza come un toro nell’arena. Per propiziarsela, bisogna sempre salutarla, prima di uscire di casa : “Bona sera, bella ‘mbriana, sto ascenne” e, quando si rientra “Bona sera, bella ‘mbiana, so turnato”. In passato si metteva un posto in più a tavola, a lei riservato, , nel caso lei avesse deciso di fare visita in quella casa così ospitale, e si lasciava una sedia libera, in ogni stanza, affinchè, se lei fosse venuta ed era stanca, avrebbe potuto sedersi e riposarsi. Secondo la leggenda la bella ‘mbriana, che ha le fattezze di una giovane e bella donna, sarebbe restia a manifestarsi apertamente ma, a volte, con un po’ di fortuna, si può intravedere la sua ombra proiettata sui vetri delle finestre, attraverso le tende mosse leggermente dal vento; la sua apparizione in forma umana dura però solo pochi attimi perché, se un occhio umano la scorge, lei si trasforma subito in un geco o in una farfalla, due animaletti che, secondo la credenza popolare, proprio perché manifestazione della bella ‘mbriana, portano fortuna e devono essere rispettati.
…Bonasera bella 'mbriana mia
Cca' nisciuno te votta fora
Bonasera bella 'mbriana mia
Rieste appiso a 'nu filo d'oro
Bonasera aspettanno 'o tiemppo asciutto
Bonasera a chi avanza 'o pere c'o' core rutto…
Traduzione
…Buonasera bella 'mbriana mia
qui nessuno ti manda via
buonasera bella 'mbriana mia
resti appesa ad un filo d'oro
buonasera, aspettando il bel tempo
buonasera, a chi va di fretta ed ha il cuore a pezzi…
Sono alcuni dei versi di ‘Bella ‘mbriana’, la canzone con cui, nel 1982, PinoDaniele, il famoso cantautore partenopeo, ha omaggiato la figura nostalgica e infelice della bella ‘mbriana, inserendola con rispetto e sensibilità nell’album omonimo, che ottenne un grande successo di critica e di vendite. “Bona notte, bella ‘mbriana mia, ho finito l’articolo che il mio cuore ti ha dedicato con affetto e devozione, mi raccomando, proteggi la mia casa e, se hai fame, sul tavolo ti ho lasciato qualcosa di buono da mangiare.”


