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“Monica Vitti: una, nessuna e centomila”

03 Marzo 2022 Author :  

di Francesco Apicella

“Era il 1945” racconta Monica Vitti, “avevo 14 anni e mezzo, in un teatrino di via Piacenza, che oggi non esiste più, assistetti alle prove di “La nemica” di Dario Niccodemi, rimasi affascinata dalla trama della vicenda, mi lessi tutto il dramma e, quando mi proposero se volevo anch’io fare parte della recita,”Sì, voglio recitare anch’io” risposi pronta “E che parte vorresti fare’” “Vorrei fare la madre, la duchessa Anna” “Ma è la protagonista del dramma e,poi, è una donna di mezza età!” “Mi invecchieranno col trucco!”. Entrai in scena col cuore in gola, una parrucca bianca, un vestito d’epoca e un fiatone che controllavo a fatica Ottenni un grandissimo successo! Il giorno dopo, sulla rivista “La Fiera letteraria” un giornalista scrisse:”Se questa ragazza non diventerà una grande attrice sarà per disgrazia o per troppa grazia”. Due anni dopo, mente aspettavo l’autobus in Piazza della Croce Rossa, per andare a lezione di inglese, vidi dei ragazzi in una villa circondata da un cancellata di ferro, si comportavano tutti in modo strano, strillavano, ridevano, si buttavano per terra, sembravano dei matti, sembrava un manicomio, però sembravano dei matti felici e, allora, mi sono detta “pensa che bello stare lì dentro, essere libera e fare tutte quelle cose”. Quella villa era l’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico e quei “matti” erano gli studenti dell’Accademia. Due anni dopo, nel 1949, Monica fa la domanda per essere ammessa all’Accademia. Ad esaminarla è lo stesso D’amico che, ritenendo la sua prova un po’ acerba, le consiglia di presentarsi l’anno successivo. L’anno seguente Monica supera l’esame e viene ammessa all’Accademia. Però, prima entrare all’Accademia bisognava sottoporsi a una visita medica alla gola, per esaminare le corde vocali e vedere se fossero adatte a sostenere delle parti importanti. “Sono andata dal dottore” racconta Monica “mi ha guadato la gola e mi ha detto:”Niente da fare, può fare di tutto nella vita ma non può assolutamente fare questo mestiere, in Accademia non può entrare” e io gli ho detto:” Se lei insiste a non mettere l’ok su quel certificato e lo dice a Silvio D’Amico, faccia una cosa, si affacci alla finestra e guardi giù, io mi butto sotto la prima macchina che passa”. Lui mi ha guardato, ha avuto una paura tremenda e mi ha risposto:” E vabbè, allora, faccia l’attrice”. In Accademia Monica ebbe due maestri straordinari: il regista Orazio Costa e l’attore Sergio Tofano,il creatore del personaggio del signor Bonaventura (si firmava Sto n.d.r). “Quando sono entrata in Accademia” racconta Monica “credevo di fare per tutta la vita l’attrice drammatica, di portare sulla scena quei drammoni che io sentivo dentro di me, invece Sergio Tofano, il mio maestro, che era un grandissimo attore, mi guardò attentamente e mi disse:” No, no, tu hai una cosa rarissima, hai un talento comico involontario”. “Era un’attrice brillante già da allora” ha dichiarato più volte Sergio Tofano “ per cui le feci fare una parte comica ne “L’isola dei pappagalli”, con un paio di baffoni neri, era divertente la Monica Vitti coi baffi”. Nel 1953, su consiglio di Tofano “bisogna che ti trovi un bel nome”, decide di adottare un nome d’arte, diverso da quello anagrafico. Seduta al tavolino di un bar in viale di Villa Massimo, cambia il suo nome da Maria Luisa Ceciarelli in Monica Vitti.”Ho preso metà del cognome di mia madre, che si chiamava Adele Vittiglia e Monica perché avevo letto un libro tedesco, la cui protagonista si chiamava appunto Monica e, poi, ci tenevo che il mio nome cominciasse per “M”. Nel 1953 si diploma all’Accademia e debutta a teatro con Sergio Tofano, interpretando Mariana ne “L’avaro” di Moliere, messo in scena al Teatro Olimpico di Vicenza e l’anno seguente, sempre nello stesso teatro, interpreta l’”Amleto” di Riccardo Bacchelli, nel ruolo di Ofelia. Con Tofano recita anche in “La mandragola” e “Le avventure del signor Bonaventura”, divertendo il pubblico col suo talento comico “involontario”. “E’ stata una grande sorpresa per me” ricorda Monica “la prima volta che ho fatto ridere a crepapelle. Mi sono anche spaventata per gli applausi e le risate….ma allora aveva ragione Tofano! Io facevo ridere senza saperlo! Scoprire di far ridere era come scoprire di essere la figlia del re” Dopo le prime esperienze, in palcoscenico, col suo maestro, entra al teatro delle Arti di Roma e comincia un’intensa attività teatrale, alternando ruoli drammatici a ruoli comici con grande disinvoltura. Nel 1956 ottiene un grande successo, recitando in “Sei storie da ridere”, accanto a Bice Valori. Gianrico Tedeschi, Alberto Bonucci e Sandra Mondaini . Sempre nello stesso anno è la protagonista di “Bella” di Cesare Meano al teatro del Convegno di Milano. A Roma recita anche, da protagonista, in una serie di atti unici comici al Teatro Arlecchino (ora teatro Flaiano). Dopo qualche ruolo di scarso rilievo nel mondo del cinema, per guadagnare qualche soldino in più lavora anche come doppiatrice, grazie alla sua voce roca, perfetta per certi personaggi femminili. “Monicelli mi faceva doppiare donne alcolizzate, Pasolini le voci delle accattone e Fellini quelle delle vecchie prostitute. Nel 1957 Michelangelo Antonioni la chiama per doppiare Dorian Gray nel film “Il grido”. Durante il provino Antonioni la guarda attentamente e le dice:”Ha una bella nuca, può fare del cinema”. Nel 1958 è tra le protagoniste femminili, accanto a Bice Valori e Sandra Mondaini, nella commedia brillante “Le dritte” diretta dal regista Mario Amendola. Dopo quell'incontro casuale in sala di doppiaggio, Monica e Antonioni cominciano a frequentarsi e tra i due nasce una relazione sentimentale e artistica molto proficua. Insieme realizzano la tetralogia dell’incomunicabilità, in cui Monica dà vita a 4 personaggi femminili, tutti diversi tra loro ma caratterizzati da una comune e sofferta inquietudine interiore: la tormentata Claudia in “L’avventura”(1960), la tentatrice Valentina in “La notte” (1961), la misteriosa e insoddisfatta Vittoria in “L’eclisse” (1962) e la nevrotica e intellettuale Giuliana in “Deserto rosso”, dove c’è la sua famosa battuta “mi fanno male i capelli”.Una sera, Monica e Michelangelo vanno a cena con Mario Monicelli, il quale la stuzzica, dicendole:” Sei tanto simpatica e spiritosa, perché al cinema devi fare solo ‘sti personaggi mortaccini che ti scrive Michelangelo, datte ‘na mossa e dà una svolta alla tua carriera?” Monica accettò il suo consiglio e dopo i film girati con Antonioni scelse di cambiare registro espressivo, passando ai ruoli comici, alla risata e all’ironia sfrenata. Il passaggio nel novero delle attrici brillanti avvenne alla fine della prima metà degli anni 60’, con la partecipazione ai film a episodi che, allora, riscuotevano un grande successo al botteghino.. “Alta infedeltà” (1964), “Il disco volante” (1964), “Le bambole” (1965), “Le fate” (1966). Seguirono, poi, nel 1967, i primi film comici da protagonista:“Fai in fretta ad uccidermi…ho freddo”, “Ti ho sposato per allegria” e “La cintura di castità”. A consacrarla, però, definitivamente nel ruolo di mattatrice assoluta della commedia italiana fu il regista Mario Monicelli che le affidò il personaggio di Assunta Patanè in “La ragazza con la pistola”, ruolo che diventerà un simbolo della ribellione e del femminismo dilagante. La protagonista del film doveva essere mora e siciliana ma Monica non era né l’una, né l’altra e Monicelli,che sapeva il fatto suo, le cambiò la fisionomia, così come aveva fatto con Vittorio Gassman in “I soliti ignoti”, sdoganandola completamente dal cinema serio e impegnato di Antonioni. Le mise una parrucca corvina in testa e la trasformò in una donna siciliana passionale e determinata, facendola parlare con un accento siciliano buffissimo (“Di mammo sono! Una motta stai baciando?”). Il film ottenne un successo clamoroso e ,per la sua interpretazione di alto livello artistico, Monica fu pluripremiata dalla critica con numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali . Prima di lei non c’era mai stata nel cinema italiano un’attrice solidamente comica, bella, piacente, allegra, piena di spirito, vitale e dotata di una vis comica paragonabile a quella di Tina Pica. Le attrici comiche non erano belle, erano delle caratteriste ed erano relegate in ruoli marginali nei film, lei fu una novità assoluta e grazie alla sua bravura divenne la regina della comicità nel cinema italiano, tenendo testa ai grandi attori comici di allora, che erano Alberto Sordi, Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi e Giancarlo Giannini. Ha gareggiato con questi mostri sacri per classe e popolarità, mettendoli spesso all’ angolo. Era di una naturalezza incredibile, con dei “tempi”che appartenevano alla realtà, entrava nelle emozioni dei suoi personaggi e le trasmetteva al pubblico in maniera vera , perfetta e credibile, sembrava quasi che non recitasse. Dopo “La ragazza con la pistola” la carriera di Monica, nel cinema italiano, decollò alla grande, volando sempre più in alto. Sfornò per tutti gli anni 70’ un successo dopo l’altro. Nel 1969 girò con Alberto Sordi “Amore mio aiutami”, formando con lui un duo comico perfetto che avrà un grande successo di critica e di pubblico e si proporrà ancora in altri film. A questo film seguirono “Dramma della gelosia-tutti i particolari in cronaca (1970) di Ettore Scola, con Marcello Mastroianni e Giancarlo Giannini , “Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa” (1970), “La supertestimone” (1971), , “Noi donne siamo fatte così”, in cui interpreta ben 12 personaggi femminili diversi, diretta da Dino Risi, “Gli ordini sono ordini” (1972), “La Tosca” (1973), una commedia musicale con le struggenti musiche del maestro Armando Trovajoli e la regia di Luigi Magni, “Teresa la ladra” (1973), uno dei suoi film più belli, diretti dal suo compagno di allora, il direttore della fotografia Carlo Di Palma, al suo esordio come regista, “Polvere di stelle” (1973), grandissimo successo che condivise con Alberto sordi, protagonista maschile e regista del film, “A mezzanotte va la ronda del piacere” (1975), enorme successo al botteghino,“Qui comincia l’avventura” (1975), , “L’anatra all’arancia” (1975), “Mimì Bluette, fiore del mio giardino” (1976), “L’altra metà del cielo” (1977), “Amori miei” (1978), “Per vivere meglio divertitevi con noi” (1978), “Letti selvaggi” (1979), “Il mistero di Oberwald” (1980), film per la televisione, dove interpretò un ruolo drammatico, diretta ancora da Michelangelo Antonioni, “ Non ti conosco più amore” (1980), “Camera d’albergo” (1981), “Il tango della gelosia” (1981), “Io so che tu sai che io so” (1982), l’ultimo film in coppia con Alberto Sordi, “Scusa se è poco” (1982), “Flirt” (1983), diretto da Roberto Russo, suo futuro marito, al suo esordio come regista (lo sposerà nel 2000, a Roma, in Campidoglio,dopo 27 anni di fidanzamento n.d.r), “Francesca è mia” (1986) e “Scandalo segreto” (1990), interpretato,scritto e diretto da lei stessa, la sua ultima apparizione cinematografica. Conosciuta e stimata in tutto il mondo, partecipò anche a coproduzioni internazionali, diretta da grandi registi stranieri: “Il castello di Svezia” (1963), “Modesty Blaise, la bellissima che uccide” (!966), “La donna scarlatta” (1969”, “La pacifista”(1970), “Il fantasma della libertà” (1974), “Ragione di stato” (1978), e “Un amore perfetto o quasi” (1979), che fu l’ultimo film che girò all’estero. Anche molti registi di Hollywood la volevano ma lei, che aveva una paura tremenda di volare, non accettò mai il loro invito. Nel 1965, tra un film e l’altro, torna in teatro con il dramma di Arthur Miller “Dopo la caduta” dove interpreta il ruolo di Marilyn Monroe, diretta da Franco Zeffirelli e vi ritorna ancora con “La strana coppia” nel 1986, una versione al femminile della famosa commedia di Neil Simon, in coppia con Rossella Falk, diretta da Franca Valeri, ottenendo un grandissimo successo. L’ultima sua apparizione teatrale risale al 1988, nella commedia “Prima pagina”, con la regia di Giancarlo Sbragia. Nel 1978 recitò accanto ad Eduardo De Filippo nell’ allestimento televisivo della commedia di Eduardo “Il cilindro”, interpretando il personaggio di Rita, la protagonista femminile. Oltre che attrice, sceneggiatrice e regista, Monica è stata anche una brava scrittrice, pubblicando nel 1993 il libro autobiografico “Sette sottane”, dal nomignolo “sette vistini” che le avevano dato a casa da bambina, perché,essendo molto freddolosa, si vestiva a strati, indossando un vestito sopra l’altro e nel 1995 il romanzo “La vita è un letto rosa”. Nella sua lunga carriera, grazie al suo immenso talento, Monica Vitti, attrice profonda, istrionica, , intellettuale, intelligente, simpatica, affascinante e bellissima, ha avuto numerosi riconoscimenti e vinto tantissimi premi fra cui: 5 David di Donatello, 3 Nastri d’argento, 4 globi d’oro, 4 grolle d’oro, 2 Targhe d’oro, 1 Ciak d’oro, 1 Orso d’argento al Festival di Berlino, la Concha de Plata al Festival di San Sebastian e una candidatura al premio BAFTA, come migliore attrice, per il film “L’avventura” e dulcis in fundo, nel 1995, a Venezia, il Leone d’oro alla carriera.” La sua ultima apparizione come attrice è stata nella miniserie televisiva “Ma tu mi vuoi bene?” accanto a Jhonny Dorelli e l’ultima volta che è apparsa in pubblico è stato nel marzo del 2002, alla prima teatrale di “Notre-Dame de Paris” al Gran Teatro di Roma. Nel 2021, in occasione dei suoi novant’anni, le è stato dedicato il docufilm “Vitti d’arte, Vitti d’amore”, diretto da Fabrizio Corallo. Muore nella sua abitazione a Roma il 2 febbraio 2022, a causa di una malattia neurodegenerativa simile all’Alzheimer. Nel suo romanzo “Il letto è una rosa” aveva scritto: “lo smarrimento mi stringe alla gola come un boa trasparente. Non posso dimenticare che ci sia, ma lui mi avvolge e mi striscia sul viso..”, tragica premonizione della malattia che, di lì a poco, l’avrebbe colpita, soffocandola come un boa inesorabile nelle sue spire mortali. L’ex sindaco di Roma Walter Veltroni ha rivolto un saluto commosso e commovente alla nostra Monica Vitti, nel corso dei funerali dell’attrice romana che si sono tenuti a Roma nella chiesa degli Artisti a Piazza del Popolo. “Monica” ha ricordato Veltroni ” era dolce e spiritosa, sapeva utilizzare in ogni modo i suoi infiniti talenti. Non era aristocratica, non aveva la pretesa di insegnare come si sta al mondo, era colta e popolare, due parole che sapeva tenere insieme. Monica amava Roma che l’ha molto riamata. Rappresentava l’ironia ma anche la malinconia dei Romani. Prima di lei le attrici per far ridere dovevano giocare sulle proprie imperfezioni. Poi è arrivata lei, con i suoi occhi allegri, i suoi capelli arruffati e la sua inconfondibile voce roca e tutto è cambiato.. Monica, oggi un paese intero, e non solo, ti saluta e ti dice che, dopo i 20 anni di silenzio discreto che hai scelto, ti vuole più bene di prima. Non ci sei stata, ma c’eri e ci sei”. Grazie, Monica, per tutto quello che ci hai regalato, fai parte della nostra vita e sarai sempre dentro di noi.

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