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La tradizione degli zampognari in Campania

30 Novembre 2023 Author :  
di Gerardo Sinatore
 
Quando ero piccolo e sentivo suonare gli zampognari dalla fine di novembre sino a Natale nelle scale di casa mia dinanzi all’immagine del Cristo, non potevo fare a meno di fermarmi ad ascoltare con la bocca spalancata qualsiasi cosa stessi facendo, a volte otturandomi le orecchie per il suono acuto della ciaramella. Un suono acuto ma così magico che ancora mi riporta in quel mondo di Giuseppe il falegname, il padre di Gesù, l’anziano genitore che al ritorno alla grotta in compagnia della levatrice vide il mondo intero fermarsi: assisté ad una pausa cosmica durante la quale cessarono i venti, non si mosse più alcuna foglia degli alberi né si udì alcun rumore di acque, non scorsero più i fiumi, né fluttuò il mare, tacquero tutte le fonti di acqua, non risuonò alcuna voce umana. C’era un grande silenzio e anche le stelle cessarono il corso. Così le misure delle ore erano quasi tramontate e con grande timore tutte le cose tacevano stupite, mentre lui era nell’attesa della venuta della maestà, del termine dei secoli.
Allora avvenne che arrivarono i pastori da ogni direzione. Mentre, acceso il fuoco, i pastori se ne stavano in allegria, apparvero loro gli eserciti celesti lodando e celebrando Dio ottimo massimo. Anche i pastori presero a fare la stessa cosa, sicché‚ quella grotta divenne come un tempio del mondo superiore, poiché‚ bocche celesti e terrestri glorificavano e magnificavano Dio per la natività del signore Cristo.
Ecco, è proprio questo che rappresentano gli zampognari con le loro nenie suonate da zampogne e ciaramelle. Gli zampognari sono proprio quei pastori che giunsero per primi ad adorare il Cristo e a magnificare la Madre di Dio: l’immacolata sempre vergine da ogni umano peccato, colei che stupefatta da sé stessa disse: 
“Chi sono io, Signore, che tutte le generazioni della terra mi benedicano?"
Ancora oggi, quando in questi giorni li incontro in qualche negozio di vicinato della mia città, mi fermo ad ascoltarli e mi ricordano mia mamma che esultava ai loro canti e si commuoveva quando sentiva il motivo di “Tu scendi dalle stelle” del nostro patrono Sant’Alfonso. Io li chiamavo Armenzio e Benino, come si chiamavano i pastori del presepio napoletano il cui nome è stato mutuato dalla seicentesca “Cantata dei Pastori” tanto amata dal padre di Sant’Alfonso.
Gli zampognari sono pastori e contadini di Tramonti, dell’Irpinia o dell’Alto Cilento, da dove giungono ogni Natale per la questua, per rallegrare le feste natalizie e annunciare a tutti noi che sta per nascere il Salvatore del Mondo colui che ha distrutto l’inferno e ha legato Satana.
“Ti ringrazio, o Dio, perché‚ i miei occhi hanno visto ancora la nascita del Salvatore del mondo”.
 
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