Angri
Il significato del toponimo Angri, ha origine dalle caratteristiche "geomorfiche" del sito. Il nome deriverebbe dal latino tardo Angra, che significa acqua appantanata. Tali caratteristiche si riscontrano nel toponimo ancora vivo di una zona denominata "Paludicella". Angri da: Anger, Ancra e Angara che indicavano fasce di terra coltivate lungo i fiumi; Angarius l’animale da traino o campestre; Angarium la stazione o officina di ferramenta e pulizia dei cavalli; Angrivari popolazioni germaniche delle pianure, ribellatesi a Cesare e più tardi ammesse a militare negli eserciti romani; Angaria stazione di posta, dove i viaggiatori si ristoravano ed effettuavano il cambio dei cavalli. Per la fertilità delle campagne e per la ricchezza della sua vegetazione che si estendeva tra le pendici dei monti Lattari e le sponde del Sarno, il LOCUS ANCHARIA, non poteva avere altro nome. Per la prima volta il nome Angri, apparve nel Codex Diplomaticus Cavensis dell'856, conservato nell'Abbadia di Cava dei Tirreni.
Popolazione: 33.562 abitanti
Superficie: 13,77 km²
Densità: 2.438,09 ab./km²
Nome abitanti: angresi
Santo Patrono: San Giovanni Battista - 24 giugno
LA STORIA
Situata nella bassa valle del Sarno, tra i Monti Lattari e le falde del Vesuvio, Angri è un importante centro agricolo e sede di numerose industrie manifatturiere e del settore alimentare, in particolare dell'industria conserviera. Angri cominciò a svilupparsi nel secolo VII d.C.come Casale della Contea di Nocera; in seguito crescendo la sua consistenza territoriale ed economica, fu dato in feudo ai vari signori (Carafa, Avalos, Aquino, Zurlo). Il barone di Angri Giovanni Zurlo di fede Angioina, nella lotta alla successione al trono di Napoli tra Alfonso d'Aragona e Luigi III° d'Angiò, si schierò a favore di quest'ultimo. Allora la regina Giovanna II°, inviò Andrea Forte Braccio da Montone, capitano di ventura che sosteneva la causa aragonese, ad assediare il feudo Angrese. Nel 1421 dopo un breve assedio, devastò l'intero abitato e incendiò il castello. In seguito alla caduta di Alfonso d'Aragona, detronizzato dalla stessa regina, fu dichiarato legittimo erede Luigi III° d'Angiò, il quale per ringraziare Zurlo della sua fedeltà, inviò la regina Giovanna a ripristinarlo nel suo feudo. All'epoca del re Carlo I d'Angiò, molte famiglie Angresi elevate alla dignità nobiliare, iniziarono a costruirsi dimore gentilizie in diversi punti del feudo e le primitive strade del Paese, presero il nome di tali famiglie (Concilio, Coronati, Risi, Ardinghi). Verso la metà del secolo XV, Angri si staccò da Nocera divenendo una Universitas e nel 1563 il sindaco Salvatore de Angelis, compilò i Capitoli dell'Universitas, stabilendo norme di vita amministrativa, adottate dai governi della Città fino all'Unificazione d'Italia. Ai principi del 1600 i DORIA ottennero che il feudo Angrese fosse eretto a PRINCIPATO, dal quale essi presero il titolo di Principi di Angri. Per merito di questa ricca e potente famiglia genovese, il Paese figura nella storia dell'arte, omonomizzato nel Palazzo Doria d'Angri in piazza dello Spirito Santo a Napoli, sede estiva dei Doria e splendido gioiello settecentesco. Ad Angri,nella località Pozzo dei Goti, nel 553 fu sconfitto ed ucciso il re dei goti Teia, ad opera dell'esercito bizantino comandato da Narsete, inviato dall'imperatore Giustiniano. Fu l'ultimo atto della dominazione gotica in Italia.
I MONUMENTI
Il castello, rocca posta al di sopra del centro medievale di Angri, a difesa dell’abitato e per il controllo degli assi viari che congiungeva Nocera con Stabia e Sorrento e la valle con la costiera, ha origini medievali. Subì vari assedi in età aragonese (uno nel 1421 condotto da Forte Braccio da Montone). A questo tempo è da riferire la grande torre munita che domina la parte destra del complesso, che conserva il fossato originario e che è circondata da un ampio anello su due piani che cinge e difende il corpo della torre, unico resto dell’assetto antico della rocca, in cui fu probabilmente ospitato Carlo V nel 1535 dal feudatario del tempo, Alfonso d’Avalos. Passato il feudo ai Doria, il complesso subì un radicale restauro nel Settecento, ad opera dell’architetto Francesconi: il maniero venne trasformato in palazzo signorile, rivestendo la torre principale con merli e inglobando quelli minori nell’ampio edificio a tre piani, caratterizzato dall’ariosa scala aperta che congiunge la torre e il palazzo, restaurato di recente e che ospita dal 1910 il municipio cittadino. Alle modifiche di fine Settecento risale anche l’impianto del giardino (oggi villa comunale), posto di fronte al palazzo, che presenta ampie e ricche aiuole con alberi secolari. L’ingresso è monumentale con motivi neoclassici e al centro si staglia una collinetta artificiale, che contiene all’interno una grotta.
Chiesa di San Giovanni Battista
Il complesso di San Giovanni, santo patrono della cittadina di Angri, costituisce il principale edificio di culto cittadino. Fondata probabilmente nel 1302 dal conte di Nola Romano Orsini, conserva la facciata rinascimentale, tra i più prestigiosi beni architettonici della valle del Sarno. Il prospetto è a bugne di tufo con un articolato rosone centrale, e risale probabilmente ai decenni tra Quattro e Cinquecento mentre i portali marmorei di forte impronta classicheggiante sono di poco successivi e datati al 1540. L’interno, spazioso e a tre navate, risale ad un rifacimento settecentesco e ospita, tra l’altro, sull’altare maggiore un significativo polittico del primo Cinquecento attribuito al pittoreSimone da Firenze e una statua lignea medievale del Battista, oltre agli altari marmorei, il coro ligneo e dipinti sei-settecenteschi. Il complesso, seriamente danneggiato dal sisma del 1980, ospita in un’ampia cappella adiacente al transetto sinistro, la confraternita diS. Margherita, eretta in pianta ellittica a partire dal 1753.
La chiesa, oggi posta in un cortile adiacente ma non visibile dalla strada principale, è di origine medievale e serve un quartiere autonomo della città di Angri, il casale di Ardinghi, che, come rivela il toponimo, è di fondazione medievale. Anche la chiesa è dello stesso tempo e dietro la facciata barocca si coglie la partizione a tre navate dell’interno. Restaurata di recente, quando sono tra l’altro affiorati resti di affreschi sottoposti rispetto all’attuale piano di calpestio, conserva, all’interno, un prezioso dipinto su tavola conMadonna e santi datato 1503, tra i più antichi esemplari di pittura rinascimentale della zona.
Chiesa Dominicana della prima metà del XVII sec., divenuta Chiesa Parrocchiale della cittadina di Angri dal 1839, subisce con il sisma del 1980 gravi dissesti molto evidenti nella zona del tamburo. La volta a botte della navata centrale viene serrata da un anello di cordoli summitali ancorati alla muratura. L'intervento architettonico si occupa della esecuzione del nuovo tamburo e della nuova calotta, della revisione degli intonaci, delle nuove pavimentazioni e delle tinteggiature sia dell'aula della Chiesa che dei locali accessori. La strada principale e vari padiglioni, risalenti al secolo scorso e al nostro, che costituiscono interessanti esempi di archeologia industriale del Mezzogiorno e attendono un recupero e una riqualificazione.
Chiesa S. Maria di Costantinopoli
La chiesa di S. Maria di Costantinopoli sorse prima del 1700 per spontanee offerte del popolo. Situata nel casale ‘delli concilij’ fu chiamata comunemente ‘in coppa a’ cappella’. Si presume sia nata da una trasformazione o ricostruzione del tempio di un sito già destinato a luogo di culto, anche se la notizia più antica è del 1704. L’attuale struttura è frutto di un rimaneggiamento seicentesco, mentre solo recentemente, nel 1975, si è ridisegnata la facciata. Nello stesso anno fu aperta la porta più piccola sulla facciata e costruito un locale adiacente la Sagrestia.
Chiesa della Madonna del Carmine
La Chiesa della Madonna del Carmine sorse nel 1611, a cura dei religiosi Carmelitani, che dimoravano in un distrutto convento in località Camaldoli, e a spese dei nobili di Angri. Pregevoli il Santuario, d’un tenue barocco, la statua della Madonna datata 1718, i campanili dorici che affiancano la facciata, sul portale della quale è purtroppo andato perduto un pregevole affresco del 1800. Quella odierna, riaperta dopo il terremoto del 1980, è, in realtà, il locale originariamente destinato alle riunioni della confraternita. La Chiesa vera e propria è attigua. Costituita da una unica navata, ha due altari laterali. Durante il secolo scorso fu abbattuto l’altare maggiore con i due laterali per adeguare la struttura ai dettami dell’attuale liturgia.
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