È stata accolta come un cambiamento epocale lo scorso aprile, prima dell’estate; e gli stravolgimenti portati si sono avvertiti già dallo scorso mese visto che il 17 luglio è stata la prima scadenza del Fisco per Airbnb e per tutti gli altri portale che forniscono un servizio simile.
Si parla di una grande fetta del settore turistico poichè ormai siti di questo genere sono sempre più diffusi e vanno a riguardare tutte le singole sfumature: non soltanto prenotazione diretta ma anche portali di agenzie per affitti brevi, gestione case vacanze ecc…
Ebbene in precedenza tutti questi soggetti non erano sottoposti a norme esatte: l’affitto fino ad un massimo di 30 giorni (questa la definizione di locazione breve) non prevedeva obbligo di registrazione. Il che causava ovviamente la quasi impossibilità di effettuare controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Una situazione che si è andata a rafforzare ancor di più a seguito della nascita di portali come Airbnb e affini: dall’avvento di questi soggetti infatti, tutte le città, anche quelle non strettamente a vocazione turistica, hanno iniziato a riempirsi di case da affittare per brevi periodi. In sostanza in molti hanno iniziato a mettere a reddito il proprio appartamento spesso e volentieri con guadagni più che discreti.
Il tutto passa direttamente tramite il portale di riferimento diventando quindi ancor meno tracciabile per il fisco. Con la nuova normativa a partire dal 1 giungo 2017 a questa tipologia di affitto breve si va ad applicare la cedolare secca (imposta speciale che sostituisce l’Irpef e l’imposta di registro) del 21%.
Altra soluzione per i proprietari di casa è quella di assoggettare all’Irpef i proventi derivati da locazioni brevi e indicarli anche in dichiarazione dei redditi: in questo caso l’aliquota minima sarebbe del 23%.
In aggiunta a ciò gli intermediari, si parla quindi anche dei portali come Airbnb, quando concludono un contratto di affitto breve (entro i 30 giorni) dovranno inviare all’Agenzia delle Entrate una comunicazione, pena sanzione pecuniaria da 200 a 2mila euro.
Dovranno essere loro a trattenere una ritenuta del 21% sui proventi derivati dalla locazione breve per andare a versarla tramite F24; e infine a inviare ai singoli proprietari degli immobili la Certificazione Unica annuale con i relativi importi pagati a titolo di imposta o di acconto.
In sostanza si va a coinvolgere direttamente l’intermediario, soprattutto nel caso dei tanti portali nati sul web, per essere certi di evitare comportamenti illeciti da parte dei proprietari di immobili. Che ad oggi, spesso e volentieri, hanno usufruito di entrate derivate dai loro appartamenti senza pagare alcuna tassa.
Locazioni brevi e nuova normativa: le novità per gli esercenti

