A San Valentino Torio una fiaccolata in memoria di Giuseppe Crispo, il giovane poliziotto morto con un colpo di pistola alla testa a 19 anni, nella caserma Ilardi di Genova nel 1993. La fiaccolata si terrà lunedì 21 giugno, dalle ore 21, con partenza da Corso Umberto I, procederà poi per le strade di via Matteotti, via Caporale Vito Ruggiero, via Terrazzani, via Annunziata, via Giuseppe Crispo e concluderà in Piazza Spera. La fiaccolata è stata organizzata dalla mamma Lucia Galluzzo che dopo 27 anni è ancora alla ricerca delle verità. “Sono 27 anni che cammino con la bara di mio figlio sulle spalle. Non ho mai creduto che mio figlio si fosse ucciso e voglio dargli giustizia. Non mi arrendo fino al mio ultimo respiro". Così mamma Lucia Galluzzo, la madre di Giuseppe Crispo, il giovane poliziotto morto il 16 dicembre del 1993. "Il pm ha archiviato l'indagine con tantissimi dubbi e punti oscuri, come mai non è stata aperta un'indagine interna? – ha detto mamma Lucia. La donna nel 2019 è stata ospite anche alla trasmissione di Rai 3 Chi l'ha visto? Lo scorso anno lo stesso comune di San Valentino Torio ha intitolato una strada del piccolo comune dell’Agro, l'ex via Sottostanti, all'agente Giuseppe Crispo.
I fatti
I fatti risalgono ad oltre 27 anni fa, quando Giuseppe era stato trasferito in caserma da poco meno di 40 giorni. Era il 16 dicembre 1993, aveva comprato i regali di Natale per la fidanzata e i suoi cari, aveva riscosso lo stipendio e la tredicesima, era sereno ed aveva acquistato anche il biglietto per l’area per raggiungere i suoi per le festività natalizie. La sera della sua morte, ‘Pino', come lo chiamavano affettuosamente i suoi, parla a telefono con Anna, la fidanzata. È il telefono della caserma, perché i cellulari ancora non esistono. I due ragazzi chiacchierano tranquillamente, secondo quanto raccontato da Anna, e si salutano dicendosi ‘ti amo'. Poco più tardi Anna richiama, ma a telefono non risponde Giuseppe, ma un collega: "Non è sceso, ha mal di pancia" le dicono al telefono. Poco più tardi i familiari vengono avvertiti del tragico suicidio di Giuseppe, avvenuto nella sua stanza, quella sera, mentre i colleghi lo credevano in camera ad ascoltare la radio, con un colpo di pistola dritto in fronte. Il suicidio, imprevisto e imprevedibile, viene attribuito da chi ne dà notizia a un litigio con la fidanzata. "È colpa tua, mi disse un dirigente di polizia, lo ha fatto per colpa tua" – racconta Anna, la fidanzata di Giuseppe, tra le lacrime alla trasmissione di Rai Tre – "Questa frase me la sono portata dietro tutta la vita". Secondo quanto lei stessa riferisce, non avevano litigato, ma, come confermano i genitori, Giuseppe era di umore sereno e in lui non c'era alcuna traccia dello stato d'animo di ‘fragilità e depressione‘ a cui viene addebitato il presunto suicidio. Altre stranezze riguardano la scena dei fatti, compreso il portafogli vuoto, senza stipendio e senza tredicesima, ma solo cento lire sotto al comodino della stanza, ritrovato dalla mamma. Rinvenuto accanto al corpo la stessa arma con cui fu esploso il colpo mortale. All'esame condotto dalla Scientifica, la pistola, infatti, risulta trattata con un acido altamente corrosivo, che ha ossidato ogni traccia organica. Altro elemento che lascia dubbi, inoltre, anche l'ora in cui è stato scoperto il corpo di Pino, tanto che si parla del "sospetto che il rinvenimento del cadavere possa essere avvenuto in un orario diverso da quello dichiarato". L'indagine della magistratura, nonostante tutti i dubbi, viene archiviata, mentre nessuna indagine interna viene disposta tra le mura della Ilardi. Ma in tutto questo mamma Lucia dopo 27 anni nessuna delle persone che amavano Pino si è rassegnata ad accettare una versione dei fatti così densa di ombre.


