Era il 16 maggio del 2002 quando i killer uccisero Salvatore Ridosso, alias tore o piscitiello, in via Pasquale Vitiello nei pressi di una fabbrica. La procura di Salerno accusa Valentino Mansi, noto pregiudicato scafatese, già in passato coinvolto in processi per associazione per delinquere, e Luigi Muollo, fratello di Vincenzo Muollo, ucciso per vendetta il 9 settembre del 2003. Secondo la Procura, ad ordinare l’omicidio fu Ferdinando Muollo - cugino di Luigi e Vincenzo -, imprenditore del settore odontoiatrico e soprannominato ‘o dentista. I Muollo avevano avuto dei contrasti nell’ambito del controllo degli affari illeciti con Salvatore Ridosso, tanto che all’epoca proprio quest’ultimo aveva più volte minacciato Luigi Muollo. Tra i due vi era stata anche una contesa a distanza ravvicinata con Ridosso che in più occasioni aveva sbeffeggiato i Muollo. Quel giorno, secondo la ricostruzione degli inquirenti, Valentino Mansi e Luigi Muollo agirono da soli in sella ad uno scooter di grossa cilindrata. Prima gli appostamenti, registrati dalle celle telefoniche popsizionate nella zona del’omicidio, poi l’agguato. A custodire le armi utilizzate per l’agguato Veruska Muollo e il marito Francesco Fienga. Furono loro a consegnare il borsone con le pistole, i giubbotti anti-proiettile e i passamontagna a Muollo e Mansi prima dell’omicidio. Ad accusare gli indagati, oltre al collaboratore di giustizia Saverio Tammaro - all’epoca organico al gruppo criminale di Muollo e Di Lauro - anche altri pentiti. (R.F.)
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