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Conca dei Marini e il suo borgo straordinario

05 Luglio 2016 Author :  

Conca dei Marini, assieme a tutta la Costiera, dal 1997 è stata dichiarata dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità. Deve il suo nome alla specifica conformazione geografica a forma di conca, con l'aggiunta della denominazione dei Marini per sottolineare la vicinanza al mare e l'antico ruolo svolto dai marinai che vi abitavano, un tempo molto numerosi ed esperti delle tecniche della navigazione, così che il paese è anche definito città dei naviganti. Le origini sono piuttosto incerte; si ritiene che sia stata fondata dai Tirreni con il nome di Cossa e, data la conformazione ripida ed irregolare dell'entroterra, i primi abitanti si dedicarono subito alle attività marittime. Nel 272 a.C. (481 ab Urbe condita) venne conquistata dai Romani, che la trasformarono in colonia; il piccolo borgo marinaro fornì loro un cospicuo contributo nel corso della seconda guerra punica, per poi ribellarglisi contro durante la guerra sociale del I secolo a.C. Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, Conca divenne una base di supporto per la vicina Repubblica marinara di Amalfi, intrattenendo pertanto rapporti commerciali con gli altri popoli del Mediterraneo e accrescendo ulteriormente la propria bravura nel campo marinaro, poiché iniziò a poter disporre di ben 27 grandi galeoni come attestano le cronache del tempo. In seguito alla capitolazione della repubblica amalfitana nell'XI secolo, il paese ebbe un momentaneo periodo di crisi, che poi superò sotto la dominazione degli Svevi e degli Angioini, durante la quale riprese con maggior vigore i traffici marittimi. In età moderna, sotto la dominazione degli Aragonesi, degli Asburgoe dei Borbone, gli scambi commerciali si estesero, consentendo così a diversi condottieri conchesi di arricchirsi e potersi elevare socialmente. I porti principali dove approdavano erano quelli di Venezia, Trieste, Costantinopoli e Smirne e più tardi anche Odessa. Proprio in quegli anni, però, cominciarono le attività piratesche dei Turchi, che non solo minacciavano le navi mercantili, ma attaccavano e saccheggiavano i paesi rivieraschi. Nel giugno 1543 5 galeotte turche sbarcarono presso il capo di Conca e misero al sacco tutto il paese, profanando e spogliando di tutti i suoi arredi la chiesa di San Pancrazio martire, che rimase per più anni chiusa e interdetta. Un altro duro colpo per i conchesi fu il flagello della peste che la colpì principalmente negli anni 1528 e 1556. Malgrado l'inarrestabile decadenza, il suo porto fu frequentato da mercantili ancora fino alla metà del XIX secolo e la tonnara, unica in tutta la Costiera, creata intorno al 1700, sopravvisse fino al 1956. Nel 1861, dopo la cacciata dei Borbone di Napoli, Conca dei Marini passò al Regno d'Italia. Nel periodo fascista, con il regio decreto n. 2202 del 6 febbraio 1928, a Conca fu unito il paese di Furore[4], ma alla fine della seconda guerra mondiale i due comuni tornarono ad essere separati. La Marina di Conca è una piccola baia circondata da numerose casettine bianche e rappresenta il principale stabilimento balneare del paese, nonché il porto in cui attraccano tuttora le imbarcazioni dei pescatori locali. Attualmente la principale risorsa economica del paese è costituita dal turismo di massa; seguono poi (seppur in tono minore rispetto al passato) la pesca e l'agricoltura, caratterizzata soprattutto dalle coltivazioni di limoni e pomodorini "del pendolo" (in napoletano "d' 'o piennolo").

LA TORRE DEL SILENZIO -  La più bella torre della riviera, di forma quadrangolare, di origine cinquecentesca in quanto su questa costa le torri a pianta circolare, meno resistenti, risalgono al XIV secolo e quelle a pianta quadrata, più robuste, al XVI secolo. Della Torre Bianca si è parlato e scritto a lungo in passato, per il fatto che fino agli anni '60 fungeva da cimitero. Questo nobile sepolcreto non ha mai avuto, in realtà, nulla di macabro e funereo. Si racconta che un giorno, davanti a questa vecchia costruzione saracena, gli abitanti di Conca si accorsero che c'erano due anziane turiste americane inginocchiate. "Che cosa fate in quella posizione?". "Stiamo pregando Dio per farci morire qui ed essere sepolte nella torre. Questo è il posto più bello del mondo".

LA TORRE DI CAPO CONCA - La  Torre di Capo Conca è in ottimo stato di conservazione, è senza dubbio tra le più pittoresche dell'intero schieramento per l'insuperabile inserimento ambientale quasi una sorta di integrazione fra roccia e muratura.

LA GROTTA DELLO SMERALDO -  La Grotta dello Smeraldo è annidata nella silente e solenne baia di Conca, in una piega dell'orlo costiero. E' stata ritrovata nel 1932 da un pescatore che in seguito, fino alla sua morte, ha indossato una fascia che lo glorificava con la scritta: "scopritore della grotta". Gli si deve chiaramente tanto: per convenire su questo, basta entrare nella grotta nel momento in cui, con il sole alto e il mare calmo, si creano delle incisioni di luce, con riflessi e barbagli che colorano tutto l'ambiente interno e le conferiscono quel fascino unico, che ha già fatto invaghire molti turisti. Vi si può accedere dalla strada nazionale, con ascensore o scala, oppure dal mare. Alla banchina d'ingresso, una zattera introduce nella spelonca che, come per incanto, si trasforma in un fantastico tempio verde, ricco di cariatidi, figure, cortine e bassorilievi: opera dei millenni e dell'acqua stillante dalle volte. Ma ciò che più sorprende, è il veder sorgere dal mare numerose e robuste strutture stalagmitiche. Queste, logicamente, non avrebbero potuto formarsi se la grotta non fosse stata un tempo all'asciutto e non potrebbero trovarsi ora nell'acqua se, per il fenomeno di bradisismo, il suolo non si fosse abbassato portando intatta nel mare la parte inferiore della caverna. L'interesse per la Grotta di Smeraldo è cresciuto da quando, nel 1956, i sub hanno adagiato sul fondale un presepio di ceramica bianca.

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