LA STORIA - “Sono nato e cresciuto nella “Forcella” dell’agro sarnese nocerino, giocavo con gli scugnizzi di strada e sono fiero. I miei primi anni di vita lì ho trascorsi, giocando proprio con i ragazzi di strada. Abitavamo in una strada colorata e vivace – racconta Bruno Venturini - Mio padre Raffaele era napoletano, aveva un negozio di tessuti al Rettifilo. Mia madre Vittoria Fusco, invece, era originaria di Angri, nipote del beato Alfonso Maria Fusco, il fondatore delle suore di S. Giovanni Battista. Durante la seconda guerra mondiale, il negozio di mio padre fu scassinato e gli derubarono tutta la merce. Dopo il conflitto, mio padre fu costretto a ricominciare daccapo a Pagani, dove viveva mio nonno Giuseppe. Con la sua attività ebbe fortuna e ci trasferimmo a Salerno, apri un negozio in via Velia e ci mettemmo ad abitare in piazza Luciani, ma tutto questo durò poco perché mio padre si ammalò di cirrosi epatica e ci trasferimmo a Roma, ma purtroppo fu tutto inutile mio padre morì e per quella malattia bruciammo tutto il patrimonio costruito da mio padre per curare la malattia. Durante il periodo delle scuole elementari viene scelto per una breve esperienza nel coro de “La Radio per le scuole”, un programma radiofonico che, nei primi anni cinquanta è presentato da Nunzio Filogamo. Per sostenere parte delle spese ospedaliere di mio padre, insieme a mio fratello maggiore Peppino cominciammo a girare per i mercatini della capitale come venditore ambulante di maglieria ed io lo accompagnavo cantando per attirare i passanti. In una di queste occasioni, a Porta Portese, fui ascoltato per caso dal tenore Mario Lanza e da lui fui spinto a studiare canto e mi disse: “Uagliò, tu canti molto bene, ma devi studiare”, e mi regalò con il suo autografo”.
LA MORTE DEL PADRE E IL RITORNO A SALERNO - Con la morte del padre il ritorno a Salerno insieme alla mamma e i fratelli. E proprio a Salerno prende la licenza media e continua i suoi studi alla Ragioneria. “Fino a questo momento per me il canto era solo una bella passione, purtroppo dopo la morte di mio padre non avevo la possibilità di studiare. Ma un giorno vicino casa mia venne ad abitare un intendente di finanza di Napoli, la moglie, la signora Fanale, era stata un grande soprano. Un bel giorno bussò alla nostra porta e chiese a mia madre chi era che sentiva cantare la mattina. “E’ mio figlio Bruno”. “E perché non lo fate studiare?”. Mia madre, poverina, le fece capire che non potevamo permettercelo. “Non vi preoccupate – replicò lei - Ci penso io”. E così mi presentò a Franz Carella, che dirigeva il liceo musicale di Porta Nova, e ad Alfredo Giorleo, che aveva una scuola a Piazza Ferrovia. Loro due sono stati i miei primi maestri di canto. La prova d'ingresso dura poche battute di Torna a Surriento. Il maestro Alfredo Giorleo dopo averlo sentito cantare fissa subito le ore di lezione gratis e si offre di pagare il metodo Bona di solfeggio”
LA SVOLTA E GLI INIZI DELLA SUA CARRIERA – “A soli 15 anni decisi di partecipare alla festa di Porta Capuana. Alla serata, condotta dal grande Corrado, parteciparono grandi artisti Claudio Villa, Sergio Bruni, Achille Togliani, Franco Ricci. Così dopo l'esibizione di Gino Latilla che spopola con l'interpretazione di Tchumbala bey, il presentatore da dietro la quinta chiede al prossimo cantante di farsi avanti ma tutti si dimostrano titubanti. È controproducente confrontarsi con un tale successo. Ma un ragazzino di quasi quattordici anni proprio non ci pensa a certe cose, così ingenuamente è proprio lui a proporsi dopo Latilla. I brani che canta sono tre e tutti in napoletano: “Passiggiatella”, “Serenatella 'e Maggio”, “L'urdemo raggio 'e luna di Fiore e Vian”. Al termine dell'esibizione, a sorpresa il pubblico è a dir poco entusiasta. Così appena terminata l'esibizione gli si avvicina Lello Esposito, direttore e comproprietario insieme ai fratelli di una delle più note case discografiche napoletane di allora, la Phonotype Record, che complimentandosi mi invita a presentarmi per un'audizione. Fu proprio in quel periodo che su suggerimento della signora Fanale, scelsi il nome d’arte: Bruno Venturini.
L’INCISIONE DEL PRIMO DISCO E L’INIZIO DEI GRANDI SUCCESSI – “Don Amerigo scelse due brani: “N’ coppa all’onne” e “Margherita ‘e fuoco”. L’orchestra dal vivo era diretta dal maestro Mario Festa. Ricordo che quando andavo a scuola, gettavo un occhio al mio disco nella vetrina del negozio D’Aniello, in via Duomo, con la mia fotografia. Era un’emozione! Però il mio primo grande successo fu nel 1959, con una cover di Sanremo, “Io sono il vento”, cantata da Arturo Testa, che aveva fatto un exploit al Festival, classificandosi secondo. Il suo discografico tardò a stampare il disco, e così la gente quando andava nei negozi e diceva il titolo, trovava il mio e l’acquistava. Fu così che approdai alla Durium. Lavorare per la casa milanese significava uscire nelle radio nazionali. A Milano conobbi Mina e mi proposero di fare una esperienza con il rock e con “Colpevole”, ebbi un grande successo. Anche se gli anni di rock preferisco non considerarli perché non ho preferito quel periodo visto che sono stati anni di sperimentazione da parte mia
L’INCONTRO CON JACQUELINE KENNEDY – La villeggiatura in costiera in costiera e l’incontro con la signora Kennedy. “All’epoca fu Mario Parrilli, allora presidente dell’Ente per il Turismo, che era innamorato della musica napoletana classica e scriveva anche canzoni, mi convocò nel suo ufficio a via Velia e mi chiese di cantare in una serata di gala in onore della signora Kennedy, alle Arcate ad Amalfi. Fu un grande successo all’epoca qualche giornale scrisse che la signora Kennedy aveva perso la testa per lo scugnizzo Venturini. Subito dopo ebbi l’esperienza in America l tempio della musica lirica americana l’Academy of Music di Brooklyn, dove si era esibito pure Caruso. Alla “corte” di Jacqueline Kennedy conobbi Grace Kelly e quando diventò principessa di Monaco, rimasi in contatto con lei. E così, quando mi sposai e andai in viaggio di nozze in Costa Azzurra, fui suo ospite al Palazzo Reale. Nel 1966 poi partecipai al Festival della canzone napoletana in coppia con Jenny Luna, rockstar romana, con il brano “Tu iste a Surriento”, musica di Mario Festa e testi di Cutolo. Fui il primo a portare il rock nel festival napoletano”.
E POI TANTISSIMI I PREMI, I RICONOSCIMENTI E LE ESIBIZIONI IN TUTTO IL MONDO – Nel 1968: Il maestro Cinico Angelini consegna a Venturini il primo premio del Festival della Canzone Romana. Sempre nel ’68 il grande successo a Mosca. La prima volta nella disciolta Unione Sovietica, come terzo artista italiano, dopo Claudio Villa e Domenico Modugno e record di ben 370 concerti, effettuati dal 1968 al 1974. In Giappone nel 1978: Davanti al monumento alla bomba atomica di Hiroshima, i resti delle mura dell'ultimo palazzo rimasto in piedi, in seguito alla tremenda esplosione nucleare del '45. A New York 1981: Ospite alla WWOR-TV del famoso 'Joe Franklin Show'. In Cina nel 1984: a Pechino con il maestro Franco Zauli, suo pianista e direttore d'orchestra a Piazza Tienanmen. Venturini è il primo artista occidentale ad esibirsi in Cina. Nel 1995 a Linz In concerto al Brucknerhaus. Uno degli incontri con Michail e Raissa Gorbaciov, nel 1997. Con i coniugi Gorbaciov c'è stata amicizia fin dal Governo Breznev. “Ricordo con grande piacere l’incontro con Michael Jackson nei primi anni ’80 in una trasmissione Australiana, dove ero in tourneè in quel periodo. L’allora giovane Michael Jackson mi disse: “Io quando mi devo rilassare ascolto le tue canzoni”. Altro incontro bellissimo ed emozionante è stato con Papa Giovanni Paolo II. Il Papa lo conobbi nell’84, prima del mio viaggio in Cina. Poi lo rividi nell’ottobre del 2001, in occasione della beatificazione di Alfonso Maria Fusco, quando ebbi l’onore di cantare in San Pietro sull’Altare Maggiore il canto liturgico “Panis Angelicus”, un privilegio concesso in passato solo al tenore Beniamino Gigli. Dopo la cerimonia, mi inginocchiai davanti a lui, sicuro che non mi avrebbe riconosciuto. E invece lui mi guardò, sorrise e disse: “O sole mio… Figlio, tu quando canti, preghi due volte…”. Mi strinse forte e mi benedì. Non mi lasciava più andare. E poi l’incontro a Città del Vaticano il 19 ottobre 2016: ricevuto da Papa Francesco, in occasione della Canonizzazione di mio zio materno Alfonso Maria Fusco”. In quell’occasione consegnò a Sua Santità la 'Platinum Disc Edition' del suo Greatest Hits (Lucky Planets) che è stato certificato disco di platino al sesto semestre di vendite. Venturini in Argentina aveva già conosciuto nel '77 Jorge Mario Bergoglio, allora Superiore Provinciale, al quale donò il ricavato di suoi tre concerti devoluto in favore della ricerca contro i tumori.
L’OMAGGIO A CARUSO - Concerto 'Omaggio a Caruso' del 2001 al Teatro di Corte della Reggia di Caserta. Decine e decine di concerti e ben due dischi pluripremiati dalla critica dedicati alla figura e al mito del grande tenore Napoletano Enrico Caruso. “Tutto è nato quando lo stesso Caruso venne in sogno a mia moglie e disse: “Io sono Caruso. Di’ a tuo marito che nessuno parla più di me. Mi deve fare un omaggio e io lo ripagherò”. E così nel 1988 è nato il tour “Omaggio a Caruso”, che poi è diventato anche un disco di grande successo, pubblicato dalla Saar. Da allora, è come se fosse mio padre. I suoi eredi, invece, si sono dimenticati di lui”.
I SUOI PRIMI 40 ANNI E IL LIBRO CON LA PREFAZIONE DEL SUO AMICO PIPPO BAUDO – Dopo la presentazione del libro curato splendidamente da Gianni Mauro con la prefazione del suo amico di sempre (dal 1960) Pippo Baudo. Ora è pronto a continuare la sua carriera questa volta con il suo figlio Salvatore “Stiamo preparando una nuova tourneè con una nuova formula di spettacolo che porteremo tra Italia, Russia e America, insieme a mio figlio Salvatore. Una voce ancora più bella della mia ed è dotato di una grande versatilità”.
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https://www.puntoagronews.it/cultura/item/51919-salerno-pagani-la-voce-che-ha-emozionato-il-mondo-intervista-a-bruno-venturini.html#sigProId63a0116465


