L'INCANDIDABILITA' - In base alla richiesta della magistratura inquirente e della Prefettura, i due non potranno ri-candidarsi. Il decreto di scioglimento, con validità dai 12 ai 18 mesi (prorogabili a 24 mesi) determina la cessazione dalla carica di tutti i titolari di cariche elettive nonché la risoluzione di tutti gli incarichi ai dirigenti e consulenti nominati dagli organi sciolti (salvo diversa scelta del commissario straordinario). Per le “prime elezioni” che si tengono dopo lo scioglimento nella regione nel cui territorio si trova l’ente interessato, non sono candidabili gli amministratori che “hanno dato causa” allo scioglimento stesso, previa tempestiva dichiarazione del tribunale civile, cui il Ministro dell’interno trasmette la proposta di scioglimento: la disposizione è volta ad evitare che, grazie al successivo turno elettorale, i soggetti responsabili dello scioglimento possano ricoprire nuovamente i medesimi (o simili) ruoli amministrativi. Lo stesso “diktat” era già toccato a Pasquale Aliberti, Roberto Barchiesi e Diego Chirico. Adesso invece la scure cade sui due “nuovi” indagati per voto di scambio politico mafioso, Pasquale Coppola e Giancarlo Fele.
IL CASO COPPOLA - Il primo, Pasquale Coppola, era già stato “ascoltato” come persona informata sui fatti in merito all'incontro che aveva avuto con due esponenti del clan nel corso della campagna elettorale del 2015 in cui era candidato nel gruppo Ncd, su sostegno del partito facente capo in Campania al sottosegretario Gioacchino Alfano. Secondo le dichiarazioni dei pentiti, avrebbe dato 500 euro ad un uomo vicino al clan per un comizio e avrebbe chiesto il loro aiuto in campagna elettorale. Dichiarazioni smentite da Coppola, che poi però si è chiuso con le “mani nella porta”, lo stesso.
Infatti, su di lui ci sono nuove accuse, stavolta per le elezioni del 2013, le amministrative in cui era candidato al consiglio comunale nel gruppo Il Popolo della Libertà, insieme ad Aliberti sindaco e in competizione con Giancarlo Fele, suo compagno di partito.
Coppola prese 840 voti, contro i 692 di Giancarlo Fele. Nelle elezioni amministrative Coppola camminava a braccetto con la “quota rosa” Teresa Formisano: manifesti insieme, torte di festeggiamento con le loro facce e anche comizi e incontri uno accanto all'altro. E' stata la Formisano, Teresa, figlia dell'imprenditore Silverio, la vera sorpresa del voto 2013: mentre nel 2008 aveva avuto poco più di 100 voti, nel 2013, accanto a Coppola, prese 553 preferenze. Un vero successo che la portò in consiglio comunale dopo 5 anni nello staff della prima amministrazione Aliberti. Su quel voto l'Antimafia sta lavorando, cercando di capire chi abbia pagato quelle elezioni, chi ha tenuto comizi e dove, chi erano gli “sponsor” e se tutto si sia svolto in regola. Telefonate, fatture e incontri sono al setaccio in queste ore.
IL CASO FELE - Inoltre c'è Giancarlo Fele: l'ex vicesindaco con delega all'urbanistica quasi per tutto il mandato Alibeti bis, fu improvvisamente fatto fuori dall'ex sindaco nel giugno del 2016, dopo aver lavorato al Puc. Perchè? Non è mai stato chiarito da Aliberti che però poi lo lasciò al timone del comune quando si dimise per evitare il possibile carcere poche settimane prima dello scioglimento per camorra. I due sembravano oramai inesorabilmente su strade differenti quando rieccoli “travolti da un insolito destino” con la stessa accusa di voto di scambio politico mafioso, che gli chiude le porte di nuove elezioni e soprattutto gli accorcia il fiato in attesa che la verità venga fuori. Perchè Fele è finito sotto accusa?
Giancarlo Fele era stato ascoltato come persona informata dei fatti circa le presunte pressioni che l'ex sindaco gli avrebbe fatto come testimone e, stando a quanto era trapelato negli atti del Riesame bis, avrebbe confermato di non aver voluto sottostare a nulla altro che a dichiarazioni veritiere e certe circa i fatti delle elezioni tra il 2008 ed il 2015 (regionali). Sembrava la coltellata di Fele all'amico Pasquale Aliberti che gli aveva chiesto aiuto, il suo compagno di sempre. Invece, l'accusa di voto di scambio ha fatto tornare il sereno tra i due che allegramente si sono fatti fotografare insieme e si sono auto-pubblicati sui social pochi giorni fa, in ricordo dei vecchi tempi. Per l'Antimafia anche Fele sarebbe entrato nel patto politico mafioso per il voto del 2013, accettando il sostegno elettorale di persone poco pulite e poi, nel mirino, ci sarebbe anche l'operato post elezioni circa concessioni edilizie, Puc e ditte insistenti sul territorio. Tutti atti al vaglio della Procura e che rappresentano la spada di Damocle sulla testa dell'ex numero due di Palazzo Meyer. “L'ex assessore poteva non sapere?” si chiede probabilmente l'Antimafia. Fele è stato l'uomo chiave di Aliberti su Puc, nelle concessioni edilizie e su nomine di vario genere. Era stato Giancarlo Fele a nominare all'Acse Ciro Petrucci, un uomo dei Ridosso-Loreto. Proprio poco prima della “caduta di Pompei”, fu sempre Fele a nominare – con l'aiuto del delegato Diego Chirico – in maniera dubbia e contro il parere della segretaria Immacolata di Saia, l'ex consigliere Domenico Casciello all'Acse. Proprio quell'Acse che fu frutto e scambio di piaceri e posti per quel “patto” politico criminale su cui insiste l'antimafia e su cui a breve deciderà ancora la Cassazione dopo il primo “si”. Da quei giorni, cosa è cambiato? Quasi nulla a dire il vero: gli amici sono gli stessi, i nomi e gli indagati di più, ma soprattutto c'è il coniglio nascosto nel cilindro.
IL CONIGLIO NEL CILINDRO - L'ex assessore Diego Chirico, indagato a sua volta per abuso d'ufficio nell'operazione Sarastra coordinata dal pm Vincenzo Montemurro, avrebbe raccontato spontaneamente un'altra verità, la sua. Cosa c'è in quegli atti secretati? Cosa ha detto su Fele? Cosa è emerso dalle parole dell'ex assessore? Potrebbe essere proprio lui la chiave circa le ultime due accuse emerse da Salerno. A condire questa insalata, il pentito Dario Spinelli, ritenuto uomo del clan Ridosso Loreto e vicino al clan Cesarano, che potrebbe riservare un altro sgambetto ai politici di Palazzo Meyer.


