Spacciavano sotto ii vessillo del clan D’Agostino, un marchio delinquenziale storico di Salerno. Gli accoliti del sodalizio criminale, che investiva sostanziali risorse nello smercio della droga hanno scelto la via breve dei riti alternativi per chiudere le pendenze giudiziarie. Le richieste sono state accolte ieri dal gup Maria Zambrano. Tra questi c’è anche il finanziatore promotore del vorticoso giro: quel Ciro D’Agostino, fratello dei boss Antonio e Giuseppe. In quattordici hanno chiesto o dato procura ai propri legali per aderire al rito alternativo, tre sono i patteggiamenti e gli altri hanno preferito seguire il rito ordinario.
Il rinvio a giudizio
Tra i rinviati a giudizio - la prima udienza è stata fissata il 29 giugno - figurano Ciro Galioto, cugino dei D'Agostino, Raffaele D’Agostino, nipote dei fratelli D’Agostino, e Davide Carratù, detto o’professore, che gestiva la piazza di spaccio di Eboli con il figlio Gianluca Carratù che ha chiesto, invece, il rito abbreviato. A smantellare l’organizzazione delinquenziale è stata la Mobile di Salerno che ha indagato su delega della Dda. I poliziotti hanno ricostruito i collegamenti e le trame del giro che Davide Carratù ruotava intom o a Ciro D’Agostino. Nel blitz dello scorso mese di novembre furono coinvolti diciassette indagati, colpiti allora da misure cautelari. Per l’accusa erano parte integrante dell’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti oltre che per aver ceduto, in più occasioni, dosi di cocaina e hashish. Le indagini partirono nell’aprile 2015 quando i poliziotti intercettarono un grosso carico di droga in città. Gli agenti sequestrarono circa un chilo di hashish.

