Le indagini per stabilire la provenienza di quei reperti archeologici mediorientali sono complesse, perche' il ritrovamento nel porto di Salerno e' avvenuto in un container proveniente da Alessandria e che viaggiava come carico diplomatico. Ma i carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio di Napoli continuano a seguire una pista che parte dall'Egitto, mentre e' in corso la catalogazione da parte della Sopritendenza di Salerno dei manufatti trovati un anno fa e ora custoditi in un deposito. Il carico sequestrato e' una delle recenti testimonianze del vasto traffico di beni archeologici portati via da siti e musei del Medio Oriente, che tra l'altro anche da parte di esponenti del sedicente Stato islamico per finanziare la loro guerra all'Occidente. I reperti, sequestrati su disposizione del pm salernitano titolare del fascicolo d'inchiesta, Katia Cardillo, erano stipati in circa 50 scatole, e oggi sono custoditi all'interno della caserma "Tofano" a Nocera Inferiore. La quantita' di oggetti e' grande: sono 27mila, ad esempio, le sole monete rinvenute. Ci sono, poi, anche una maschera egizia ricoperta d'oro, un sarcofago e una barca dei defunti con 40 rematori. La Procura di Salerno indaga, dunque, sulle rotte del traffico di reperti archeologici che, il procuratore aggiunto Luigi Alberto Cannavale, parlando con l'AGI, definisce "piste difficili da percorrere perche' presuppongono una collaborazione con Paesi esteri. Molti dei quali grossa collaborazione, fino ad oggi, non hanno mai dato".

