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Cutolo: cosa resta della Nco, la mappa dei clan sul territorio

18 Febbraio 2021 Author :  
Si racconta che Peppe 'il pazzo', cosi' come lo chiamavano in paese, sia rimasto murato vivo in casa per oltre venti anni. La camorra aveva decretato la sua fine. E lui, quando alla fine degli anni Ottanta seppe di questa irrevocabile sentenza, decise di non uscire piu' e di blindarsi in un bunker con porte e finestre sorvegliate dalle telecamere. E' una informativa del 2018 con dichiarazioni di pentiti su Peppe R. che racconta come sia morto qualche anno fa uno degli ultimi cutoliani a Ottaviano, seduto sul divano davanti al televisore da cui poteva osservare le immagini dell'ingresso del palazzo dove si era rifugiato. Era uno dei fedelissimi di Raffaele Cutolo e, con la sua benedizione, aveva seminato morte e dolore tra il 1980 e il 1987, gli anni che hanno visto piu' di 800 decessi nella guerra contro la Nuova Famiglia, il cartello di clan federati per contrastare l'ascesa della Nuova camorra organizzata, che da poteva contare su un esercito di 1.000 affiliati. Quella di Peppe R. e' la storia di ogni cutoliano. Perche' non vengono mai 'assolti' dai clan avversari. Anche se passano decenni. Devono pagare per quello che hanno fatto, la scia di sangue che a un certo punto ha portato al disamore per Cutolo anche la gente di Ottaviano, cui il boss aveva assicurato sempre posti di lavoro e attenzione. Come a Torre del Greco, comune a Sud di Napoli, dove, la sera del 7 giugno 2007, i killer uccisero Giuseppe Serra, 52 anni, braccio destro del 'professore'; era rimasto in carcere 25 anni e fu freddato poco dopo la scarcerazione. Oggi ad Ottaviano, comune alle falde del Vesuvio, dove e' nato Cutolo, c'e' solo un clan che detta legge e lo fa con poche e chiare regole. In stile mafia. Sono i Fabbrocino, eredi di Mario, morto 3 anni fa circa, e gestiscono ogni illecito e permettono a qualche cutoliano di gestire affari ma con un patto tacito: vietato uscire fuori dai ranghi. La pena e' scontata: la morte. Sono i Fabbrocino che comandano adesso tutta l'area Vesuviana e Nolana, ricca di attivita' alberghiere, di discariche a cielo aperto dove nascondere rifiuti nocivi e di cave dove poter stoccare e nascondere tonnellate di sostanze stupefacenti. Un clan verticistico con pochi boss, tanti affiliati e pochissimi pentiti. Ma i cutoliani non sono del tutto scomparsi. Come dimostra l'inchiesta della Dda di Salerno che nel 2018, nella Piana del Sele, ad Albanella (dove Cutolo si rifugio' durante uno dei suoi periodi di latitanza e venne preso quasi 40 anni fa) ha arrestato dieci affiliati. Li' comanda ancora il clan fondato dal 'professore'. Pizzo e traffico di droga in nome e per conto della Nuova camorra organizzata. A Napoli quel tipo di camorra non esiste piu' e i boss che una volta gestivano i quartieri, 'autorizzati' direttamente dalla Nco dopo riti di affiliazione in stile 'ndrangheta, o sono morti o sono pentiti. A una cosca di tipo verticistico si e' andato via via sostituendo una struttura orizzontale, dove uno vale uno, e tutti sono pronti a tutto pur di raggiungere il lusso e il potere. Nel capoluogo campano, che non e' mai stato del tutto conquistata da Cutolo (grazie alla potenza dei Giuliano, dei Misso, dei Contini e dei Mazzarella), i clan si sono frammentati in tantissime mini-cosche molto piu' simili a bande. Si contendono spazi sempre piu' stretti: strade, piazze o addirittura vicoli. Se ne contano, a titolo d'esempio, sei nei Quartieri Spagnoli, quattro al rione Sanita', quattro a Forcella, otto tra rione Traiano e Soccavo, per un totale di oltre 90 gruppi solo tra Napoli e provincia.

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