Spari all’imprenditore Ferrigno mentre si recava al mercato ittico, dopo quattro anni arriva la sentenza: assolti per non avere commesso il fatto. È quanto ha deciso il Tribunale di Salerno nei confronti di Gianni Mauro, Biagio Lammardo di Sala Consilina, Donato Cataldo e Massimo Squillante (ritenuti all’epoca esecutori e mandante del fatto). Le motivazioni arriveranno tra novanta giorni. Il 25 novembre scorso il Tribunale di Salerno – Seconda Sezione penale collegio I, presidente Valiante ha emesso la sentenza con la quale ha assolto gli imputati Mauro Gianni, difeso dagli avvocati Ciardiello e Panagrosso), Squillante Massimo di Sarno difeso dall’avvocato Walter Mancuso, Lammardo Biagio difeso dall’avvocato Pellegrino e Cataldo Donato difeso dall’avvocato D’Ascoli, ritenuti responsabili di un agguato nei confronti dell’imprenditore Augusto Ferrigno, titolare di un esercizio all’interno del mercato ittico di Salerno. Pesanti erano le accuse mosse nei loro confronti, ovvero tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Coinvolti nell’inchiesta anche il coinvolgimento di due carabinieri che, secondo l’accusa, avrebbero fornito informazioni riservate al Mauro. Per tale filone di indagine, il Tribunale ha ritenuto responsabili i due carabinieri comminando una condanna di sette mesi di reclusione per uno e di un anno per un altro; condanna in concorso di anni 2 e mesi dieci di reclusione applicata anche al Mauro Gianni.
I Fatti
Nelle prime ore del 5 dicembre 2017 (alle 03,00 circa) sarebbero stati esplosi colpi d’arma da fuoco contro l’autovettura Audi Q7, a bordo della quale viaggiava Augusto Ferrigno in direzione del mercato ittico di Salerno. Successivamente, gli imputati venivano raggiunti da decreto di fermo, convalidato con Ordinanza del Gip il 15 ottobre 2018, per i reati contestati in rubrica, sulla base delle indagini avviate immediatamente dopo la denuncia e compendiate nella informativa della Squadra Mobile di Salerno del 12 ottobre 2018.
L’impianto accusatorio, che si fonda sulle indagini espletate immediatamente dopo l’agguato, partono dall’acquisizione delle dichiarazioni del Ferrigno che riferiva che quella notte, mentre da Capaccio si recava al mercato ittico di Salerno, dove era titolare di uno stand, all’altezza della rotatoria di Campolongo, aveva sentito dei “colpi” che aveva creduto essere fuochi pirotecnici, per cui proseguiva la marcia. Sul posto avrebbe notato un’autovettura Audi TT, con targa di prova, colore grigio, ferma lungo la strada. Quella stessa auto, nella stessa mattinata, l’aveva notata all’interno del mercato ittico, mentre era in attesa dell’arrivo della Polizia. Riferiva che mesi prima aveva subito minacce da Mauro Gianni e dal cognato, per motivi riconducibili a gelosie commerciali. L’attività di indagine successiva era tesa a raccogliere una serie di elementi che potevano ricondurre l’agguato alla riferita minaccia subita da Mauro Gianni, in quanto la “pista” battuta dagli inquirenti fu subito questa. Venivano acquisite le immagini delle telecamere a circuito chiuso del Mercato ittico di Salerno, dalle quali emergeva la presenza di Cataldo e Lammardo all’interno dell’area mercatale. Nell’immediatezza venivano escussi a sommarie informazioni, la sorella della parte offesa, Rosita Ferrigno, Coviello Domenico, cognato della parte offesa ed altri testimoni. Inoltre, venivano acquisite i video e le immagini dei luoghi (mercato ittico); disposte le intercettazioni telefoniche.


