Scafati. Condannato a sette mesi di reclusione in primo e secondo grado con l'accusa di diffamazione via social nei confronti dell’avvocato ed ex presidente del consiglio comunale di Scafati Mario Santocchio, Pasquale Aliberti si è visto accogliere il ricorso dalla Cassazione (limitatamente alla determinazione della pena), con rinvio per nuovo esame alla Corte d'appello di Napoli. La vicenda risale al 25 aprile 2017, quando, sul profilo Facebook l'attuale sindaco, comparve un post finito al centro del processo. "Lui è quello che cercava di essere candidato alle elezioni politiche in cambio di un finanziamento di 5 milioni di euro a un gruppo di casalesi capeggiati da Di Caterino", scriveva Aliberti, riferendosi al cognato di Santocchio, Cristoforo Zara. Le accuse di un coinvolgimento riguardavano l'ex presidente del consiglio comunale di Scafati, da parte di Aliberti. Dichiarazioni forti, continuate successivamente: "Usa la violenza del linguaggio per non aver realizzato il centro commerciale, mi attacca per la mia vicenda giudiziaria per la quale non è neppure iniziato un processo. Si mortifica una vicenda per cui c’è una condanna di primo grado di 5 anni per il cognato? Vuole il silenzio? Nel giorno della festa della Liberazione noi rivendichiamo il diritto alla parola. Ci è consentito? Lo capiremo nei prossimi giorni".
Frasi che Santocchio ha denunciato sin da subito, attraverso degli screenshot dei post pubblicati da Aliberti sulla propria pagina Facebook, annunciando querela per diffamazione contro il politico forzista.
Santocchio, come ricordava nella querela contro l’ex sindaco, era invece stato prosciolto nell’udienza preliminare dal gup del Tribunale di Napoli, con esclusione di ogni coinvolgimento e responsabilità, senza impugnazione. Inoltre, nella memoria difensiva presentata in sede di querela, l’esponente di Fratelli d’Italia aveva raccontato che, dopo lo scioglimento del consiglio comunale di Scafati per infiltrazione mafiosa, era stato bersaglio di un costante e continuo linciaggio mediatico da parte di Aliberti, il quale gli imputava il fallimento della società Scafati Sviluppo, definito "obiettivo delle opposizioni e di chi in questi anni lavorava per realizzare centri commerciali privati". Così, era venuto fuori un procedimento giudiziario ora concluso in primo grado con il riconoscimento delle ragioni della parte lesa e l’attestazione di sussistenza dei fatti. Le accuse via social, infatti, avevano prodotto il rinvio a giudizio davanti al Tribunale di Nocera Inferiore e poi in Appello, dove Santocchio, già assessore nella prima giunta Aliberti, aveva visto riconosciute le sue ragioni.
In primo e secondo grado Aliberti aveva incassato la stessa condanna ora invece deve ripresentarsi in Appello a Napoli per un nuovo esame per la determinazione della pena.


