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Bacino del Fiume Sarno, l’allarme si allarga: “Rischio Terra dei Fuochi delle falde”, il monito del presidente Marrazzo

07 Maggio 2026 Author :  

“Non c’è più tempo per i rinvii. L’allarme colpirebbe anche il cuore del Bacino del Sarno, toccando comuni chiave come Angri, Sarno, Scafati e Striano. Potremmo essere dinanzi a un inquinamento silenzioso delle nostre falde. Il fatto che la Regione abbia allertato le ASL è un passo necessario, ma l’Ente Parco chiede ora un’azione coordinata e strutturale. E’ tempo di agire, sulla discutibile tempestività d’azione si avrà a tempo debito modo di approfondire. Vanno verificati gli usi irrigui e l’afferente filiera agroalimentare in aree agricole antropizzate a causa della contaminazione. Tale situazione potrebbe comportare rischi di esposizione diretta e indiretta per la popolazione, oltre a potenziali fenomeni di bioaccumulo negli ecosistemi. Non possiamo permettere che la “Terra del Sarno” venga assimilata, per inerzia istituzionale, ai capitoli più bui della Terra dei Fuochi”. Con queste parole cariche di preoccupazione, Vincenzo Marrazzo, Presidente dell’Ente Parco del Bacino Idrografico del Fiume Sarno, ha lanciato un duro monito dopo il ritrovamento di sostanze cancerogene (TCE e PCE) nelle acque sotterranee del comprensorio ed i cui dati sono stati resi noti in queste ore.

Le competenze del Parco: Cosa può fare l’Ente Parco Idrografico del Fiume Sarno.

“Monitoraggio e Sentinella del Territorio: “Il Parco intensificherà l’attività di vigilanza ambientale attraverso i propri canali e la collaborazione con le forze dell’ordine. Saremo gli occhi del territorio per individuare eventuali scarichi abusivi e potenziali fonti di pressione industriale che ancora oggi sverserebbero illegalmente. Supporto alla Filiera Agroalimentare: La nostra competenza sulla biodiversità e sulla qualità del suolo è patrimonio della Regione. Proponiamo l’istituzione immediata di un ‘Protocollo di Garanzia Sarno’ per certificare i prodotti agricoli dell’area – ha affermato Marrazzo - isolando gli eventuali terreni contaminati e proteggendo i produttori sani che rappresentano l’eccellenza del nostro export. Promozione di Interventi di Fitodepurazione: Il Parco si rende disponibile a farsi promotore di progetti di bonifica naturale e soluzioni basate sulla natura (Nature-Based Solutions) per il filtraggio degli inquinanti superficiali, integrando le grandi opere di bonifica necessarie sulle falde profonde. Educazione e Trasparenza: Attiveremo uno sportello informativo per i cittadini. La trasparenza sui dati ambientali è un diritto: la popolazione deve sapere quali pozzi potrebbero essere a rischio e quali sono le misure di prevenzione da adottare”.

Marrazzo interviene su alcuni punti chiave.

“La contaminazione riguarda principalmente il Tricloroetilene (TCE) e il Tetracloroetilene (PCE), composti chimici classificati come cancerogeni o potenzialmente tali.

Lo studio sarebbe stato trasmesso alla Regione già il 20 febbraio 2026.

La Regione Campania ha ordinato alle ASL verifiche sanitarie e ambientali immediate – ha concluso Marrazzo - con controlli rigorosi sull'intera filiera agroalimentare per garantire la sicurezza delle produzioni. Tale situazione ambientale potrebbe avere un impatto multidimensionale: sanitario per il possibile rischio di esposizione della popolazione, ambientale per il possibile inquinamento del sottosuolo e economico per eventuali riflessi sulla reputazione e sicurezza dei prodotti agricoli locali

L’esposizione al tricloroetilene (TCE) e al tetracloroetilene (PCE) potrebbe comportare rischi significativi per la salute, che potrebbero variare in base alla durata e alla modalità di contatto (ingestione di acqua contaminata, inalazione di vapori o contatto cutaneo). Entrambe le sostanze sono monitorate dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC): TCE (Tricloroetilene): Classificato come cancerogeno per l'uomo (Gruppo 1). È strettamente associato allo sviluppo di tumori del rene, ma anche del fegato e a linfomi non-Hodgkin, PCE (Tetracloroetilene): Classificato come probabile cancerogeno (Gruppo 2A). Studi epidemiologici lo collegano a un aumento del rischio di cancro alla vescica, mieloma multiplo e linfomi.

L'esposizione prolungata o cronica potrebbe danneggiare diversi organi vitali: Sistema Nervoso Centrale: Sono considerate neurotossine. Potrebbero causare vertigini, mal di testa, perdita di memoria, confusione e, in casi gravi, danni neurologici permanenti, Fegato e Reni: Entrambi i solventi sarebbero tossici per questi organi, potendo causare epatotossicità, necrosi epatica e compromissione della funzione renale, Apparato Riproduttivo e Sviluppo: Esisterebbero evidenze di tossicità per il sistema riproduttivo maschile e rischi per il feto, come malformazioni cardiache o aborti spontanei in caso di esposizione materna. I limiti di legge per queste sostanze nelle acque sotterranee sono molto bassi (1,1 µg/l per il PCE e 1,5 µg/l per il TCE), proprio a causa della loro elevata pericolosità anche in piccole concentrazioni”.

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