Sarno. "Incendio di gravità inaudita"

22 Giugno 2026 Author :  

SARNO. Nuovo inferno di fuoco in via Ingegno: brucia la Termoplast, nube nera sulla città. Il rogo è divampato nella notte nella zona PIP. Claudio Pagano, Legambiente: “Preoccupato come non mai, la gravità di ciò che stiamo subendo è intollerabile”. Una notte di fuoco, paura e rabbia a Sarno. Ancora una volta nella zona industriale di via Ingegno, ancora una volta in un’area già segnata da precedenti emergenze ambientali, ancora una volta con i cittadini costretti a guardare il cielo annerirsi e a chiedersi quali conseguenze potrà avere l’ennesimo rogo sul territorio e sulla salute pubblica. L’incendio è divampato poco dopo la mezzanotte all’interno dello stabilimento Termoplast, nella zona PIP di via Ingegno. Le fiamme, alimentate dalla presenza di materiale plastico destinato allo stoccaggio e alla lavorazione, hanno rapidamente avvolto l’opificio, generando una nube densa e nera, altissima, visibile anche a molti chilometri di distanza. Nel corso della mattinata la struttura, già devastata dal rogo, è apparsa in parte collassata su sé stessa, mentre le operazioni di spegnimento risultavano ancora in corso.Sul posto sono intervenute numerose squadre dei Vigili del fuoco, con rinforzi provenienti anche da altri Comandi, oltre alle forze dell’ordine, alla Polizia Municipale, alla Protezione civile, ai tecnici dei servizi interessati e all’ARPAC, chiamata ad effettuare le verifiche ambientali connesse all’evento. Le attività di contenimento, spegnimento e messa in sicurezza stanno proseguendo senza sosta da ore, in uno scenario complesso e particolarmente delicato.Ma il punto, ormai, non è soltanto l’incendio di oggi. Il punto è la ripetizione di eventi che, con una cadenza quasi annuale, tornano a colpire la stessa area del territorio sarnese. Via Ingegno è diventata, negli anni, il simbolo di una fragilità ambientale mai davvero risolta. La memoria corre ai roghi che hanno interessato in passato la PRT Recycling, al precedente incendio che aveva già coinvolto la stessa Termoplast nell’agosto 2021, agli altri episodi che hanno riguardato insediamenti produttivi della zona e che hanno lasciato nella popolazione un senso crescente di sfiducia, paura e abbandono.Quello che si è verificato la scorsa notte non può essere derubricato a semplice fatto di cronaca. È l’ennesima ferita inferta a una terra già martoriata da emergenze ambientali di diversa natura: il fiume Sarno, gli scarichi, i roghi, le emissioni, le aree produttive da controllare, la qualità dell’aria e la percezione, sempre più diffusa, di vivere in un territorio esposto e non sufficientemente tutelato.Sull’ennesima emergenza ambientale è intervenuto Claudio Pagano, ambientalista di lungo corso a Sarno ed esponente di Legambiente, profondamente preoccupato per quanto sta accadendo.“Pur sperando sia davvero utile, ho contattato i vertici regionali di Legambiente, che erano già impegnati rispetto a quanto ci sta accadendo. Ho ricevuto rassicurazioni in merito all’impegno energico che viene richiesto e mi è stato riferito che si stanno attivando per dare un riscontro concreto all’ennesima tragedia che, ancora una volta, colpisce e soffoca la nostra città”.Pagano non nasconde la propria preoccupazione e usa parole durissime.“Lo dico con estrema sincerità: oggi sono preoccupato come non mai. La gravità di ciò che stiamo subendo è intollerabile. Noi, i nostri figli e tutti i cittadini che vivono nell’immediato circondario, e ben oltre, stiamo pagando un prezzo altissimo in termini di salute, qualità della vita e dignità”.Poi il riferimento a una sensazione di arretramento, quasi di ritorno a un passato che si sperava definitivamente superato.“Sembra di essere tornati agli anni Settanta, in un tempo in cui ambiente e salute venivano sistematicamente sacrificati sull’altare dell’indifferenza e dell’interesse di pochi. E, come ho già detto altre volte, appare sempre più evidente una verità amara: le nostre tutele dobbiamo costruircele da soli”.L’affondo finale è rivolto alle istituzioni e alla politica, chiamate a rispondere non solo nell’immediatezza dell’emergenza, ma soprattutto sul piano della prevenzione, dei controlli e della programmazione.“Da chi dovrebbe proteggerci e garantire il rispetto dei nostri diritti fondamentali continuiamo a ricevere silenzi, ritardi e inaccettabile inerzia. Non possiamo più accettare tutto questo. Non possiamo più permettere che il futuro dei nostri figli venga compromesso dall’assenza di coraggio, responsabilità e azione politica”.Ora si attendono gli esiti dei monitoraggi ambientali e gli accertamenti sulle cause del rogo. Ma intanto resta l’immagine più dura: una colonna di fumo nero sopra Sarno, una città ancora una volta costretta a respirare paura, rabbia e incertezza. Perché via Ingegno non può continuare a essere il luogo dove ogni anno si consuma una nuova emergenza. E perché un territorio già provato non può essere lasciato solo davanti all’ennesimo incendio.

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