"Dopo la chiusura degli ospedali di Scafati ed Agropoli avvenuta ormai quasi 15 anni fa, non c’è nessuna scusante per chi ha governato la regione in questi 10 anni. Soprattutto rispetto alla pianificazione della sanità territoriale, gli obiettivi che dovevano portare alla riduzione dei tempi di attesa delle visite specialistiche, fondamentali per la cura del cittadino, non sono stati raggiunti. Manca una visione di politica sanitaria regionale sia nell’organizzazione delle risorse umane impiegate nel settore sanitario, sia nella capacità di mettere in rete e “a sistema” ospedali e poliambulatori già presenti nei distretti sanitari con la nuova rete di medicina territoriale che doveva avvicinare la sanità al cittadino. Le case di comunità finanziate con i fondi del Pnrr sono ancora al palo con ritardi organizzativi gravissimi. Sono soldi pubblici nei cittadini che non hanno portato ancora nessun beneficio in termini concreti alla cura del cittadino. Attese che possono raggiungere anche un anno per alcune visite specialistiche! - dichiara il Sindaco di Scafati e consigliere provinciale Pasquale Aliberti-
Per non parlare dell’alta specializzazione e della mobilità passiva che è tra le più alte d’Italia con cittadini nostri corregionali costretti a fare i viaggi della speranza, non perché mancano medici bravi ma perché mancano strumenti e adesso scopriamo anche strutture adeguate. L’emergenza è totalmente in mano alla volontà divina organizzata con una macchina medicale che agisce su più ambulanze sulle quali troviamo nella migliore delle ipotesi infermieri che si assumono grandi responsabilità. Alla città di Agropoli che spera di rientrare nella rete dell’emergenza con un atto aziendale che è stato modificato con l’inserimento di un pronto soccorso e senza le specialità che servono per supportare lo stesso, si palesa la totale incompetenza politica di chi amministra. Emerge in questa vicenda solo una presa per i fondelli per zittire i cittadini agropolesi e di tutto il comprensorio che sta facendo una battaglia da una vita. Quel territorio ha bisogno assolutamente di un ospedale attrezzato e non soltanto di una riabilitazione e di una lungodegenza in attesa di morire.
Scafati resta l’ospedale che è stato, 15 anni fa, quando riusciva a fare oltre 50.000 prestazioni all’anno soltanto con il pronto soccorso, riuscendo a fungere da filtro rispetto all’ospedale di Nocera, dove oggi è impossibile recarsi per essere inquadrati, da un punto di vista sanitario, attraverso il Triage prima di un’attesa lunga anche fino a 10 ore, così come accade per l’ospedale di Sarno allocato in posizione marginale con pochi medici ed un pronto soccorso di primo livello incapace di poter dare risposte serie a persone che si presentano lì per emergenze importanti.
L’evacuazione dell’ospedale di Battipaglia rappresenta la ciliegina sulla torta di una programmazione che in questi anni ha soltanto pensato e programmato la realizzazione del mega ospedale di Salerno che naturalmente va a sottrarre posti letto agli altri ospedali di provincia più periferici. Quando viene evacuato un ospedale per motivi strutturali dopo aver trovato la scusa che Scafati per esempio non poteva aprire perché aveva problemi strutturali, da Sindaco, capisco di essere stato preso in giro. Un’intera popolazione di un’intera provincia continua ad essere messa al bando rispetto ad una direzione generale che qui in Provincia di Salerno viene gestita ad uso e consumo di chi ha sempre governato la regione negli ultimi 10 anni. Uno spostamento, un primariato, un’assunzione valgono molto di più della pianificazione sanitaria che ritroviamo nell’atto aziendale che non è stata mai attuata. Vedere le ambulanze trasportare pazienti dall’ospedale di Battipaglia a quello di Roccadaspide di Eboli o bambini a Nocera e il segno di una Sanità da terzo mondo rispetto alla quale c’è un silenzio assordante di tutti i partiti. Non ci sono scusanti rispetto a tutto ciò che è che è accaduto a Battipaglia. Anzi, bisogna dire che siamo stati fortunati a non assistere ad una tragedia con pazienti e personale sotto le macerie di una struttura la cui inadeguatezza tutti sapevano.
La verità è che da un punto di vista strutturale, il problema non riguarda soltanto Battipaglia, ma anche altri ospedali di questa provincia, altri distretti sanitari sui quali si preferisce fare silenzio. Certo, perché le c.d. Case di Comunità, quelle realizzate con i fondi del PNRR, nella loro visione della sanità valgono molto di più. Come dire: lasciamo stare la mega villa che abbiamo già che va ristrutturata e resa funzionale perché tanto stiamo costruendo il gazebo o più gazebi all’interno del giardino. In tutto questo credo ci sia bisogno dell’intervento del governo nazionale, nonostante siamo usciti fuori dalla fase commissariale. C’è a mio avviso bisogno anche di un atto di coraggio dei sindaci, oltre i colori politici, se davvero vogliamo fare l’interesse di una provincia che è la seconda per estensione più grande d’Italia e che per numero di abitanti supera ampiamente diverse regioni di questo paese Italia. È finito il tempo di nascondersi o di girare la faccia dall’altra parte o sperare che i rapporti politici possano avvantaggiare un territorio rispetto all’altro. Qui la salita sta sprofondando. Non solo sul piano dei servizi, ma sotto l’aspetto strutturale che è anche peggio".

