Poggiomarino, nuovo incendio nell’area esterna del sito archeologico. È il terzo episodio dopo i due roghi del 19 e del 21 giugno. Cresce la preoccupazione per uno dei luoghi più importanti del patrimonio storico-archeologico del territorio.
Longola torna a bruciare. Un nuovo incendio ha interessato l’area esterna del Parco Archeologico Naturalistico di Longola, facendo tornare forte la preoccupazione attorno a uno dei luoghi più importanti del patrimonio archeologico di Poggiomarino.
Secondo le prime informazioni, le fiamme non avrebbero interessato i reperti e le strutture archeologiche del sito. Un elemento certamente importante, ma che non può far passare in secondo piano la necessità di comprendere fino in fondo quanto accaduto e, soprattutto, di rafforzare le condizioni di sicurezza dell’intera area.
Il nuovo episodio arriva infatti dopo due incendi avvenuti nel giro di appena 48 ore nel mese di giugno. Una sequenza che aveva già fatto scattare l'allarme e che oggi, alla luce del nuovo rogo, rende ancora più urgente una riflessione sulle misure di prevenzione e sorveglianza da adottare.
I due incendi del 19 e del 21 giugno
Il primo incendio si è verificato nella notte tra il 18 e il 19 giugno. Le fiamme sono divampate poco dopo le 2 all’interno del Parco Archeologico Naturalistico di Longola e hanno interessato in particolare l’area dell’infopoint e dei laboratori didattici, provocando danni alle strutture di servizio.
Il rogo non ha invece coinvolto i reperti archeologici e le strutture di maggiore valore storico del sito. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco, mentre le indagini sono state affidate ai carabinieri. La Procura di Torre Annunziata ha aperto un'inchiesta per ricostruire la dinamica dell'accaduto e verificare l'origine dell'incendio.
Appena due giorni dopo, il 21 giugno, un secondo rogo ha interessato nuovamente l’area di Longola. In questo caso le fiamme hanno coinvolto alcune sterpaglie all’interno del sito e sono state domate dai Vigili del fuoco, evitando che l’incendio potesse provocare ulteriori danni.
Anche in quella circostanza sono partite le verifiche degli investigatori, con l’attenzione rivolta anche alle immagini degli impianti di videosorveglianza presenti nell’area.
Due episodi distinti, dunque, ma avvenuti a distanza di appena 48 ore e tali da provocare forte allarme nella comunità.
Dalla paura alla mobilitazione
Gli incendi di giugno avevano acceso i riflettori sulle condizioni del sito e sulla necessità di tutelare non soltanto ciò che è stato riportato alla luce dagli archeologi, ma anche tutte quelle strutture che negli anni hanno consentito di trasformare Longola in un luogo di conoscenza, divulgazione e valorizzazione.
L’infopoint, i laboratori didattici e gli spazi destinati alle attività rappresentano infatti una parte importante del progetto di valorizzazione dell'area: luoghi attraverso i quali il patrimonio archeologico viene raccontato ai visitatori, alle scuole e alla comunità.
La risposta del territorio non si è fatta attendere. La preoccupazione si è trasformata in mobilitazione, fino alla manifestazione del 5 luglio, organizzata per mantenere alta l’attenzione sul futuro di Longola e sulla necessità di difendere il sito.
Oggi, dopo il nuovo incendio, quella richiesta di attenzione torna con ancora maggiore forza.
Longola deve vivere, non può morire
Longola deve vivere. Non può morire proprio adesso.
Non può essere vanificato il lavoro portato avanti negli anni per riportare alla luce, studiare, valorizzare e far conoscere una testimonianza archeologica di straordinaria importanza per il territorio.
Il punto, adesso, non è soltanto capire che cosa abbia provocato l'ultimo incendio. È anche interrogarsi su come impedire che possano verificarsi nuovi episodi e su quali strumenti siano necessari per garantire una maggiore protezione dell’area.
Servono sorveglianza, controlli, prevenzione e sicurezza. Occorre valutare ogni possibile intervento alla luce di quanto già accaduto e tenere conto della particolare natura del sito, della sua estensione e della presenza di strutture e materiali che devono essere tutelati.
Naturalmente, sull’origine dei roghi e sulle eventuali responsabilità sarà necessario attendere l’esito degli accertamenti degli investigatori. Non è possibile anticipare conclusioni prima che le indagini abbiano ricostruito con precisione la dinamica degli episodi.
Ma proprio per questo diventa ancora più importante che ogni elemento venga verificato.
Sabato il vertice con il prefetto
In questo quadro assume particolare rilievo l’appuntamento previsto per sabato, quando il prefetto di Napoli Michele Di Bari sarà nuovamente a Poggiomarino per incontrare il commissario straordinario Gabriella D’Orso.
Un incontro che arriva in una fase delicata e che potrà rappresentare anche l’occasione per fare il punto sulle esigenze del territorio e sulle misure di sicurezza e sorveglianza da rafforzare nell’area di Longola.
Dopo tre episodi in pochi mesi, di cui due concentrati in appena 48 ore nel giugno scorso, la questione della tutela del sito non può essere considerata secondaria.
L'obiettivo deve essere quello di evitare che un nuovo incendio possa trasformarsi in un danno ancora più grave per un patrimonio che appartiene non soltanto a Poggiomarino, ma alla storia e alla cultura dell'intero territorio.
Il lavoro delle associazioni
Accanto alle istituzioni continua intanto il lavoro delle associazioni e dei cittadini che negli anni hanno contribuito a mantenere alta l’attenzione su Longola.
Tra queste c’è Terramare 3000, impegnata nella tutela, nella conoscenza e nella divulgazione del patrimonio archeologico dell’area.
È anche attraverso questo lavoro quotidiano che Longola continua a essere raccontata, conosciuta e valorizzata. Un'attività che diventa ancora più importante quando un sito di tale valore rischia di finire nuovamente sotto i riflettori non per le sue scoperte, le sue iniziative o la sua storia, ma per gli incendi che lo colpiscono.
Ora servono risposte concrete
L’ultimo rogo dovrà essere ricostruito nei dettagli. Bisognerà stabilire come siano partite le fiamme, verificare eventuali collegamenti con gli episodi precedenti e accertare ogni eventuale responsabilità sulla base degli elementi raccolti dagli investigatori.
Ma accanto alle indagini c'è un'altra esigenza, altrettanto importante: proteggere Longola.
La tutela di un sito archeologico non può limitarsi alla conservazione dei reperti. Significa proteggere l’intera area, le strutture di servizio, gli spazi destinati alla didattica e alla divulgazione e garantire le condizioni perché il parco possa continuare a vivere e a essere frequentato.
Dopo quanto accaduto, dunque, la richiesta che arriva dal territorio è semplice: servono risposte e servono misure concrete di sicurezza.
Longola non può essere lasciata sola.
Perché quello che è stato riportato alla luce non appartiene soltanto al passato. È un patrimonio da consegnare al futuro.
Longola deve vivere, non può morire. E adesso bisogna proteggerla prima che sia troppo tardi.

