«Ben venga la riqualificazione e l’adeguamento dell’istituto comprensivo Antonio Esposito, sede di Episcopio. Riqualificare e adeguare un istituto scolastico alle nuove esigenze e alle normative strutturali è, onestamente, un intervento importante e ineccepibile.
Soprattutto se pensiamo che al suo interno c’è, o c’era, una palestra inagibile da molti anni e che mai era stata oggetto di interventi per renderla funzionale al suo scopo.
La sede di Episcopio ha una funzione strategica. Diciamo che risulta essere una vera e propria mini cittadella scolastica, in quanto al suo interno si svolgono attività di asilo nido, scuola primaria e secondaria di primo grado, oltre alla presenza dell’istituto agrario ProfAgri. A tale proposito voglio ricordare che, insieme a tutto il gruppo consiliare del Partito Democratico, sostenemmo con forza questa operazione attraverso un assessore tecnico del Partito Democratico e il sindaco-presidente della Provincia Giuseppe Canfora.
E se a questo aggiungiamo il liceo di piazza Orico, il segmento scuola rappresenta un vero fiore all’occhiello per la frazione di Episcopio, una realtà che va salvaguardata.
È un piccolo universo che si muove nella frazione a beneficio di tutti, anche e soprattutto dal punto di vista commerciale.
Ritornando alla riqualificazione dell’istituto di piazza Duomo, alla luce delle ultime considerazioni, credo che all’interno del ragionamento sui lavori da fare ci sia un aspetto che ha trovato poca attenzione. Anzi, ritengo che non sia stato proprio affrontato perché non compreso: parlo dell’aspetto economico.
Se riflettiamo, l’abbattimento dell’istituto comporta necessariamente la delocalizzazione, in altra sede, di tutte le attività che si svolgono al suo interno. Non per un mese, ma per qualche anno, se tutto fila liscio.
Su questo ho sentito parlare dell’intenzione di spostare una parte della popolazione scolastica nell’istituto di piazza Orico e portare a Sarno la restante parte. Ed è qui che, a mio avviso, c’è la nota stonata: si è guardato poco all’aspetto economico che tale delocalizzazione comporterebbe.
Mi spiego meglio. In piazza Duomo sorgono attività commerciali che pagano regolarmente tasse e tributi e che trovano beneficio proprio nella presenza delle scuole. Se immaginiamo che per qualche anno questa presenza venga meno, la domanda che mi pongo è: perché non ci si è posti il problema e non si è ricercata una soluzione all’interno del perimetro di piazza Duomo?
Anche perché abbiamo in piazza, come tutti dovrebbero sapere, i beni della Chiesa. Allora, perché non si è parlato con chi di dovere per verificare la possibilità di utilizzare tali beni a favore della cittadinanza?
Inoltre, c’è piazzale San Michele, dove si sarebbe potuto immaginare, se possibile, un intervento provvisorio di supporto, come quello realizzato con i moduli scolastici allocati nel mercato ortofrutticolo di via San Valentino.
Questo affinché anche l’aspetto economico subisse il minor danno possibile.
Dai palchi e dagli altari ci si riempie la bocca dell’espressione “lavoriamo per il bene comune”, ma poi, alla fine, pochi sanno cosa comporti realmente farlo. Questo poteva, e può ancora essere, un caso nel quale operare veramente per il bene comune, evitando di limitarsi a riempirsi la bocca di parole.
Spero veramente che si possa innescare un’iniziativa lodevole e trovare una soluzione capace di dare una risposta adeguata alle tante aspettative da parte di tutti.
Molto spesso si spera che la nascita improvvisa di prototipi di rappresentanza di un rione possa effettivamente lavorare a garanzia dello stesso, e non soltanto per appagare uno smisurato senso di protagonismo personale o per inventare giochi di compagnia. In questi casi ci si accorge che si ha poca conoscenza del territorio e delle sue esigenze».
— Raimondo Milone, Sarno Democratica


