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Scafati. "Violenza politica": la denuncia di Ambrunzo

19 Luglio 2016 Author :  

 Un invito ad abbassarei toni ed al tempo stesso una amara riflessione sulla politica scafatese attuale costretta con le spalle al muro. Sul piede di guerra il consigliere comunale del Pd Michelangelo Ambrunzo si dice molto deluso dello stato attuale dell'arte a Scafati ed esterna le sue sensazioni rispetto all'attuale vicenda politica locale con una sorta di lettera aperta. "C'era una volta la politica. C’era una volta gente semplice che si vedeva nelle sezioni di partito per parlare. La sezione era il laboratorio delle idee, il territorio di genesi della classe dirigente, il luogo, dove ti formavi ascoltando e ragionando su temi d’interesse collettivo. Le idee con energia si traducevano in azioni concrete, si divulgavano con il volantinaggio nelle piazze, l’occasione di incontrare i concittadini, e attaccando manifesti sui muri della città. I militanti più anziani insegnavano a quelli (ai COMPAGNI) più giovani il rispetto per gli avversari. La segretaria, il direttivo, il collettivo divenivano - in tutti i partiti politici – le occasioni di confronto in cui il contributo popolare, del militante riusciva ad influenzare, o meglio contribuiva nelle decisioni degli organi dirigenti e di riflesso quelle dei propri rappresentanti nelle istituzioni. Era soprattutto il luogo di aggregazione tra i cittadini. Il concetto importante della “MILITANZA POLITICA", del Primus inter pares, era davvero sentito e vissuto fino in fondo. Ancora dovrebbe essere così" spiega "Oggi la politica di rappresentata non c’è più, ha tristemente lasciato spazio a quella “3.0”, quella del web, piena di populisti, di eroi e di rivoluzionari digitali. Occorrerebbe, invece, cercare di contenere e di indirizzare verso un senso costruttivo molte ribellioni che se ci sono non offrono cittadinanza alle idee. Questo è la mia idea di politica. Un senso di smarrimento mi sbaraglia quanto avverto che la “questione politica cittadina” sembra essere diventata il luogo del dissenso interno, dove la necessità non è più quella di offrirsi - inteso come servizio - con una proposta politica in grado di amministrare la città o di offrirsi come alternanza di governo. L’obiettivo sembra essere solo quello, almeno cosi pare, di ottenere un posizionamento/una carica che si crede di aver meritato". Poi Ambrunzo continua: "Da democratico rispetto il voto popolare; da cittadino della Repubblica Italiana rispetto lo Stato, il suo ordinamento giuridico, le istituzioni elettive e non, i tutori della legge, dell’ordine pubblico e la magistratura; da Consigliere Comunale agisco nell’aristotelica motivazione (screditata, perché troppo ingenua) della ricerca e realizzazione del bene comune - scrive Ambrunzo - Non di rado, anche in consiglio comunale, mi sento spaesato, disorientato, sconfortato, a tratti anche mortificato e fuori luogo per quanto l’imperversare del personalismo, degli attacchi personali, del “dire e non dire”, tutte azioni che vanno a discapito del bene comune entità e linfa vitale della democrazia. Mi svilisco quanto il fratello del Sindaco di Scafati, scrivendomi sulla posta del social network Fb, mi riferisce che un giovane attivista del mio partito si diverte a fare telefonate anonime alla sua famiglia. Leggo il suo nome, il suo casato e la cosa mi sorprende perché si tratta di una persona di sani principi, di buona famiglia, educato e garbato. Mi chiedo: Possibile? Sarà vero? Lo chiamo e invitandolo per un caffè. Si presenta e con grande imbarazzo gli faccio leggere il messaggio inviatomi. Lui mi guarda diritto negli occhi e mi giura di essere estraneo a quanto gli è contestato. Leggo nei suoi occhi la mortificazione, la sincerità di chi crede in certi valori. Gli credo. Mi chiedo: perché? Resto basito. Sia chiaro, condanno le telefonate anonime. Riferisco a chi mi aveva scritto e chiesto di intervenire. È una realtà oggettiva che non mi appartiene, perché sono abituato a rispettare gli altri e da costoro chiedo lo stesso riguardo. E pure qualcuno non perde mai l’occasione di citarmi di tirarmi in ballo. Forse aveva ragione mia madre quando mi metteva in guardia, dicendomi che questa partecipazione, la mia passione per la politica mi avrebbe solo cagionato dispiacere. Sono abbattuto perché capisco che oggi destra/sinistra sono spazi senza contenuti, contraenti di un patto sociale che non esiste, indicazioni geografiche che servono solo a misurare l’odio impolitico e la distanza personale. Significa che se tu stai di qua, io sto di là. Ma, chi siamo tu ed io, come la pensiamo? E’ una condizione irrilevante. Niente ha rilievo, tranne il potere. Le contrapposizioni da stracittadina che vedono in campo solo i tifosi fanatici, con i loro bastoni. BASTA! La politica è un’altra cosa: è una cosa seria, è discussione, rispetto nel dissenso, capacità di unire gli individui onesti. Ma da avvilito mi chiedo: ” è mai stata così realmente?” Ciò nonostante - nel dubbio - bisogna riconoscere un merito, un pregio riconosciuto, una tenuta, una disponibilità, che la differenziava e la scomponeva, sia pure in via presunta, dalla rissa e dalle angherie che sapeva, un tempo ormai lontano, tenere fuori dalla partita il ”volto demoniaco del potere”. Abbiamo disperso il filo del discorso!".

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