Maiori. Orizzonte e Civitas 2.0 al veleno sul caso porto, solarium e arenile: chiesta dalle opposizioni la revoca dell'affidamento. In una nota i consiglieri di minoranza: “Abuso che vince non si cambia: deve essere per questo che l’Amministrazione Capone (che ha già umanamente errato nel 2016) persevera diabolicamente nel consentire all’azienda affidataria di ignorare contratto e progetto di gestione. Nonostante un procedimento giudiziario già in corso, a gennaio del 2017 (oltre sette mesi dopo l’assegnazione) Amministrazione e azienda firmano un contratto, probabilmente per essere ben certi che venga subito violato. I lavori (quelli da fare già nel 2016), cominciano in ritardo (a metà marzo anziché al 18 febbraio 2017) e nemmeno finiscono come stabilito entro il 30 aprile 2017. Per verifiche e collaudi, al momento nulla si sa dagli atti.
Ma veniamo agli obblighi di servizio per l’affidatario previsti da contratto e progetto:
il bar, aperto dal primo aprile dalle 6 alle 22;
magazzini di prodotti tipici, attrezzature per nautica da diporto, info point, dal primo aprile dalle 9 alle 23;
parco giochi sull’arenile dal primo maggio dalle 9 alle 23;
area sportiva sull’arenile dal primo maggio dalle 9 alle 17;
solarium montato dal primo maggio.
Non parliamo poi delle 39 assunzioni programmate (che, come tutto il resto, hanno fatto punteggio nell’assegnazione dell’affidamento): tutti vediamo che lì attorno c’è un traffico di lavoratori che pare la FIAT al cambio di turno” si legge nella nota “Eppure, il 13 marzo scorso la Dirigente Responsabile arch. Cafuoco aveva comunicato all’azienda l’avvio del procedimento di risoluzione del contratto. Cosa è successo dopo? Perché il contratto – palesemente non rispettato – è ancora in essere? Perché l’Amministrazione non risponde alle richieste scritte sull’argomento? E se non risponde, perché poi lamentarsi in Consiglio e altrove del ricorso al confronto giudiziario? La verità è che ogni giorno di più emerge nei fatti una idea di fondo drammaticamente errata: quella di chi ha creduto che vincendo le elezioni si diventava in realtà “proprietari” della cosa pubblica. Non è così, naturalmente, e sempre meno lo sarà anche nella pratica quotidiana. E non servirà a niente, in questo come in altri casi delicati per il paese (a breve, ad esempio, le concessioni su demanio statale e comunale) immaginare che superficialità, carenze e forzature amministrative possano giustificarsi tra la gente con chiacchiere da bar che additano “i colpevoli” di turno. Colpevoli sono quelli che hanno chiesto di “governare” e invece In amicizia, da maggioranza a minoranza, noi vi suggeriamo un ravvedimento operoso. Per cominciare: revocate l’affidamento alla Ditta”.


