La lettera di Santocchio
Proprio ieri, Santocchio aveva scritto ai commissari sul Pip di via S. Antonio Abate a Scafati:
“La città di Scafati ha bisogno di sviluppo sostenibile e di cogliere tutte le opportunità che possono offrire aiuto in tal senso. Abbiamo sempre sostenuto che il Piano di Insediamenti Produttivi, di via Sant'Antonio Abate fosse uno strumento, indispensabile ed unico, per il rilancio economico ed occupazionale di una città che è sempre stata ai vertici del comprensorio dell'agro e non solo per vocazione industriale e produttiva. In questa città non può rimanere inevasa la richiesta di buoni imprenditori — piccoli e medi — che vogliano insediarsi, con attività compatibili dal punto di vista ambientale, per la mancanza di aree urbanizzate a ciò destinate – spiega Santocchio - Una mancata risposta che si trascina da anni e sulla quale richiamiamo ancora una volta l'attenzione della Commissione Straordinaria e degli Uffici Comunali preposti, che dovrebbero gettare anche le basi di un futuro per questa città, oltre che guardare al passato, cosa che appare prevalente. A tal proposito ci aspettiamo che i Commissari ed i sovraordinati non si lascino sfuggire — sarebbe grave — l'opportunità offerta dal bando regionale recentemente pubblicato sul BURC del 26/03/2017, che consente di chiedere il finanziamento per interventi sulla viabilità ed il riammagliamento di arterie anche a servizio delle aree industriali e che individua il Comune di Scafati tra i potenziali beneficiari di uno specifico asse tematico, sul quale sono disponibili 100 milioni di Euro. Il Comune di Scafati, dispone di un progetto esecutivo delle Opere di Urbanizzazione del P.I.P., redatto dall'Agenzia per lo Sviluppo del sistema territoriale della Valle del Sarno (ex Agro Invest s.p.a.) che può benissimo essere candidato, magari con il supporto di uno strumento prezioso quale l'Agenzia che costituisce, l'ho sempre sostenuto, una delle esperienze sovracomunali di eccellenza nell'Agro. Sarebbe imperdonabile non tentare di rimettere in moto questo strumento di sviluppo, il P.I.P., potendo oltretutto dare risposte più celeri agli espropriati ed alle imprese che hanno già investito, come meritano, considerato che i terreni sono in ogni caso di proprietà dell'Ente e non vanno lasciati in uno stato di abbandono”.


