Il disagio dei cittadini
“Puntualmente, con la riapertura dell’impianto, sono ricominciate le emissioni acri, soffocanti e nauseabonde che hanno invaso nuovamente i comuni di Salerno, Pellezzano e Baronissi, così come testimoniato dalle numerose segnalazioni pervenute alle autorità giudiziarie. Inoltre si è verificato il solito accumulo delle polveri nere metalliche come dimostrato dalle riprese effettuate anche in mattinata. L’attività della Pisano è ripresa quindi con le stesse modalità di sempre, in totale spregio delle norme ambientali”, ha scritto ancora il presidente del comitato, aggiungendo che i dirigenti regionali estensori dei decreti hanno ribadito la loro convinzione della legittimità degli atti adottati. I risultati preliminari dello studio Spes, sostiene Forte, sono allarmanti: la prima relazione ha messo infatti in evidenza la presenza di dieci metalli potenzialmente tossici in una frazione rilevante del campione umano analizzato, nonché nel suolo circostante la Fonderia e nel fiume Irno, provando una evidente correlazione tra la salute dei residenti della zona e l’attività inquinante dell’impianto e dimostrando ancora una volta che le tre matrici (aria, suolo e acqua) sono tutte interessate dalla illecita condotta della proprietà Pisano che per anni ha operato in totale spregio delle norme ambientali e delle stesse autorizzazioni rilasciate. Da qui la richiesta di sostenere gli atti adottati dalla Regione Campania a salvaguardia della salute pubblica proponendo ricorso al Consiglio di Stato avverso l’ordinanza di sospensione emessa dal Tar Campania-Salerno, così come già fatto dal Comitato e dall’Associazione “Salute e Vita”; di accelerare, nei limiti del possibile, la conclusione dello studio Spes contingentando i tempi e di vigilare sull’operato della proprietà Pisano e di compulsare l’Arpac, quale ente operativo della Regione, affinché esegua tempestivamente i controlli previsti per legge dopo la riapertura dell’impianto e la diffida già effettuata dalla Regione Campania.


