di Danilo Ruggiero
Sarno. Vasca di contenimento ad Episcopio, la Regione Campania dovrà “restituire” le aree sottratte ad un privato dopo l’alluvione che ha colpito Sarno il 5 maggio del 1998. Non venne mai eseguito l’esproprio dei territori di proprietà di un ristoratore. I giudici del Tar, infatti, hanno accolto il ricorso di un ristoratore di Episcopio, la frazione di Sarno maggiormente interessata dalla frana di 22 anni fa e dove, tempo dopo, furono costruite delle imponenti opere idrauliche per la mitigazione del rischio idrogeologico. Nel caso di specie, la vertenza venne instaurata dal titolare del ristorante “O’ Sciampagnone” di via Cartadonica, uno dei locali travolto e parzialmente distrutto dalle colate di fango che invasero la frazione e il cui suolo fu occupato dall’ex agenzia regionale Arcadis per la realizzazione di canali e di vasche di raccolta. I lavori al ridosso del monte Saro, appaltati dal commissario regionale per l’Emergenza idrogeologica, iniziarono nel 2000 e portarono alla realizzazione della “Vasca Curti” di Episcopio. Il privato, spogliato della sua proprietà dalla Regione, nel 2015 si rivolse al Tar, per chiedere l’annullamento dell'ordinanza del Commissario delegato di Governo per l'emergenza idrogeologica del settembre 2005, nonché del successivo decreto del maggio 2006 con la conseguente condanna degli Enti alla restituzione dei fondi illegittimamente occupati. Il ristoratore, difeso dagli avvocati Antonio e Marco Vecchione, ha chiesto alla magistratura amministrativa di accertare l'illegittimità della procedura di privazione della proprietà per la mancata adozione del decreto di esproprio entro i termini previsti, con la conseguente condanna dell'ex Arcadis, subentrata al commissario di Governo per l'emergenza idrogeologica, nonché della Regione Campania alla restituzione delle aree ad egli sottratte e al pagamento degli indennizzi patrimoniali conseguenti alla perdita dei beni. La sezione quinta del Tar, all’esito dell’udienza pubblica del 15 dicembre scorso, ha dato ragione al privato. Nel dettaglio, infatti, è stato stabilito che «le opere sono state realizzate ed il terreno occupato è stato definitivamente trasformato senza che sia intervenuto alcun decreto di esproprio». Come è emerso da una ricostruzione dell’iter burocratico, per i giudici del Tar «non è stato possibile completare la procedura espropriativa entro il termine previsto. È risultato assente qualsiasi titolo idoneo al trasferimento della proprietà del ristoratore, portando i giudici del Tribunale amministrativo ad affermare «la permanenza della situazione di illiceità in cui versa l'Ente intimato per l'attuale e incontestata occupazione dei terreni». Per questo motivo, i magistrati hanno condannato la Regione Campania alla restituzione dei suoli perché «oggetto di occupazione illegittima». Nella sentenza, l’Ente di Palazzo Santa Lucia è stato anche condannato al risarcimento dei danni patrimoniali provocati al ristoratore sarnese per avergli sottratto la titolarità dei terreni dove una volta c’era il suo locale.


