A Sarno l’estate si annuncia più silenziosa del solito. Con l’ordinanza firmata dal sindaco Francesco Squillante, pubblicata ufficialmente all’Albo Pretorio, arriva una nuova stretta su orari, rumori e attività serali. La disposizione introduce una serie di limitazioni rivolte a cittadini, attività commerciali e frequentatori della movida cittadina. L’obiettivo dichiarato è tutelare la quiete pubblica, la sicurezza urbana e il decoro.
Nel dettaglio, il provvedimento riguarda tutte le attività serali che prevedono karaoke, DJ set, spettacoli dal vivo, animazione musicale o intrattenimenti ludico-ricreativi all’aperto. Per queste,a decorrere dal 1° giugno 2025, viene imposto il ridimensionamento del volume entro le ore 00.30 e la cessazione di ogni attività rumorosa entro l’1.30.
Dal 1° ottobre 2025 a fine maggio 2026, però, tutto si anticipa: stop alle attività rumorose già da mezzanotte.
Particolare attenzione è posta anche alla responsabilità dei titolari dei locali, ai quali si chiede un controllo più attento sul comportamento dei clienti, dentro e fuori dai propri spazi.
Una misura che, sulla carta, sembrerebbe voler contenere gli eccessi della movida. Ma viene spontaneo chiedersi: quale movida?
Perché a Sarno, la vera notizia non è tanto l’ordinanza, quanto il fatto che da tempo la città ha smesso di essere un punto di riferimento per i giovani. I locali si contano sulle dita di una mano, le serate organizzate sono sporadiche, e le zone un tempo animate oggi sono spesso silenziose e semivuote già dopo le 22.
Negli ultimi anni, il cuore del divertimento giovanile si è semplicemente spostato altrove: chi vuole passare una serata fuori preferisce farlo a Nocera, Pagani, Cava, Salerno o nell’hinterland napoletano. A Sarno si torna giusto per dormire.
Il provvedimento risponde sicuramente ad esigenze legittime di ordine e quiete, ma sembra arrivare in un momento in cui c’è ben poco da contenere. Più che una città da regolare, Sarno appare oggi come una città da riattivare. E finché non si costruirà una visione più ampia – culturale, urbanistica, economica – difficilmente i giovani sceglieranno di restare.


