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Diete last-minute e disturbi alimentari: ecco la soluzione per "non cadere in tentazione"

28 Maggio 2016 Author :  

Maggio sta quasi per finire e già stiamo assistendo alla ricerca frenetica della dieta miracolosa. Si moltiplicano passaggi televisivi e radiofonici che inneggiano alla forma perfetta, per non parlare dei post pubblicitari, sui diversi social network, che promettono diete istantanee per perdere chili acquisiti durante i lunghi mesi invernali. Insomma siamo bombardati da ogni dove di messaggi che indirettamente ci spingono a ricercare la perfezione in standard fisici socialmente accettabili. Tutto questo al di fuori di noi stessi.

Questo riflette una società sempre più caotica, piena di impegni e di modelli sociali da raggiungere ed incarnare. Questa vera e propria frenesia è sintomatica di una società fragile che con difficoltà riesce a riappropriarsi dei suoi tempi, che ha la necessità di rincorrere degli stereotipi per percepirsi minimamente adeguata a questa vita. Essa tralascia elementi essenziali, come curare un giusto rapporto con il cibo, avvalendosi di scorciatoie non sempre salutari (pillole miracolose, programmi di fitness estenuanti, conteggio spasmodico di calorie, utilizzo di condotte di espulsione come vomito o lassativi). Quello che conta non è l’essenza ma il risultato finale.

Cosa si intende oggi per Alimentazione?
Alimentarsi è un bisogno fisiologico, è la base della piramide dei bisogni primari, da esso dipenda la nostra sopravvivenza, ma oggi ha assunto un valore aggiunto.
Seppur mangiare e bere, cenare con i propri cari o insieme a persone nuove, siano veri e propri rituali: tutti, riuniti intorno a un tavolo, trasformano il pasto in un'occasione per stare insieme, confrontarsi, divertirsi e condividere i piaceri della tavola. Ad oggi il cibo è diventato uno strumento che ha come unico scopo quello di garantire ai più una forma fisica accettabile, o l’ingresso in gruppi ritenuti d’elìte (vegani, vegetariani, onnivori).
Quindi è nostro compito capire quale sia il nostro reale rapporto con esso.
Il modo in cui ci rapportiamo al cibo rispecchia il nostro mondo interiore. Nutrirci bene, informarsi su ciò che mangiamo, capire la reale natura dei “rimedi” dietetici assunti, risultano essere semplici atti di cura verso se stessi che ci permettono di andare oltre il mero bisogno fisiologico e la ricerca della perfezione a tutti i costi.

Perché per alcuni è così difficile nutrirsi bene?
Come appena detto, il cibo rispecchia il nostro mondo interiore e a volte non riusciamo o vogliamo vedere ciò che si nasconde nel nostro animo. Le emozioni si alternano così tanto ferocemente da non dare respiro, si ha paura di non poter sopravvivere ad esse, e si attivano strategie per gestire questo tsunami interiore. Le aspettative esterne sono troppe e dure da reggere per tanti. È in questo scenario che il cibo diventa uno strumento:
Alcuni lo vedono come l’unico modo di avere un po’ di serenità, arrivando ad abbuffarsi di notte quando i pensieri maggiormente assalgono mente e cuore, così da zittirli;
Altri, invece, lo identificano come il nemico n°1, un qualcosa da cancellare dalla vita. Il dolore è talmente forte da trasformare l’immagine reale della persona in qualcosa di diverso, di orribile, agli occhi della stessa;
Altri, ancora, vivono il cibo in maniera apparentemente superficiale, rispecchiando in toto quanto avviene nella società. Ingurgitano cibo e parti del mondo senza capire bene il perché, forse per sfamare quella sete di ricerca di perfezione, per placare quel rumore interno che altrimenti sarebbe troppo assordante.

Cosa possiamo fare?
Riuscire a fermarsi, trasformando il momento dell’alimentazione in una esperienza importante e basilare per se stessi, vuol dire riuscire ad assaporare realmente il gusto del cibo in sé, e allo stesso tempo riuscire a stare con alcune parti di noi, che troppo a lungo cerchiamo di evitare o di allontanare. Solo così quel maremoto di emozioni potrebbe trovare tregua.
Imparare a conoscersi tramite il cibo e il nostro corpo, capire le esigenze e i nostri reali desideri, saper distinguere la Fame Nervosa da quella Fisiologica, significherebbe evitare di frustrarsi fisicamente e mentalmente.
Un buon punto di partenza per riflettere sulla qualità del nostro rapporto con il cibo potrebbe essere uno qualsiasi dei punti elencati di seguito:

Ritagli del tempo per te stesso?
Fai sport?
Hai la buona usanza di informarti su ciò che mangi leggendo le etichette degli alimenti?
Sai cosa ti spinge realmente a voler dimagrire?
Riesci a stare in modo sereno con le tue emozioni?
Ti affidi ad un professionista dell’alimentazione o a diete fai da te?
Quante diete hai fatto nella tu vita?

Con questo non ho voluto darvi delle soluzioni preconfezionate, ma spunti di riflessione. Il primo passo verso la comprensione di se stessi è riflettere sulle nostre azioni e su come viviamo le nostre emozioni. Prendersi cura di se stessi, senza utilizzare stratagemmi vari, ma accogliersi nella nostra interezza, accettando le nostre risorse e le nostre imperfezioni, senza vivere per compiacere un sistema che è altro da noi stessi.
Sarebbe importante per me sapere il vostro parere, per cui scrivetemi alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
Un caro saluto

Namastè a tutti!

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