Più degli allarmi dei medici e degli esperti forse potrà l'esempio concreto di un colosso del commercio in campo alimentare. È da anni infatti che si cerca di mettere in luce i rischi che derivano dall'assunzione di troppi zuccheri nella nostra alimentazione, semplici e raffinati, come si può leggere nei vari approfondimenti redatti dal portale Al Meglio, il sito di informazione dedicato al benessere in ogni sua forma.
La decisione della Nestlè. Ora, però, alle parole si aggiunge anche un fatto concreto: la Nestlè, il colosso del campo dell'alimentazione, ha infatti annunciato che entro il 2020 provvederà a ridurre di almeno 18 mila tonnellate lo zucchero presente nei prodotti commercializzati in Europa. Una quota pari a circa 5 miliardi di zollette di zucchero eliminati dalla gamma dei prodotti Nestlé, che quindi conteranno all'incirca su un contenuto di zuccheri inferiore del il 5% in media rispetto ad oggi, senza alterare la sapidità e il gusto originale.
Un Nesquik con meno zuccheri. In realtà, non è il primo passo in questa direzione compiuto dall'azienda svizzera, che già ha eliminato 11.300 tonnellate di zucchero dai prodotti venduti in Europa perché non rispondevano ai criteri nutrizionali stabiliti internamente; inoltre, soltanto nei mesi passati era stata avviata la riduzione di zucchero in alcuni prodotti tra cui il famoso cacao in polvere solubile Nesquik, che arriverà a contenere un quantitativo di 3,4 grammi di zucchero per porzione (rispetto ai 10,6 grammi della ricetta originale).
Campagna europea. Come spiegato in una nota, la Nestlè intende infatti sostenere la campagna avviata dalla Commissione Europea e dagli Stati Membri per la creazione di piani di azione per il miglioramento dei prodotti alimentari entro la fine di questo 2017. Si tratta di una necessità incombente, perché come accennato gli zuccheri semplici che arrivano sulle nostre tavole attraverso alimenti e bevande sono in quantità eccessiva, con effetti sulla salute.
Le azioni dei Paesi. Dal punto di vista politico, alcuni Paesi sono già intervenuti per limitare questi eccessi, aumentando la tassazione dei prodotti troppo "zuccherini": è il caso di Francia, Ungheria, Messico e Finlandia, ma il tema si sta diffondendo sempre più a livello mondiale, anche per l'allerta lanciata dalla comunità scientifica. Solo pochi mesi fa un nuovo studio americano ha rivelato che bere una lattina di bevanda zuccherata al giorno aumenta di oltre un terzo il rischio di un evento cardiovascolare.
L'allarme dei medici. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha messo sotto accusa lo zucchero, spiegando che dovrebbe costituire meno del dieci per cento del contributo energetico quotidiano. Tradotto in altri termini, si dovrebbe consumare una quantità non superiore ai cinquanta grammi al giorno, pari a dodici cucchiaini, ma ovviamente il calcolo risulta complicato soprattutto per i prodotti industriali. Ad esempio, un succo di frutta può arrivare a contenere fino a cinque cucchiaini di zucchero, mentre la "famosa" bibita gassata addirittura il doppio.
Lo studio. Ma perché lo zucchero fa male? Secondo gli esperti, queste molecole vengono assorbite immediatamente dall’organismo e questo comporta un rapido incremento della glicemia e dei livelli di insulina nel sangue che, ragionando su larga scala, arriva a produrre aumento del sovrappeso e dell’obesità, una maggiore incidenza del diabete e della sindrome metabolica.
Campania maglia nera. E proprio in Campania possiamo riscontrare uno degli effetti più visibili di una dieta squilibrata: secondo i recenti dati del report Okkio alla Salute stilato dal Ministero, infatti, la nostra regione è maglia nera in Italia per l'obesità infantile, visto che un bambino su 2 ha problemi con la bilancia e quasi il 14% del totale è già obeso tra gli otto e i nove anni.


