Namasté amici….
Quest’oggi, come sto facendo spesso ultimamente vi farò un racconto. Vi racconterò di un fatto accadutomi collegandolo con un evento che mi è stato riferito ultimamente da una cara amica.
Io ho un bambino di tre anni, quando ero incinta è successo un brutto evento che ha coinvolto la mia famiglia d’origine, ossia i miei genitori, naturalmente e inevitabilmente l’evento ha scombussolato un po’ anche me. Durante un controllo di routine dal ginecologo riferii di alcuni disturbi che sentivo, piccole fitte addominali, dolori alla schiena e lui dopo avermi fatto le domande di routine mi chiese se fosse successo qualcosa di particolarmente stressante, non avendo rilevato alcuna anomalia a livello fisico. Gli accennai a dei disagi che i miei genitori stavano attraversando. La sua risposta, guardandomi dritto in faccia fu: “ Tu hai deciso, tu hai scelto di fare questo figlio! Prenditene la responsabilità! I problemi dei tuoi genitori non sono i tuoi! Tua è stata la scelta di questo figlio, prenditene cura!”. Capii, aveva ragione! In quel momento ho realizzato che aveva ragione, e che la responsabilità di quel figlio che ancora non c’era era già cominciata e certo non sarebbe finita con la sua nascita, anzi si sarebbe amplificata ogni anno di più. Qualche giorno fa una cara amica mi ha parlato di un evento che gli è capitato, condividendolo con me per capire se, dal mio punto di vista, il suo fare fosse stato giusto. Con la sua autorizzazione lo riporto a voi che farete poi le vostre valutazioni, il suo racconto mi ha riportato a quanto mi successe in gravidanza.
Nel paese di questa mia amica, che per comodità chiameremo Maria, si sta organizzando per la festa patronale che si terrà tra qualche mese. Ogni contrada ci tiene a fare bella figura organizzando una piccola festicciola in occasione della cosiddetta “alzata del quadro” e cioè quando si mette il quadro del santo patrono all’inizio della contrada con le date in cui sarà celebrata la festa nel paese e il santo sarà portato in processione. Il marito di Maria è tra gli orgogliosi organizzatori dell’evento, insieme agli altri ha deciso, per quest’anno di fare un qualcosa che distinguesse chi è attivamente impegnato nell’organizzazione dagli altri. Parlando con Maria le disse che avevano ordinato delle magliette che tutti gli organizzatori, con mogli e figli, avrebbero dovuto indossare. Per Maria non era certo un problema. Arriva il giorno dell’alzata del quadro e Maria si veste bene, prepara i figlioletti un maschietto di 8 anni e una bimba di 6 scende, curiosa di vedere queste famose magliette, di cui il marito ha accennato , ma che lei ancora non ha visto. Il marito prende il suo pacchetto da cui escono due magliette una per lui l’altra per il bimbo e….. due grembiuli! Maria sgrana gli occhi! Il marito fa finta di non accorgersene.
È bene che sappiate una cosa prima che io continui nel racconto. Maria è una donna sulla quarantina, una bella donna, lavora, adora curare la propria casa, coccolare il marito preparando manicaretti e addirittura portargli le pantofole, non si sente svilita nel suo essere donna nel coccolare e amare il marito, segue i suoi figli portandoli alle varie attività, scuola palestra piscina, danza ecc.., la cena e il pranzo sono pronti in orario anche se lei è fuori tutta la giornata, non le pesa correre avanti e indietro è felice della sua vita, ama quello che fa, non cambierebbe, lavoro marito o figli.
Eravamo rimasti che Maria sgrana gli occhi e il marito fa finta di non accorgersene. Maria sgrana gli occhi perché? Il grembiule che cos’è? Il grembiule è un oggetto usato per lo più dalle donne in casa quando si dedicano ai mestieri casalinghi per evitare di sporcarsi ed essere quindi “presentabili” in ogni momento. Maria guarda il marito, fulminandolo, e tra i denti gli dice: “non lo indosserò e non lo farò indossare alla mia bambina”.
Perché?
Maria ha due figli e sa che ha una forte responsabilità nei confronti di questi figli che non è solo nutrirli bene e portarli in giro, ma anche e soprattutto insegnare loro a vivere in modo degno nella società! Maria per il lavoro che fa interagisce con tante persone. Come dicevano i detti di una volta “Ogni testa è un tribunale”, si trova ad incontrarsi o a scontrarsi con gli altri. Maria però sa bene chi è e qual è il suo “ruolo” sa che cosa vuole trasmettere a propri figli, sa che i bambini non apprendono la vita per quello che gli dici, ma per quello che vedono. Osservano i comportamenti delle figure di riferimento, che a quell’età sono i genitori, quindi sa bene che dire ai figli che l’uomo e la donna hanno le stesse qualità, che la divisione dei compiti è data semplicemente dal fatto che chi sa fare meglio farà, queste cose devono essere viste e vissute non semplicemente ascoltate. Maria si è trovata in una situazione scomoda, cosa doveva fare? Il grembiule di per sé è un comodo accessorio usato solitamente in casa, ma in quel contesto rappresentava simbolicamente qualcosa. Maria ha scelto di non indossarlo, partendo dal presupposto, con cui concordo pienamente, che lo stereotipo di donna, così come quello di uomo, non ci permettono di esprimere noi stessi nella nostra totalità. Vincoliamo noi stessi a ruoli, azioni e comportamenti che implicano un pregiudizio (cioè un giudizio costruito prima), che parte da una strada chiusa, in cui l’idea di base è questo è ciò che puoi fare tu donna e non oltre, così come questo è quello che puoi fare tu maschio e non oltre!
Questa vicenda di Maria mi ha fatto ritornare in mente quanto mi disse il ginecologo a suo tempo, la responsabilità di mio figlio è mia e fino a che esisterò dovrò mostrargli chi sono e qual è il modo migliore di vivere nel modo. Il rispetto per l’altro si insegna attraverso i gesti, nella quotidianità. Una mente chiusa non vola è troppo rigida e pesante, insegniamo ai giovani a guardare in alto a destra a sinistra e non solo avanti!
Probabilmente per qualcuno Maria ha esagerato, per altri avrà fatto bene. Maria ha fatto ci che riteneva giusto ha fatto una scelta, la quotidianità ci impone delle scelte, non sono gli eventi eclatanti a dire chi siamo, ma il nostro essere nel quotidiano. È quello che imparano da noi i nostri figli.
Tu che stai leggendo, al posto di Maria cosa avresti fatto?
Dott.ssa Maria Rita Ciancia
Psicologa Clinica e di Comunità
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Namstè - Rubrica a cura della dottoressa Raffaella Marciano


