Namasté amici…
“Ciò che presente non ci turba, stoltamente ci addolora quanto è atteso”. Epicuro
Qualche giorno fa quasi per caso ho ripreso i miei libri di filosofia delle superiori, adoravo la filosofia, e aprendo a caso il mio manuale ho letto di Epicuro, l’occhio mi è caduto sulla frase che vi ho citato prima.
Epicuro nasce nel 314 a.C., il suo scopo come filosofo è essenzialmente dare sollievo all’animo umano attraverso la sua filosofia. Nel suo pensiero, parla di felicità dando delle dritte affinché l’uomo possa condurre la propria vita felice. La frase che vi ho riportato all’inizio riassume un po’ tutta la filosofia di Epicuro, che dal mio punto di vista è estremamente attuale, ossia la vita è pratica della felicità, conviene poco pensare a ciò che non è alla nostra portata se questo implica la rovina della nostra serenità presente.
Partendo da un presupposto importante cioè che la felicità propriamente denominata è un emozione e per questo rapida e fugace, si è felici ci bette il cuore, aumenta l’adrenalina, abbiamo le farfalle nello stomaco per pochi momenti, poi ci rilassiamo e il nostro organismo riprende il suo naturale ritmo, magari ci resta una sensazione di piacere e serenità. Potrà presentarsi un involontario sorriso sulle nostre labbra quando l’evento “felice” ci tornerà alla mente.
Tutti cerchiamo e ricerchiamo la felicità. Molto spesso senza sapere cosa stiamo realmente cercando. A volte siamo felici ma lo capiamo in ritardo. Altre volte siamo sicuri di non esserlo ma poi ci rendiamo conto di non aver vissuto pienamente un momento felice.
Questo cosa significa quindi che noi esseri umani non siamo destinati alla felicità? Assolutamente no! La felicità propriamente detta è un’emozione fugace certo, ma possiamo vivere la nostra vita sereni, tranquilli. Proiettarsi nel futuro, progettare, avere desideri, ambizioni non è un male. Diviene male quando riempie la nostra essenza, quando non sappiamo fermarci a riflettere, su noi stessi su quanto ci circonda. Certo è frase fatta dire: “bisogna imparare a godere delle piccole cose” tuttavia è proprio così!
Vivere male la propria vita non è cosa difficile, l’atteggiamento usato rispetto a quanto ci accade può molto influire sul nostro vivere bene. Il tipico atteggiamento per vivere male la vita è essenzialmente desiderare quello che non abbiamo, essere sempre alla ricerca spasmodica di qualcosa, come l’auto più nuova o più grande, il vestito più alla moda o l’ultimo telefono, per appagare il nostro momentaneo piacere.
Adesso dove voglio arrivare?
Non ho la ricetta per la felicità, ma ho delle piccole dritte che, se usate potrebbero rendere la vita più leggera e serena:
1. Dedicare un po’ di tempo a se stessi. Siamo tutti impegnanti, lavoro, figli, fratelli, genitori, amici, ma ciò non toglie che potremmo ritagliare qualche momento al giorno, alla settimana a prenderci cura di noi stessi. Dedicarci, perché no, al nostro aspetto curare il nostro corpo, o semplicemente, restare da soli con noi stessi.
2. Ampliare la propria mente, guardarsi in torno percependo le opportunità che ci si presentano. L’essere rigidi, impuntarsi, non permette di guardarsi in torno e cogliere le opportunità.
3. Evitare di giudicarsi in base a ciò che si possiede. Sfoggiare beni e lussi non rende felici. Chi ti giudica per ciò che possiedi non merita di essere tenuto in considerazione.
4. Allontana le persone negative da te. Se hai una relazione sentimentale, amicale, che ti fa sentire in trappola, allontanati. La trappola che senti è una tua percezione sei libero di andare via.
5. Lavora perché i tuoi sogni diventino concreti, o reteranno tra le braccia di Morfeo.
6. Tu sei la persona più importante che esista sulla terra! Non pensare a te stesso come non meritevole di…. , non aspettarti approvazione dall’altro, non puoi pretenderla. Devi essere importante per te, e saper quanto valore hai.
7. Vivi le tue emozioni. Arrabbiati! La rabbia è un’emozione e va vissuta, non trattenerla. Ciò non significa fare i pazzi! Significa vivere la propria emotività, che prima di tutto percepiamo fisicamente, e cerca poi di capire cosa l’ha scatenata. Abbi paura! La paura ci serve per la nostra sopravvivenza, ma poi ragiona su cosa l’ha scatenata. Sii triste! La tristezza ti serve per adattarti e riflettere sulla tua perdita, ma poi guarda avanti. Sorprenditi! non tentare di avere ogni cosa sotto controllo, certo la sorpresa destabilizza un attimo, ma poi tutto torna alla normalità.
Sii felice! Guardando a ciò che hai dentro e fuori di te!
Per essere felice, togli le parole “se solo” e sostituiscile invece con le parole “la prossima volta”.
(Smiley Blanton)
Dott.ssa Maria Rita Ciancia
Psicologa Clinica e di Comunità
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Curatrice rubrica Namastè Dott.ssa Raffaella Marciano


