L’articolo di oggi non tratterà di psicologia nel senso stretto del termine, ma tratterà di quotidianità. Che cosa voglio dire? Vi spiego.
La mia decisione di scrivere di un argomento piuttosto che di un altro, nell’ambito di questa rubrica è dato principalmente dal guardarmi intorno, ascoltare le persone che mi circondano, talvolta fare un piccolo sondaggio tra chi mi sta intorno chiedendo di cosa avrebbero piacere di leggere. Talvolta poi mi faccio semplicemente guidare dal mio istinto, ossia parlo di ciò che mi viene, indipendentemente dalla mia professione ( che comunque e inevitabilmente investe tutta la mia vita). Questo è proprio il caso di uno di quegli articoli che non dipendono da nessuno se non da me stessa e dalla mia personalissima esperienza e visione del mondo e della società che mi circonda.
Qualche giorno fa mi sono ritrovata con una ex collega delle superiori, ci siamo riviste con piacere abbiamo fatto quattro chiacchiere. Dopo un buon caffè come mia sporadica, ma cattivissima abitudine ho acceso una sigaretta. La mia amica delle superiori mi ha detto: “perché non smetti?, proprio tu con la professione che fai, non dovrebbe essere difficile!”
Giusta riflessione?
Non saprei… prima della psicologa Maria Rita Ciancia è un essere umano!
Tuttavia con molta schiettezza le rispondo che non smetto semplicemente perché non è nelle mie reali intenzioni. Leggo il suo disappunto sul viso. A quel punto faccio qualcosa che non è nelle mie abitudini quando sono in ambito amicale o familiare, “ascolto” o forse è meglio dire inizio a leggere il suo viso. Dovete sapere che talvolta, per non dire spesso, ciò che viene detto con le parole non corrisponde a ciò che in realtà si pensa, o si vorrebbe dire. In modo provocatorio e conoscendo già la risposta, le chiedo se lei avesse mai fumato, per essere tanto certa che la sola forza di volontà bastasse.
Inizia uno sproloquio, da parte sua, su ciò che la sola forza di volontà può fare su ciò in cui è riuscita lei con la sua forza di volontà, suo padre, suo fratello il nonno ecc.. ecc… ecc..
Non crediate però che mi sono offesa. Capiamoci bene!
Ho iniziato a fare un'altra cosa mi sono guardata intorno cercando di capire, anche attraverso provocazioni fatte ad hoc, come le persone agiscono rispetto a una situazione che non gli appartiene. Cioè quanto io persona mi sento in grado di giudicarne un'altra su un evento o un comportamento, pur non avendolo mai provato sulla mia pelle.
Purtroppo mi sono resa conta che l’ignoranza regna sovrana!
Cosa voglio dire? Io sono cresciuta in un ambiente in cui il giudizio non era contemplato, per giudizio intendo giudicare una persona per un'azione compiuta, mio padre ci ha sempre detto una cosa importante che ancora oggi conservo nella mente e nel cuore: “Noi non possiamo sapere perché quella persona ha agito in quel modo, in quel momento, potevamo essere noi al suo posto!”.
Questa riflessione mi è servita molto nella mia vita e anche, se non soprattutto, in ambito lavorativo. Noi psicologi non partiamo prevenuti o con pregiudizi quando arriva una persona da noi, se così non fosse non faremmo bene il nostro lavoro, non saremmo in grado di accogliere quella persona di supportarla e aiutarla nel suo processo. Inevitabilmente questo si ripercuote nella vita di tutti i giorni, ma mi sono resa conto che l’essere umano è estremamente “arrogante”, rispetto alla natura che lo circonda, agli animali e, non meno, rispetto ai propri simili. La mia storiella è banale e sciocca e non tocca la mia suscettibilità né la mia intimità più profonda, ma ciò non toglie che quella persona così come molte altre ha dato un giudizio su qualcosa di cui non aveva alcuna conoscenza.
Questo accade purtroppo quotidianamente, e le vittime di questo cattivo comportamento sono purtroppo le persone più bisognose di attenzioni, quelle che hanno un maggior bisogno di essere “capite”. Ripeto, nel mio caso il giudizio di quella persona mi ha fatto sorridere, ma purtroppo non è così per tutti. Un bambino che non è bravo a scuola, potrebbe avere problemi di apprendimento, un altro che non sta mai fermo potrebbe avere disturbi nella sfera del comportamento, un uomo che si rivolge a uno strozzino potrebbe non avere il pane per i suoi figli, il bullo della classe potrebbe non essere un violento ragazzino che è abituato a vivere nella bambagia, così come una vittima potrebbe non essere la parte debole del gruppo.
Insomma apriamo gli occhi e teniamo un po’ chiusa la bocca!
La stessa esperienza non è vissuta e percepita da tutti allo stesso modo un 6 diventa un 9 se ti metti dal lato opposto, quindi qual è il numero giusto?
Viviamo la nostra vita cercando di risolvere i nostri problemi, senza infilarci saccenti nella vita degli altri, non giova a nessuno dei due.
Un abbraccio
Le persone giudicano sempre gli altri avendo come modello i propri limiti e a volte l’opinione della comunità è piena di preconcetti e timori.
(Paulo Coelho)
Dott.ssa Maria Rita Ciancia
Psicologa Clinica e di Comunità
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