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SalvatoreAnnunziata

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Se uccide il figlio, si chiama ancora padre?

15 Marzo 2018 Author :  

Namasté amici…
Perché un padre, che dovrebbe avere come obiettivo principale nella sua vita, di proteggere fino alla morte i propri figli, diventa l’assassino, il carnefice? Durante queste settimane mi sono sentita rivolgere più volte questa domanda. Non ci si capacita, non riusciamo a comprendere come una cosa del genere sia possibile. Un’altra domanda che mi è stata fatta poi è: Come è possibile che nessuno si sia accorto che stava per succeder una tragedia così grande?

Il caso di Cisterna di Latina

L’ultimo , in ordine di tempo è stato il caso del papà di Cisterna di Latina che ha prima tentato di uccidere la moglie, per poi accanirsi su le due figlie di 7 e 13 anni, infine si è tolto la vita. Perché? Qual è la causa? In realtà la causa non è mai una sola. Talvolta ci può essere alla base una malattia mentale, ma talvolta, può essere presente un forte disagio esistenziale, o semplicemente la volontà da parte dell’uomo di far del male alla propria partner attraverso i figli. In questo caso i figli non sono esseri a se stanti, con una vita da vivere, non sono quei pargoli che ti hanno tenuto sveglio la notte, né quelli che baciavi prima di andare a lavoro. I figli in questo caso sono appendici della moglie. Una moglie che ha deciso di lasciarlo e far crollare il castello di sabbia che si è costruito nella sua realtà “immaginaria”

"Padri sterminatori"

Quello che sembra chiaro è che non si tratta di un raptus, ossia di un’azione dettata da un momento di follia omicida. La criminologa britannica Elizabeth Yardley, ha sviluppato uno studio apposito sui padri che “eliminano” i figli, per poi spesso, suicidarsi. Li ha definiti “Padri Sterminatori”. Secondo questa ricercatrice il numero dei padri che commettono questi crimini segue l’aumento delle rotture familiari. Ciò non significa, naturalmente, che a un divorzio debba seguire un omicidio. Il problema è che c’è una piccola minoranza di uomini che non riesce a fare i conti con lo sfascio della propria famiglia. Questi uomini fanno parte di tutte le categorie, medici, avvocati, operai ecc. ciò che hanno in comune è, secondo lo studio della Yardley, che la loro mascolinità è sotto minaccia. Attraverso la rottura della famiglia, perdono ciò che li fa sentire uomini di successo. Attraverso l’uccisione del figlio, che simbolicamente rappresenta la moglie, riacquisiscono il controllo, sulle proprie mogli. È un modo per gridare al mondo intero la loro potenza.

Un disagio fino a scaturire un figlicidio?

Com’è possibile che nessuno si sia accorto che c’era tanto disagio in una famiglia fino a scaturire in un figlicidio? Ecco la risposta è semplice, non si vede! Il carnefice maschera in modo estremamente abile quelle che sono le sue intenzioni, non le rende chiare e palesi. Tuttavia la presenza di una malattia mentale potrebbe metterci un attimino in allerta. Purtroppo il più delle volte, come ci siamo detti il problema è nascosto ai più. Tuttavia forse l’unica soluzione è osservare e non giustificare! Se una moglie si accorge, forse sarebbe meglio dire, una moglie sa che il marito ha un indole violenta, che è un uomo che non tollera facilmente le frustrazioni, le sconfitte, le perdite. Ecco! Questo potrebbe farci riflettere. Tuttavia se una donna è lasciata sola a combattere una battaglia del genere potrebbe non farcela. Come è successo alla povera Antonietta l’aiuto oltre che dalle istituzioni competenti deve venire, da chi ci sta più vicino, famiglia, amici. In modo da creare un cordone che si stringa intorno alla parte lesa nella coppia.
Mogli non giustificate i vostri mariti violenti, amici non lasciate sole le persone che hanno bisogno. E mamma di un figlio violento non giustificare le azioni di tuo figlio, come a dire: “va beh uno schiaffetto, la moglie però ha la lingua lunga”. Tollerare la violenza, di qualunque tipo, non va bene e purtroppo, talvolta, questi possono essere i risultati…

 

Dott.ssa Ciancia Maria Rita
Psicologa Clinica e di Comunità
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