Colon irritabile e dieta FODMAP: cosa mangiare? La nutrizionista risponde

12 Ottobre 2019 Author :  

La sindrome del colon irritabile (IBS) è un disordine funzionale dell’apparato gastrointestinale caratterizzato da dolore addominale cronico o ricorrente, gonfiore addominale, meteorismo, diarrea o stitichezza.
Colpisce circa il 20% della popolazione con una netta prevalenza delle donne. È importante sottolineare che dal punto di vista sintomatologico, ogni paziente con sindrome dell'intestino irritabile rappresenta un caso a sé stante e che le cause di questa sindrome ad oggi, non sono ancora del tutto chiare. È una patologia multifattoriale, per cui diversi fattori possono scatenare tale condizione. Da un lato vi sono i fattori biologici, come la predisposizione e la suscettibilità individuale, alterazioni della motilità del tratto digestivo e della sensibilità dei visceri o infezioni intestinali, dall’altro compaiono i fattori psico-sociali: ansia, stress, depressione.

Qual è il trattamento migliore per gestire la sindrome del colon irritabile?

Non esiste una cura specifica e uguale per tutti ma, apportare dei cambiamenti nell’alimentazione e nello stile di vita può migliorare il quadro sintomatologico.

Dieta FODMAP che cos’è?

La dieta FODMAP è un approccio utilizzato nel trattamento della sindrome del colon irritabile.
Il protocollo è stato proposto da Gibson e Sheperd della Monash University di Melbourne.
L’acronimo FODMAP sta per “oligosaccaridi, disaccaridi e monosaccaridi fermentabili e polioli”. Si tratta di carboidrati che condividono le seguenti caratteristiche: sono molecole piccole, sono osmoticamente attive, in grado cioè di richiamare liquidi nel lume intestinale, sono scarsamente assorbite e facilmente fermentabili dai batteri intestinali. Nello specifico i carboidrati incriminati sono:
• Fruttani: pasta, riso, segale, prodotti raffinati (farina bianca e derivati), carciofo, aglio, scalogno, cipolle, cicoria, banana
• Lattosio: latticini, latte, yogurt, formaggi freschi
• Fruttosio: frutta, miele, marmellata, succhi di frutta, dolcificanti
• Polialcoli: come quelli presenti in chewing-gum e caramelle
• Galattani: legumi

La dieta FODMAP si sviluppa in tre fasi:
- Fase di esclusione, durante la quale vengono ridotti al minimo gli alimenti sopraelencati che possono fermentare. Questa fase può durare da 3 a 6 settimane, in questo lasso di tempo si può capire se i sintomi che il paziente lamenta si attenuano o meno, diminuendo il consumo di determinati alimenti.
- Fase di reinserimento, questa è una fase molto delicata poiché vengono reintrodotti in maniera graduale i cibi precedentemente esclusi. In questo modo, si cerca di individuare quali sono le quantità e le frequenze di consumo che possono creare fastidi.
-Fase di mantenimento, è una fase di personalizzazione si tratta cioè di stabilire l’abitudine alimentare che il paziente dovrà mantenere nella sua vita. Grazie all’individuazione degli alimenti che creano disturbi, è possibile stilare una dieta personalizzata, con meno limitazioni.
La dieta FODMAP rappresenta una strategia per alleviare i fastidi di questa problematica, non è di certo una cura. Il consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un nutrizionista prima di escludere autonomamente dei gruppi alimentari. Un professionista della nutrizione saprà indicare la strada giusta da intraprendere per migliorare la propria condizione.

Dott.ssa Maria Rosaria Lanzieri- Biologa Nutrizionista
Riceve su appuntamento a Sarno e San Valentino Torio
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