Fegato grasso e alimentazione: tutto quello che devi sapere

19 Novembre 2019 Author :  

Con il termine steatosi epatica non alcolica (NAFLD) si intende l’accumulo di grassi, in particolare trigliceridi, all’interno delle cellule del tessuto epatico.
La NAFLD (steatosi epatica non alcolica) comprende un ampio gruppo di malattie del fegato, che va dal fegato grasso (steatosi epatica) alla NASH (steatoepatite non alcolica), fino alla cirrosi, lo stadio più avanzato della malattia epatica.
Viene diagnosticata il più delle volte in pazienti tra i 40 anni e i 60 anni, ma può verificarsi in tutte le età. Si stima che il 9% dei ragazzi obesi sotto i 18 anni soffra di NAFLD.

Quali sono i sintomi?

In genere il paziente interessato non manifesta alcun sintomo evidente, spesso la diagnosi viene fatta per caso, magari in seguito ad un controllo di routine.

Come si fa la diagnosi?

La diagnosi deve essere sempre eseguita da un medico. Valori alti di transaminasi dovrebbero essere un campanello d’allarme. Inoltre, per essere certi che si tratti di fegato grasso è comunque necessaria un’ecografia, oppure una TAC o una risonanza magnetica, solo in casi più complicati può essere richiesta una biopsia epatica.

Chi sono i soggetti più a rischio?

I pazienti più a rischio sono quelli obesi o in sovrappeso con una prevalenza di accumulo di grasso a livello addominale e tutti quelli con diabete di tipo 2, insulino resistenza, ipertensione o dislipidemie.

Che ruolo ha l’alimentazione nella gestione della steatosi epatica non alcolica?

L’ adozione di uno stile alimentare adeguato e corretto rappresenta un pilastro della terapia.
Non a caso, diversi studi scientifici hanno dimostrato come il cambiamento dello stile di vita e l’aumento dell’attività fisica sono in grado di migliorare il quadro infiammatorio. È stato visto inoltre, che la perdita del 7% o poco più del peso corporeo è associata ad una riduzione della steatosi epatica.
Vediamo insieme ora quali sono le raccomandazioni dietetiche per rallentare e gestire il decorso della patologia:
- Dare un taglio di almeno 500 kcal giornaliere rispetto all’introito abituale;
- La dieta deve essere a basso contenuto di carboidrati, preferendo quelli integrali e a basso carico glicemico, quindi bisogna limitare il più possibile prodotti da forno, pane bianco, pizza ecc.
- Evitare dolci e un consumo eccessivo di frutta poiché il fruttosio determina maggiormente l’accumulo di grasso nel fegato;
- Scegliere come fonte di grassi quelli monoinsaturi (olio extravergine d’oliva ad esempio) e quelli polinasaturi contenuti nel pesce e nella frutta secca. Ridurre il contenuto di grassi saturi provenienti da formaggi, carne rossa ecc.
-Cucinare senza grassi aggiunti. Preferire metodi di cottura come: il vapore, microonde, griglia o piastra, pentola a pressione, piuttosto che la frittura, la cottura in padella o bolliti di carne
- No al consumo di alcol, anche se assunto in quantità moderate.

Dott.ssa Maria Rosaria Lanzieri - Biologa Nutrizionista
Riceve su appuntamento a Sarno (SA) e San Valentino Torio (SA
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