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Maschio Angioino o Castel Nuovo?

27 Febbraio 2023 Author :  

Annamaria Porro*

I castelli da sempre sono luoghi affascinanti, raccontano storia di re, regine, intrighi, leggende. Il Maschio Angioino o Castel Nuovo rappresenta uno dei sette castelli di Napoli (ormai visibili in città sono solo quattro). Maestoso, il Castel Nuovo, meglio conosciuto dai napoletani come “ Maschio Angioino”, per via delle grandi torri (chiamate anche Masti da qui’ l'alterazione in Maschio) che lo definiscono perimetralmente in una forma trapezoidale. Fortezza e residenza degli Angioini, voluta da Carlo I d’Angiò e costruita a partire dal 1279, il Castel Nuovo è uno dei simboli più conosciuti di Napoli. Quando arrivarono gli Angioini a Napoli due erano i castelli presenti in città: Castel dell’Ovo del I secolo a.C che risultava una struttura vecchia ed inadeguata e il Castel Capuano del 1160 che non godeva di una felice posizione strategica. Carlo d’Angio’ quindi, avviò la nuova residenza, strategicamente collocata sul mare a controllo del territorio. A meta’ del ‘400 la dinastia angioina lasciò il posto alla dinastia aragonese. All’ arrivo di Alfonso d’Aragona, nuovo conquistatore della città di Napoli, il Castello sarà rinnovato e soprattutto il nuovo re lascerà dei segni sotto gli occhi di tutti ma che solo da pochi anni sono stati interpretati. Saranno simboli di magia esoterica legati al Santo Graal e all’ordine cavalleresco di re Artu’ Perché?

Alfonso d’Aragona e il Sacro Graal

Alfonso d’Aragona conquistò Napoli nel 1442 , dopo una lunga guerra contro gli Angioini, durata diversi anni. Per sostenere questa spedizione al sud Italia, il re aragonese diede in cambio di danaro, la coppa del Sacro Graal, ereditata dal nonno, alla cattedrale di Valencia dove tutt’oggi è possibile vederla. Re Alfonso, fu un uomo di cultura e amante dei poemi cavallereschi si guadagnò il soprannome di “Magnanimo”, e volle ricreare nella fortezza partenopea una simbolica analogia fra il cavaliere e se stesso, richiamando attraverso segni geometrico- esoterici ( il nodo cavalleresco) e celebrando il diritto di governare il Regno di Napoli sedendosi sulla tredicesima sedia (trono periglioso) destinato al “designato” come avveniva alla tavola rotonda di re Artù. Il trono “ periglioso” è rappresentato con una fiamma (fuoco della conoscenza), ben visibile sul portale in bronzo posto all’ingresso del Castello. Sul portale inoltre c’è un altro simbolo che suscita curiosità, si tratta di un libro aperto, a conferma della cultura che il re possedeva e soprattutto indica la verità svelata agli uomini di cultura. Il libro aperto lo ritroviamo però anche in un altro punto del Castello, nella “sala dei Baroni” posta al primo piano. Questo simbolo fatto di luce è possibile vederlo solo nel solstizio d’estate dal 21 giugno al 23 giugno alle 17.30, quando un fascio di luce attraversa la sala e si modella sulla parete opposta a formare un libro aperto. Un fenomeno spettacolare che si ripete per pochi giorni. Ma le curiosità non sono finite. Un altro emblema che richiama il Sacro Graal (il calice dell’Ultima Cena usato da San Giuseppe d’Arimatea per raccogliere il sangue di Gesù crocifisso) è la decorazione posta sotto il balcone esagonale ( il sei è un altro simbolo magico- esoterico) in cui si affacciava il re. Questa decorazione si presenta come una coppa capovolta, a richiamare ancora una volta il Sacro Graal. Il percorso che si sviluppa all’interno del Castel Nuovo, è un itinerario insolito e affascinante legato a simboli esoterici, a leggende del passato, ma aldilà di tutto questo, il Castel Nuovo è un magnifico esempio di architettura visibile nella “Sala dei Baroni” con la magnifica copertura a stella, e di scultura (arco di trionfo posto all’ingresso). È un importante riferimento per la città che con la vicina Piazza del Plebiscito, Palazzo Reale, il Teatro San Carlo e la bellissima Galleria Umberto I chiude un anello di bellezze che si sono stratificate nel tempo, e che insieme costituiscono una parte importante della storia di Napoli.

*Annamaria Porro. Guida turistica della Campania
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