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Una chiesa “pirata” al centro di Napoli: Santa Maria delle anime del purgatorio

06 Marzo 2023 Author :  

di Annamaria Porro* 

Al centro storico di Napoli c’è un luogo molto speciale, è un luogo di culto cristiano che differisce da tutti gli altri, per la sua storia intricata. Napoli è una città affascinante, piena di contraddizioni, di illusioni e di verità e riesce sempre a stupire. La storia che sto per raccontarvi può sembrare incredibile per diversi motivi che vi spiegherò. Passeggiando per l'antico decumano maggiore siamo visivamente catturati da una chiesa barocca posta più in alto rispetto al livello stradale grazie ad una scala a doppio ingresso. Ai piedi della scala ci sono dei bassi pilastri che sembrano paletti su cui sono incastrati dei teschi in bronzo, a guardia di una finestra collocata in basso ad altezza della strada e dove si intravede un sotterraneo. E’ la chiesa del Purgatorio ad Arco, delle anime del purgatorio, meglio conosciuta come la chiesa delle anime pezzentelle. La chiesa è su due livelli, appunto. Ed è su questo doppio livello che dobbiamo soffermarci. Appena entrati si è rapiti dalla bellezza barocca di tutta la chiesa, ma in particolare sull’altare c’è una tela di Massimo Stanzione, pittore prolifero del ‘600 napoletano. Il quadro rappresenta le anime del purgatorio. Il Purgatorio è un luogo di mezzo, luogo sospeso tra il bene e il male, né inferno e né paradiso. Che ci fa una chiesa legata alle anime del purgatorio nel ventre di Napoli?

Il culto delle anime del purgatorio

Il culto delle anime purganti, è un culto che nasce in epoca della Controriforma a metà del’500 ma si protrarrà per diversi secoli. A Napoli ovviamente questo culto fu preso molto sul serio. Secondo quanto propagandava la Chiesa, erano le anime che dopo la morte rimanevano “intrappolate” in un luogo di mezzo e solo grazie ai pensieri dei vivi e le continue messe a suffragio a loro dedicate, queste anime venivano “sbloccate” e potevano, grazie all’intercessione della Madonna, raggiungere il Paradiso. Questa storia è chiara nella tela di Massimo Stanzione. Nel quadro in basso si nota che le anime sono sottoposte all’arsura del fuoco ed i napoletani hanno un’ espressione ad hoc per questa circostanza : o’ refrische 'e ll'anime d'o priatorio”, significa dare il sollievo alle anime dalle fiamme del purgatorio, anche attraverso un'attività che ci sembrerà assurda, il prendersi cura dei teschi negli ossari.
Nella ipogeo della chiesa si vede l’importanza del culto delle anime purganti. Tra i tanti teschi presenti in particolare c’è quello di una giovane donna Lucia, morta in circostanze ancora non chiare il giorno del suo matrimonio, il cui teschio collocato su un piccolo altare, è impreziosito di merletti a ricordo del velo da sposa, candele, numerosi regali e messaggi di coloro che vanno a farle visita. Un culto che per molto tempo è stato riconosciuto dalla Chiesa ma poi bandito dalla stessa perché a Napoli era diventato una vera “ ossessione”, l’adozione del teschio che non ha mai smesso di esistere, anche quando era stato bandito. Perché? Il rapporto tra il mondo dei vivi e dei morti attraverso l’adozione del teschio, ha dato la speranza al popolo che soffriva di fame, di carestie, di guerre di potersi riscattare attraverso questa “intermediazione”. La volontà di voler credere che in un altro luogo e in un'altra dimensione la sofferenza delle fiamme possa finire e tutto ritornare al suo posto attraverso un luogo sospeso tra le credenze e la speranza degli ultimi.

*Annamaria Porro. Guida turistica della Campania

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