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"Dal Mare Baltico al Mediterraneo" - Aspetti di storia europea tra i secoli XVII-XVIII. Il nuovo libro di Alfonso Tortora

01 Luglio 2025 Author :  

di Gerardo Sinatore* 

Un omaggio al Prof. Alfonso Tortora da un suo “discepolo”

Nel mentre siamo intenti ad interpretare la storia delle forme postmoderne del potere attuale che elegge gli stati d’emergenza a strumenti di legittimazione politica tra guerre ed evidenti ed “impunite” delegittimazioni del diritto internazionale, Alfonso Tortora propone il suo studio sulla “via svedese allo Stato moderno” (1) ovvero, le ripercussioni che la storia svedese ha generato negli equilibri europei tra il XVII e il XVIII secolo, al fine di mettere a disposizioni nuovi strumenti interpretativi e di rendere più “coerente” la lettura della storia contemporanea comprendendone meglio i suoi conflitti di “transizione”; infatti, questo nuovo studio analizza le basi evolutive dei sistemi di governo, tra spinte geo-economiche e processi interni politicoamministrativi, che favorirono un nuovo ordine collettivo e fecero del Regno di Svezia una grande potenza nord europea. Da professore universitario, da storico, filologo e da membro di una società libera come la nostra, Alfonso Tortora ha sentito il dovere di fecondare dibattiti, il diritto di alimentare domande ma soprattutto la responsabilità di far emergere la realtà dei fatti poiché la salvezza del futuro risiede proprio nelle “risposte” quando sono conformi alla verità storica.

Purtroppo, non raramente, la Storia ha socializzato sempre gli stessi punti di vista sfuggendo alla realpolitik delle élite e dell’establishment conformandosi ad esse che, come emerge sempre di più, sono l’effettivo portato storico di ogni conflitto. Mi sono appassionato a leggere o meglio a studiare questo suo lavoro intitolato “Dal Mare Baltico al Mediterraneo. Aspetti di storia europea tra i secoli XVII-XVIII” (2) che ritengo pregevole per una serie di motivazioni; infatti, oltre alle fonti esclusive e particolareggiate ho potuto apprezzare la raffinatezza con la quale entra delicatamente nelle “ragion di Stato” (Pufendorff) così anche la capacità di zoomare dal particolare al generale e viceversa, componendo un articolato pattern sotto il quale fa formicolare vicende politiche, economiche e religiose che affiorano nei punti nodali quali:

1- la Pace di Westfalia3 , che getta le basi per la costruzione degli “stati-nazione” (portando alla progressiva emancipazione delle minoranze religiose tra cui quella degli Ebrei, coinvolti incisivamente nel processo di modernizzazione) e pone fine alle lotte di indipendenza delle Province Unite (Paesi Bassi) dagli Asburgo di Spagna (4) ;

2- il Trattato di Utrecht del 1713, che sdogana il modello politico-economico inglese sul debito nazionale dando l’abbrivio alla prima forma di liberismo-consumistico (materialismo);

3- la Pace di Acquisgrana del 1748, che “sancisce” l’effettiva modernizzazione dell’Europa;

4- il Regno di Gustavo Adolfo II (1549-1632) Wasa, detto il Grande, che successe a suo padre Carlo XII nel 1611, dando inizio ad una politica imperialistica grazie alle misure interne economiche e politiche del suo cancelliere Axel Oxenstierna che guidò anche sua figlia Cristina. Gustavo Adolfo II, benché salito al trono 17enne, fu grande condottiero, introdusse un nuovo impiego delle armi da fuoco (bocche di fuoco) e formò un esercito, non più di mercenari, ma di Svedesi comandati da ufficiali selezionati. Morì in battaglia a 38 anni nel 1632.

Mi piace aggiungere, ma esclusivamente a titolo di spigolatura, che un suo discendente, Gustavo III, venne ucciso nel 1792 dall’ebreo Jacob Johan Anckarstrom durante un ballo in maschera e che Giuseppe Verdi da questo fatto di sangue trasse la sua opera “Un ballo in maschera”; questa opera doveva essere rappresentata al Teatro San Carlo di Napoli ma trovò l’opposizione severa dei Borbone che la ritennero oltraggiosa, pertanto venne eseguita al Teatro Apollo di Roma il 17 febbraio del 1859. In merito alla Pace di Westfalia, mi piace evidenziare che è ancora oggetto di indagine di studiosi di diritto internazionale e comparato che ne studiano le istituzioni che ne derivarono in quanto ritenute fondamentali nella storia del diritto d’Europa da farne una prefigurazione dell’attuale Unione Europea. Dal 1648, infatti - l’anno in cui la pace fu conclusa divenendo legge fondamentale del Sacro Romano Impero - la Dieta Imperiale di Ratisbona rappresentò il primo vero emiciclo dell’Europa moderna, dal momento che, come già notava Johann Jacob Schmauss: “Fremde Potenzen schicken auch fast bestaendig Gesandte zu den Reichstagen” cioè, “Anche le potenze straniere inviano quasi costantemente delegati alle (sessioni delle) assemblee imperiali” (5) .

È a Ratisbona che venne sancito l’accordo religioso temporaneo tra Carlo V d’Asburgo, difensore della fede cattolica, e i Luterani (l’Imperatore, aveva condannato Martin Lutero e le sue tesi con l’editto di Worms del 1521). In effetti, la Pace di Westfalia fu prodromica dell’avanzare dello Stato moderno definendo gli spazi del potere. Il nuovo principio di “sovranità” fece incetta di tutte quelle vecchie forze costituite dalle élite, dai poteri locali, dal clero e dalle associazioni che rivendicavano l’esercizio di un diritto autonomo.

Di questa nuova opera storico-sociopolitica ho ammirato anche il metodo con il quale Alfonso Tortora espone il potere politico delle flotte mercatili e quello finanziario delle banche analizzando i contesti neo-industriali del settore tessile, allora in mano esclusivamente agli ebrei, e quelli terrieri evidenziandone le asimmetrie tra rendite fondiarie e produttività agricole. Sulla trasformazione dei sistemi, non mancano riferimenti agli interessanti studi sul feudalesimo (e non soltanto) di Aurelio Musi, del Galasso e il suo concetto di “Stato-banca”, dell’Epstein, e le sue interazioni tra formazione dello Stato e sviluppo economico. Tra queste analisi rimbalazano le figure del banchiere sefardita Richard Cantillon, del veneto Morosini e dell’economista Jeremy Bentham, ideatore del materialismo utilitaristico.

Insomma, questa opera è simile ad un elegante broccato dove trama e ordito si incrociano mettendo in rilievo il passaggio forzoso delle economie tradizionali alle protoindustriali tra un (protezionistico) corporativismo locale ed un neocapitalismo aggressivo come quello sviluppatosi a Londra, Anvera, Lille, Amsterdam. “Modernizzazione” significava maggiori investimenti per una maggiore produttività; indebitamento e coinvolgimento dei ricchi banchieri nella produzione e nei commerci; creazione di una economia finanziaria a danno dei costi reali; indebolimento del protezionismo corporativista a favore dell’alienazione delle produzioni e dei commerci e tante altre cose che si avvertono attraverso le numerose fonti.

Alla serie di motivazioni che fanno di questo lavoro un importante documento, concorrono i rimandi al diritto romano, al diritto germanico e soprattutto a quello naturale (Grozio) ma sopra ogni cosa, gli “scavi” nel significato di “bene comune” e le sue interpretazioni morali, religiose ed economiche dei regnanti e potentati. Non mancano richiami, da uno dei massimi studiosi dei Valdesi che è Alfonso Tortora, ai movimenti confessionali utilizzati come strumenti di pressioni politiche, ed aggiungo: al fine di liberalizzare l’economia del commercio di mare e di terra, quali sono stati a fasi alterne gli stessi cattolici (uso politico della religione virgoletta come “impostura”), i luterani, gli “antagonisti” calvinisti molto più vicini ai mercanti e banchieri ebrei dei luterani come lo furono gli ugonotti nella prefase della Rivoluzione Francese dalla quale scturì la formazione di un nuovo ordine collettivo occidentale. Nel libro si trovano anche accenni di dibattiti sviluppati intorno all’etica ed alla morale cristiana ai fini della Storia tra l’”umanità” di Haller e la “società” di Rousseau. In vero, c’è molto di più e anche di altro, soprattutto nell’ambito squisitamente storiografico dove si alternano metodi e concezioni posti a confronto dai von Dalin, Pufendorff e Braccini, quest’ultimo con la sua valorizzazione del naturale rapporto etica-politica-religione, solo per fare qualche nome di storici raramente citati, e in quello del metodo storiografico che tiene conto delle fonti particolarmente attraverso le biografie.

Nel suo libro, Alfonso Tortora apre la sua analisi inizialmente panoramica e poi particolareggiata proponendo le raffigurazioni artistiche del pittore van Hulle, anzi direi “plastiche”, dei ritratti di personaggi che determineranno la Pace di Westfalia focalizzandosi subito sulla figura del cancelliere Axel Oxenstierna (1583-1654), un incrocio tra un Thomas Cromwell (1485-1540) e un moderno Kissinger (1923-2023) (6) ; su quella di Adolfo Gustavo II di Svezia, tutto onore e virtù, l’ultimo re della dinastia Wasa originata dal “Leone del Nord” ovvero dall’ardimentoso Gustavo Erikkson Wasa7 che governò dal 1523 al 1560 lasciando in eredità una nazione potente e centralizzata, introducendo la riforma protestante e trasmettendo il potere ai suoi discendenti attraverso l’atto parlamentare del 1544 che rese ereditaria la monarchia.

È proprio dai Wasa che si dipana la ricostruzione di Alfonso Tortora con la loro modernizzazione della Svezia attraverso la conquista del Baltico, considerato il “mare interno svedese”, l’ampiamento dei mercati e un nuovo asseto organizzativo sotto il profilo amministrativo, politico, strategico ed economico portato avanti dal cancelliere di Gustavo Adolfo II Wasa, Oxenstierna, poi cancelliere plenipotenziario della monarchia composita della regina Cristina (diventata presto orfana di Gustavo Adolfo II); gli anni 1645-1646 furono i più importanti di Cristina in quanto contribuirono alla fine della “Guerra (religiosa) dei 30 anni” che aveva quasi sgretolando l’impero tedesco attraverso le varie offensive intestine dei Principi contro gli Asburgo. Per lasciare spazio alle più alte considerazioni di accademici e di storici (professionisti) su questa che ritengo essere una preziosa opera sotto il profilo storiografico e (geo-)politico, concludo allertando i giovani sulla situazione mondiale invitandoli ad approfondire ogni aspetto delle informazioni correnti e della stessa Storia già studiata (e socializzata) poiché lo spazio semantico e valoriale è soggetto ad una continua sovriscrizione per influenzare le opinioni e la capacità di discernimento della realtà (verità storica). Pertanto, credo che sia indispensabile più che mai che ogni cosa venga approfondita e comparata, come è stato fatto in questo libro, perché solo così si può difendere il diritto ad esistere, storicamente e valorialmente, con dignità ed onore.

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1 Cit. di Aurelio Cernigliaro, storico del Diritto 2 Tortora, Alfonso, Dal Mare Baltico al Mediterraneo. Aspetti di storia europea tra i secoli XVII-XVIII, Laveglia & Carlone, Agropoli, 2025 3 firmata nel 1648. Essa pone fine alla Guerra religiosa dei 30 anni che coinvolge gran parte dell’Europa (con epicentro nel Sacro Romano Impero), dando inizio alla dissoluzione del “globalismo asburgico” (monarchia universale) attraverso il reciproco riconoscimento delle parti contraenti (come potenze centrali sovrane nell’ambito del proprio spazio di potere) e mettendo in atto un equilibrio di forze tra gli stati europei.

4 Guerra degli 80 anni (1568-1648)

5 https://www.dirittoestoria.it/16/contributi/Bussi-Mediazione-Repubblica-Venezia-pace-Westfalia.htm

6 Infatti, Henry Kissinger in Leadership. Sei lezioni di strategia globale, 2022, parla della Pace di Vestfalia arrivata dopo che l’Europa era stata devastata da una guerra durata 30 anni, iniziata nel 1618, che aveva opposto, con alleanze varie e cangianti, i popoli europei. La copertura formale di 30 anni di orrori, massacri, povertà e malattie, era il conflitto tra la religione cattolica, soprattutto rappresentata dalla Spagna e dall’impero Austro-ungarico e il più recente protestantesimo difeso dalla Svezia e dai principi tedeschi. Secondo gli studiosi del diritto internazionale quel documento (1648) segnò l’inizio di un ordine internazionale basato su stati sovrani. In realtà ci furono tre incontri, due a Munster (fra gli stati cattolici) e uno a Osnabruck (fra gli stati protestanti), ma quello che conta fu che essi videro la partecipazione di tutte le realtà belligeranti, anche per motivi religiosi, che in quel mondo lontano rappresentavano il governo e cioè il potere reale, su territori europei grandi e piccoli. Vi parteciparono infatti, in una situazione di strana parità, grandi regni, come la Francia, la Svezia, la Spagna e l’Impero Asburgico, ma anche le Province Unite (Paesi Bassi) che rappresentavano una forma di ‘federazione democratica’, nonché i principati tedeschi, realtà molto più piccole, ma strategiche. La pace di Westfalia ebbe un’influenza anche sulla condizione ebraica in quanto definì le basi per la costruzione di stati-nazione, che in seguito portarono alla progressiva emancipazione delle minoranze religiose, tra cui gli ebrei. 7 L’insediamento sul trono di Svezia di Gustavo I Wasa (1523-1560), segnò un profondo mutamento nella storia svedese. Appena eletto Re dai nobili del Paese, guidò la guerra contro la Danimarca, introdusse la religione luterana tra non pochi conflitti, incamerò i beni ecclesiastici e nel 1544 rese la Corona, ereditaria, a spese degli stessi nobili che l’avevano eletto. L’ingresso della religione luterana lo rese influente nell’area del mar Baltico e nella Germania settentrionale, conquistando aree della Prussia orientale e spingendosi sino nei pressi delle porte di Monaco di Baviera.

*Gerardo Sinatore

(scrittore e saggista)

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